Mille negri non valgono un arabo
22/01/2009 - BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO – Ora accade che, nel medesimo periodo in cui Israele ha lanciato l’operazione “Cast Lead” in risposta ad una pioggia di razzi palestinesi che durava da otto anni, nel nord della Repubblica del Congo
BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO – Ora accade che, nel medesimo periodo in cui Israele ha lanciato l’operazione “Cast Lead” in risposta ad una pioggia di razzi palestinesi che durava da otto anni, nel nord della Repubblica del Congo i miliziani del LRA – finita l’operazione “Lightning Thunder” condotta contro di loro dalle forze congiunte di Uganda, Congo e
Sudan – abbiano deciso di festeggiare la Natività del Bambinello con eccessivo entusiasmo tanto che, secondo Human Rights Watch, il bilancio dei soli “Christmas massacres” (24 e 25 dicembre 2008) è di almeno 620 morti, 160 bambini rapiti e decine di migliaia di profughi sparsi per i monti circostanti. E sulla via del ritorno in Acholiland, per non farsi mancare niente, al conto se ne sono aggiunti un altro paio di centinaia abbondanti perché mille è un numero più facile da tenere a mente. Da dire, avendone voglia, ce ne sarebbe stato anche su questa vicenda, magari di più e meglio di quanto i nostri media abbiano fatto per Gaza.
CONFRONTI – Volendo fare un piccolo giochino, l’evento maggiormente riportato riguardo Gaza fra il 25 dicembre ed il 15 gennaio è stato la morte di 40 civili a causa di un proiettile d’artiglieria israeliano. Nel frattempo, nel villaggio di Doruma, 45 persone (donne e bambini inclusi) sono stati letteralmente squartati a colpi di machete mentre cercavano rifugio in una chiesa cattolica. Parti dei loro corpi sono state ritrovate intorno alla
chiesa e per tutto il villaggio. Ebbene, date le somiglianze e viste le linee di condotta che i media affermano di seguire, ci si sarebbe attesi una copertura mediatica simile per i due avvenimenti, se non una maggiore attenzione verso l’Africa. Anche perché, limitandosi soltanto alla cinica conta e alla valutazione della proporzione – come predica D’Alema – se a Gaza i due terzi delle vittime sono classificabili tra militari e paramilitari di Hamas, in Congo le vittime erano tutte civili. Invece, nulla di tutto questo: la copertura mediatica degli avvenimenti africani è stata quasi nulla, mentre giornali e teleschermi sono pieni del più piccolo particolare riguardo le operazioni a Gaza. Non si dispone di una statistica riguardante i media non anglofoni, ma Eli Bernstein ne ha compilata una riguardante quelli angloamericani. Quello che segue è il rapporto fra citazioni delle vicende africane e la crisi di Gaza ottenuto cercando su Google News le parole chiave indicate in tabella. Il rapporto “adjusted” – che possiamo anche ignorare perché il criterio è opinabile – corregge per il numero di civili coinvolti secondo i rapporti tra vittime civili e militari citati poco fa (un terzo a Gaza, 100 in Congo):
|
Coverage |
Ratio |
Adjusted |
|
Hamas: LRA |
67:1 |
202:1 |
|
Gaza crisis: Uganda crisis |
136:1 |
409:1 |
|
UN School bombing: Church Massacre |
242:1 |
807:1 |
THE END – E’ sicuramente vero che le azioni di uno Stato che si definisce democratico, quale quello israeliano,
vanno analizzate ed attentamente criticate anche quando si difende da un attacco esterno; che le iniziative di una democrazia vanno giudicate alla luce di uno standard più elevato rispetto a quelle di un gruppo di pazzi scatenati che accoppa bambini con tecniche degne di un mattatoio preindustriale e si diverte a spargerne intorno i resti. Tuttavia, la differenza rimane eclatante: di fronte a due tragedie quasi parallele, la comunità dell’informazione mondiale, normalmente pronta a sfruttare fino all’ultima goccia di sangue umano per catturare audience, ne ignora una e si dedica completamente all’altra: 807 morti africani non valgono l’attenzione dedicata ad un arabo? Verrebbe da parlare di razzismo, se non conoscessimo le impeccabili credenziali progressiste di gran parte della nostra stampa. Evidentemente, si tratta soltanto di un malinteso, non di discriminazione: non è perché sono neri, è perché stanno crepando senza che qualcuno, in Occidente, possa esserne ritenuto immediatamente responsabile.
(Ha collaborato Mauro Senzaterra)












“Fortunatamente, si sta cercando anche di mettere fine alla follia degli insediamenti abusivi dei coloni e forse si troverà un modo meno ottuso di fermare gli aspiranti terroristi suicidi”.
Cosa?!!
Falkenberg, le vogliamo dare le notizie oppure no? Ma pensi che i coloni siano gente che occupa come si fa qui a Roma o in Italia? Guarda che le case vengono costruite. Lo sai che dopo il disimpegno degli 8000 da Gaza i coloni in Cisgiordania sono aumentati di 14000 unità? Cioè gli 8000 di Gaza più altri 6000?! Era il 2005. Olmert non meno di sei mesi fa ha promesso 750 nuove abitazioni a Givat Ze’ev e in 53 insediamenti a Gerusalemme est (nodo cruciale) è partita la costruzione di 275 nuovi edifici.
Strano modo per affrontare la “follia” degli insediamenti.
Concordo sulla vergogna del silenzio africano.