Mille negri non valgono un arabo
22/01/2009 - Affamati di tragedie, pronti a volteggiare su ogni cadavere disponibile e, se non c’è, a farselo da soli, i media nostrani ignorano stranamente una delle più ghiotte tragedie umane attuali. Per spirito di servizio la segnaliamo noi e, poi, ognuno
Affamati di tragedie, pronti a volteggiare su ogni cadavere disponibile e, se non c’è, a farselo da soli, i media nostrani ignorano stranamente una delle più ghiotte tragedie umane attuali. Per spirito di servizio la segnaliamo noi e, poi, ognuno la pensi come gli pare.
Negli stessi giorni in cui il numero di vittime a Gaza raggiungeva quota mille, un conflitto molto simile si stava svolgendo in Africa, fra il generale disinteresse dei media: mentre gli abitanti di Gaza soffrivano il triste destino di essere impiegati come scudi umani da Hamas
, un altro gruppo di civili in Africa subiva perdite identiche, ma in maniera ancora più cruenta. Però, siccome il principale gruppo di guerriglieri attivo in Uganda, il Lord’s Resistance Army, o LRA, preferisce impiegare il machete al posto dei razzi artigianali e dei mentecatti imbottiti di tritolo, fa meno rumore anche in tivvù e sulla carta stampata. Naturalmente, il conflitto a Gaza ha sottratto alle stragi in Uganda e nella Repubblica del Congo le luci della ribalta perché, dalle nostre parti, la diatriba territorial-politico-religioso-ideologica che si svolge sulle sponde orientali del Mediterraneo garantisce da sempre un’audience che il Grande Fratello se la sogna. Tuttavia, il silenzio dei media nei confronti della versione centrafricana della premiata macelleria del Vicino Oriente resta abbastanza inspiegabile perché non soltanto i numeri sono molto simili, ma anche i gruppi terroristici coinvolti mostrano somiglianze notevoli. A voler essere complottisti, come certi giornalisti di casa nostra che son sempre pronti a vedere Grandi Vecchi e Servizi Onnipotenti ovunque, si potrebbe sostenere che ciò che cambia fra i due conflitti è l’assenza di giudei da screditare e di nemici giurati dell’Occidente le cui ragioni hanno sempre qualcosa di profondo che deve far riflettere la nostra stanca civiltà. Ma andiamo con ordine.
GOTT MIT UNS – Capo del LRA è Joseph Kony, cugino nientemeno che di Alice Lakwena, già condottiera dello Holy Spirit Movement e oggi accolta in gloria nell’Aldilà: insomma, gente che l’alto dei cieli lo frequenta parecchio, tanto che Kony stesso ha rivelato di aver avuto l’incarico di costituire la sua teocrazia fondata sulla Bibbia da Dio in persona. Mutatis mutandis, una riedizione a budget ridotto delle performance oratorie di Ismail Haniyeh, capo di Hamas e Gran Confidente di Allah dal quale, non più tardi di qualche giorno fa, ricevette assicurazioni in
merito alla prossima vittoria a Gaza. Considerando che, da statuto, Hamas ha l’obiettivo di costituire una teocrazia (daje) islamica fondata sul Corano (aridaje), si può tranquillamente affermare che le due organizzazioni un pochetto si somiglino. Anche nei metodi un tantino spicci che usano per “difendere” i popoli oppressi che su di loro “fanno affidamento” in cerca di emancipazione. Dei Palestinesi sappiamo praticamente tutto, ma sfido chiunque a dare ragguagli sugli Acholi, minoranza etnica che prova a sopravvivere alla meno peggio tra il nord dell’Uganda e il sud del Sudan. Si tratta di poco meno di 2 milioni di persone che vorrebbero starsene in pace per fatti loro, ma si trovano nella poco invidiabile condizione di dover subire le rappresaglie del governo di Museveni il quale, periodicamente, organizza un safari in cerca dei miliziani cattolici. Ma mica finisce qua perché, livelli tecnologici a parte, tra le due sciagure umane e umanitarie esistono altre somiglianze talmente lampanti che, se giustamente propagandate tra i virtuosi dell’indignazione, dovrebbero garantire un’ottima alternativa al serial più proiettato del secolo.
GOCCE D’ACQUA – Potessimo limitarci ad osservare una certa par
anoide somiglianza tra tutte le associazioni che pretendono di coltivare rapporti privilegiati con l’Ultraterreno, sarebbe quasi normale liquidare la faccenda come una curiosa coincidenza buona a far contenti gli appassionati di statistica. Invece, le similitudini non si fermano qua. Per esempio, e senza essersi mai telefonati prima, sia LRA sia Hamas hanno rifiutato offerte di pace ed un accordo negoziale con una nazione alleata degli USA e, in generale, dell’Occidente. Di più: sia i leaders di Hamas sia Kony e compari sono
nell’elenco delle persone i cui beni sono congelati e sequestrabili dal Tesoro USA. La sceneggiatura, ovviamente, non basta a farne una tragedia di successo perché le coscienze dei Santoro hanno bisogno di roba molto più forte per turbarsi. Eppure, anche in questo caso, ce ne sarebbe a iosa di sangue da dare in pasto ai piromani da corteo o ai fedelissimi del qualunque mezzo e del qualunque costo. Specie di quel sangue, reale e metaforico, che versano i bambini nei confronti dei quali le due milizie hanno rapporti non proprio delicati. Se Hamas, come Hezbollah del resto, li ha impiegati senza imbarazzi quali scudi umani e li sottopone ad un incessante indottrinamento al fine di ricavarne miliziani e potenziali “martiri“, l’esercito di psicopatici guidato da Kony, che nei 20 anni di conflitto di bambini ne ha sequestrati circa 22 mila per farne soldati e schiave del sesso, non disdegna di usarli direttamente come bersagli.












“Fortunatamente, si sta cercando anche di mettere fine alla follia degli insediamenti abusivi dei coloni e forse si troverà un modo meno ottuso di fermare gli aspiranti terroristi suicidi”.
Cosa?!!
Falkenberg, le vogliamo dare le notizie oppure no? Ma pensi che i coloni siano gente che occupa come si fa qui a Roma o in Italia? Guarda che le case vengono costruite. Lo sai che dopo il disimpegno degli 8000 da Gaza i coloni in Cisgiordania sono aumentati di 14000 unità? Cioè gli 8000 di Gaza più altri 6000?! Era il 2005. Olmert non meno di sei mesi fa ha promesso 750 nuove abitazioni a Givat Ze’ev e in 53 insediamenti a Gerusalemme est (nodo cruciale) è partita la costruzione di 275 nuovi edifici.
Strano modo per affrontare la “follia” degli insediamenti.
Concordo sulla vergogna del silenzio africano.