I crimini di Shell nel delta del Niger

03/10/2011 - Un rapporto rivela come la società petrolifera pagasse le bande rivali fomentando la violenza e rendendosi complice di massacri e torture E’ un rapporto della credibile associazione non governativa Platform London a tornare sul problema dei crimini e delle violazioni

     
 

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Un rapporto rivela come la società petrolifera pagasse le bande rivali fomentando la violenza e rendendosi complice di massacri e torture

E’ un rapporto della credibile associazione non governativa Platform London a tornare sul problema dei crimini e delle violazioni dei diritti umani perpetrate dalle compagnie petrolifere – soprattutto, la Shell – nel delta del fiume Niger, area dell’Africa fra le più ricche di petrolio e dunque preda ghiotta per le rapaci multinazionali del greggio. Che, in linea di massima, difficilmente si fanno problemi a giocare con regole non pulitissime, soprattutto in zone funestate da lotte tribali, bande armate, degrado e sottosviluppo.

SOLDI SPORCHI – La Nigeria è un paese con meno di 3mila dollari di prodotto interno lordo pro capite e 142mo fra i paesi del mondo per indice di sviluppo umano. Come a dire, ha già i suoi bravi problemi: senza che la Shell debba impegnarsi per peggiorare una situazione che probabilmente ha anche contribuito a causare.

Shell ha finanziato il conflitto armato in Nigeria pagando centinaia di migliaia di dollari per far scontrare gruppi militari, secondo un’indagine effettuata dal gruppo di controllo dell’industria del petrolio, chiamato Platform, e da una coalizione di ONG. Il gigante del petrolio sarebbe implicato in un decennio di abusi di diritti umani nel delta del Niger, secondo lo studio, che afferma come pagamenti di routine esacerbassero la violenza locale, in un caso portando addirittura alla morte di 60 persone e alla distruzione di un’intera città.

Ovviamente la società del petrolio nega ogni implicazione e cita il proprio rapporto interno sui diritti umani in Africa, aggiungendo comunque che farà tesoro di ogni consiglio e osservazione. Il problema è che il rapporto di Platform è molto duro.

Questo rapporto dimostra che:
La vicinanza di Shell con le truppe nigeriane espone la compagnia ad accuse di complicità nelle uccisioni sistematiche e nella tortura di cittadini. Le testimonianze e i contratti visti da Platform implicano che la Shell abbia regolarmente assistito militanti armati con pagamenti generosi. In un caso del 2010, Shell avrebbe trasferito oltre 159mila dollari ad un gruppo credibilmente legato alla violenza paramilitare.
Lo scarso impegno sociale della Shell avrebbe portato danni anche maggiori, incluso un incidente che avrebbe fermato un terzo della produzione di petrolio della Shell nell’augusto 2011.
Nell’assenza di supervisioni o controlli, i contraenti di Shell, incluse le multinazionali Halliburton, Daewoo e Saipem, avrebbero replicato gli errori di Shell.

Il Guardian riporta le testimonianze dei militari coinvolti nei traffici della Shell: i racconti sono molto precisi.

LE TESTIMONIANZE – Sono storie di armi, di soldi sporchi usati per finanziare conflitti etnici, in un paese in cui, come altri in Africa, le bande militari le fanno da padrone: anche arrivando a controllare le infrastrutture di distribuzione del petrolio. La banda militare arriva e prende il controllo di una zona, chiedendo un sostanzioso riscatto. Shell paga, senza troppi problemi.

Un membro di una gang, Chukwu Azikwe, dice a Platofrm: “Siamo stati pagati e con quei soldi compravamo munizioni, abbiamo comprato questo proiettile ed ogni altra cosa che ci serviva per mangiare e portare avanti la guerra”. Racconta di come la sua gang abbia vandalizzato le tubazioni della Shell. “E loro pagavano il riscatto. Alcuni di loro, quelli del managment, portavano fuori i soldi, lasciavano i soldi in contanti proprio qui”.

Poi arriva un’altra banda, e un’altra, e un’altra: Shell al minimo segnale paga, paga tutti, e con quei soldi si perpetra il meccanismo della guerra delle gang in Nigeria.

Platform sostiene che era altamente probabile che la Shell sapesse che migliaia di quei dollari pagati ogni mese fossero usati per sostenere l’aspro conflitto. “Gang armate provocavano le battaglie per l’accesso ai soldi del petrolio, che Shell distribuiva a qualsiasi gang controllasse l’accesso alle sue infrastrutture”.

Il rapporto è ampio e dettagliato, e riporta i casi delle torture e uccisioni in Ogoniland nel 2009, Kolo Creek nel 2010, Oru Sangama nel 2004 e, soprattutto, Rumuekpe.

Rumuekpe è “l’arteria principale delle operazioni orientali di Shell negli stati del fiume”, con circa 100mila barili di petrolio al giorno, circa il 10% della produzione di Shell nel paese. Shell distribuì “fondi di sviluppo comunitari” e contratti attraverso Friday Edu, un giovane leader in contatto con Shell, con un accordo esclusivo che ingigantì il rischio di tensioni e conflitti.

SHELL NON CI STA – Concludono il rapporto almeno 4 pagine di raccomandazioni: al governo nigeriano, alla Shell, ai contraenti, al Parlamento della Nigeria e agli azionisti. Tre i punti su cui concentrarsi, per l’azienda del petrolio: sicurezza, trasparenza, ambiente: come abbiamo già visto però, per la Shell, molto poco di quanto Platform scrive sarebbe da considerarsi veritiero.

“Abbiamo ampiamente riconosciuto che i pagamenti – legittimi – che facciamo ai contraenti, come anche gli investimenti sociali che effettuiamo nella regione del Niger, possano causare frizioni fra e nelle comunità. Ciononostante, lavoriamo duro per assicurare una equa e giusta distribuzione dei benefici della nostra presenza. In confronto dell’alto tasso di violenza criminale nel delta del Niger, il governo federale, proprietario delle infrastrutture del petrolio, distacca forze di sicurezza governative per proteggere persone e beni. Perciò, chi sostiene che la Shell diriga o controlla attività militari sbaglia del tutto. E’ spiacevole che Platform abbia recuperato varie vecchie questioni, alcune delle quali insussistenti e altre dimostrate come inaccurate, perché facendo così oscura il buon lavoro che ha svolto per molti anni. In ogni caso, esamineremo con cura le raccomandazioni”

Così parla un portavoce di Shell.

     
 

4 Commenti

  1. stefano il "Rieducatore" scrive:

    Dai, Giornalettismo, non diamo i numeri……3 mila dollari di PIL……???….

  2. Sandro kensan scrive:

    Mi viene in mente che in Libia abbiamo defenestrato Gheddafi per fare la stessa cosa della Nigeria. Siamo proprio democratici.

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