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Stai sempre al cellulare? Sei un maleducato

È un mondo che cambia (vero) e noi dovremmo cambiare con lui, almeno un po’ (altrimenti sai che palle).
Solo su certe cose (quali?) siamo chiamati (da chi?) a mantenere la nostra coerenza e a rispettare i confini (in che misura?) degli altri.
Bene. Il tempo passato al cellulare rientra perfettamente nel classico terreno di scontro tra chi si evolve fin troppo e chi, talvolta con una certa ostinazione, difende le sane tradizioni e non si fida della tecnologia. Innanzitutto perché i cellulari sono diventati popolari soltanto dal 2000, e soprattutto perché la modalità del loro utilizzo è cambiata assai recentemente.

Tutta colpa degli smartphone, poveri smartphone. Per non menzionare i tablet, i pc portatili, mini e derivati.
D’altronde, nessuno ne hai mai regolamentato l’uso e ognuno, quindi, si autogestisce, litigate furibonde comprese, giustamente.
Ecco, dicevamo: “giustamente”. Come intendere questo avverbio quando si riferisce a questo genere di tecnologia?
Cosa è giusto fare fino che punto si può fare senza mancare di rispetto a nessuno?
Quante volte vi avranno detto o dato per sottinteso (come è successo me, ovviamente): “e staccati da quel cellulare”… e quante volte vi avranno fatto sentire in colpa maleducati per aver esagerato (e ripensandoci non avevate esagerato…).

Va da sé, a cena in famiglia o in coppia si sta insieme, e  non si dovrebbe stare al telefono… ma, alla fine, non succede nulla se devi guardare una cosa velocemente su internet… o devi scrivere un memo, altrimenti ti scordi.
Va da sé, durante una lezione o un meeting non si dovrebbe stare al cellulare… ma, alla fine, non succede nulla se usi uno smartphone o un tablet per prendere appunti al posto di un pc o un blocco di carta… non succede nulla… perfino in parlamento…
Va da sé, tra amici si sta in compagnia, scambiando parole… non di dovrebbe utilizzare un telefonino… ma, alla fine, non succede nulla se scatti un selfie, posti un pensiero su facebook, twitti, cerchi locali, pub o ristoranti.
Va da sé, al bagno o in solitudine ognuno può da sempre fare quello che vuole… quindi, alla fine, non succede nulla, a prescindere.

Voglio dire, dipende da cosa uno sta facendo con il cellulare e le circostanze in cui lo fa. Non è onesto criticare a prescindere.

Certo, se sei un bambino e non fai altro che avere in un mano uno smartphone, bisognerebbe intervenire (anche sul genitore che gliel’ha regalato). Se sei un adulto (magari genitore) e stai sempre insieme a uno smartphone, bisogna procedere con la separazione forzata (dallo smartphone).

Per tutto il resto, capiamo qual è l’uso corretto in base a professione e interessi (per esempio).

Non ci affidiamo con rigidità solo alle buone maniere, come se esistesse un galateo anche in materia, altrimenti rischiamo di attribuire alla tecnologia colpe non sue, o sue… ma non del tutto (come accaduto in passato con gli scacciapensieri, con gli scooter, con i videogiochi, con internet, con la TV).

Lasciamo che medici, psicologi, sociologici indichino la strada maestra per l’infanzia e diano consigli per l’adolescenza, mentre lasciamo che giudizio, libero arbitrio e senso della misura guidino le strade degli adulti.

Ho usato volutamente il plurale perché ogni adulto ha la sua strada. Non è corretto applicare una legge unica nè si può redigere un vademecum comportamentale valido per tutti.

Esiste un ambito business, uno familiare, uno personale e uno tra amici. Ognuno dovrebbe regolamentare il suo e dovrebbe farlo per ogni ambito, cercando affinità e compromessi, laddove possibile.

E ognuno, prima di giudicare, commentare e di bollare come “fissa” una passione, dovrebbe riflettere se la critica che si fa provenga piuttosto da una mancanza (di interessi) o dall’ignoranza (in materia).

Spesso si combatte ciò che si invidia o non si conosce.

Spesso (siamo alle solite) ci si guarda poco dentro e si danno le colpe fuori.

Spesso agli ultimi arrivati, poveri smartphone, poveri tablet. (Poveri noi.)

 

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