La sinistra nel caos. Anche in Germania

21/01/2009 - Se il PD barcolla come un pugile suonato nemmeno gli omologhi stranieri stanno tanto bene: sono lontani i giorni di gloria della SPD tedesca, trascinata nell’abisso elettorale da una improbabile alleanza con i postcomunisti. Quanto basta per tenere a galla

     
 

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Se il PD barcolla come un pugile suonato nemmeno gli omologhi stranieri stanno tanto bene: sono lontani i giorni di gloria della SPD tedesca, trascinata nell’abisso elettorale da una improbabile alleanza con i postcomunisti. Quanto basta per tenere a galla i cristiano democratici

In Hessen Roland Koch torna al potere dopo un anno di psicodramma socialdemocratico. Il crollo della SPD determina subito le dimissioni della leader socialdemocratica Andrea Ypsilanti, la donna che ha paralizzato le istituzioni del Bundesland di Francoforte per un anno. Poco meno di un anno fa le regionali dell’Hessen si conclusero con un nulla di fatto. Il padre padrone della Cdu, il conservatore Koch, aveva perso molti voti ma per qualche migliaio di schede era riuscito a confermare il suo partito al primo posto.

PSICODRAMMA SOCIALDEMOCRATICO – Alla Spd e ai Verdi mancavano 5 seggi per formare un governo, e i 6 mandati dei postcomunisti della Die Linke, che aveva superato lo sbarramento di un misero 0,1%, hanno generato uno straziante dibattito a livello regionale e federale. Il leader dei socialdemocratici dell’Hessen, Andrea Ypsilanti, capo corrente dell’ala radicale del partito, era intenzionata a governare coi post-comunisti, una scelta osteggiata dal presidente della Spd tedesca, Kurt Beck. Beck si rimangiò la parola sull’accordo con la Die Linke, e il voltafaccia portò ad un crollo demoscopico del partito a livello nazionale. Scioccati da sondaggi a dir poco sconfortanti a poco più di un anno dal rinnovo del Bundestag, i big della Spd hanno imposto il ritorno degli schroederiani al potere. Franz Muentefering è stato richiamato alla guida del partito e lo storico collaboratore di Schroeder, l’attuale ministro degli Esteri Steinmeier, è diventato il candidato cancelliere alle federali 2009. Il prezzo da pagare alla sinistra del partito, esclusa dal vertice, fu il governo coi post-comunisti in Hessen. Ypsilanti ha provato a formare un gabinetto di minoranza con i Verdi e il sostegno esterno della Die Linke, ma quattro consiglieri regionali dell’ala moderata della Spd hanno fatto fallire questo progetto. Lo psicodramma socialdemocratico avveniva mentre il grande sconfitto Koch continuava a governare con un esecutivo tecnico, permesso dalla Costituzione del Bundesland in caso di mancata fiducia di un nuovo gabinetto, e mentre la Germania iniziava a subire i primi contraccolpi della crisi di Wall Street.

UN COMPLETO DISASTRO – Dopo il fallimento del primo governo appoggiato dai postcomunisti nella Germania occidentale, la sfiancata Andrea Ypsilanti ha deciso di non presentarsi più come candidato presidente. L’ingrato compito è toccato al carneade Thorsten Schäfer-Gümbel, giovane consigliere regionale che aveva il vantaggio, rispetto agli altri big socialdemocratici, di non essere stato coinvolto in prima persona nello scontro fratricida che ha squassato la Spd dell’Hessen per un anno intero. Schäfer-Gümbel ha puntato moltissimo sul Web 2.0 nella campagna elettorale, una scelta innovativa però sostanzialmente ininfluente vista la drammatica situazione di partenza. Le elezioni di domenica 18 gennaio si sono rivelate disastrose per i socialdemocratici, che hanno perso ben 13 punti percentuali, sprofondando così al peggior risultato mai ottenuto nella storia del partito in Hessen. Roland Koch guiderà di nuovo un governo politico grazie al boom dei liberali, che hanno raddoppiato la percentuale ma non i numeri assoluti. La partecipazione al voto è diminuita di 4 punti, e alla prima analisi del voto pare evidente come la maggiore astensione abbia avuto un carattere selettivo, avendo penalizzato in particolar modo i socialdemocratici. Un po’ di consensi in uscita dalla Spd sono stati intercettati dai Verdi, che hanno ottenuto un ottimo risultato, mentre molto deludente è stato il voto della Die Linke, che ha superato lo sbarramento del 5% ancora una volta per pochissimi voti. Il naufragio della Spd ha provocato le immediati dimissioni di Frau Ypsilanti dal vertice della Spd dell’Hessen, arrivate dopo una manciata di minuti dalla chiusura delle urne. La scelta della Ypsilanti è stata caldeggiata in maniera clamorosa dal ministro delle Finanze Peer Steinbrück, figura di riferimento della corrente moderata del partito. A Wesel, durante un’iniziativa pubblica, Steinbrück ha richiesto ancora prima della chiusura dei seggi le dimissioni di chi aveva condotto il partito ad un simile disastro, annunciato da tutti i sondaggi.

LUCI E OMBRE NELLA CDU – Le convulsioni weimariane della socialdemocrazia hanno permesso dunque a Roland Koch di ottenere una nuova chance di governo, una possibilità che sembrava fantascienza solo un anno fa. Dopo la campagna elettorale del 2008, condotta ai limiti della xenofobia, Koch sembrava ormai aver perso sia il dominio nel partito regionale sia la sua notevole influenza nazionale. Nell’ultimo anno il leader della Cdu ha però mutato ancora una volte pelle, e si è presentato negli ultimi mesi come l’unica personalità di spicco ad avere l’autorità e la calma per governare il Bundesland. La maschera alla Helmut Kohl, dopo aver quasi giocato all’Haider tecnocratico, non ha in realtà giovato molto ai democristiani, che hanno perso voti in favore dei liberali. La Cdu tira però un sospiro di sollievo, perché dopo il disastro della roccaforte bavarese un nuovo passo falso avrebbe fortemente danneggiato all’immagine della cancelliera Merkel, messa in discussione da media e analisti per le incertezze mostrate dopo il collasso dei mercati finanziari. Nel primo appuntamento del superanno elettorale c’è per la Bundeskanzlerin anche la buona notizia del netto rafforzamento dei liberali, i partner preferiti per la prossima coalizione di governo, una conseguenza sicuramente inattesa alla luce della recessione che ha colpito la Germania e la sua fiducia nel capitalismo. Nonostante le forti critiche ricevute a livello nazionale e internazionale per la timida risposta alla crisi economica, la Cdu ha tenuto sostanzialmente le posizioni. L’altro partner dell’ormai esaurita Grosse Koalition federale può invece trovare una magra consolazione nel mancato aumento della Die Linke, assai temuto in un simile clima di pessimismo sociale. Se l’eco di queste consultazioni si sentirà a Berlino, le vicende locali dell’ultimo anno, talmente tragicomiche nel loro caos autodistruttivo da ricordare la repubblica di Weimar, sono state sicuramente il fattore determinante di questa tornata elettorale.

     
 

5 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    Die Linke avrebbe potuto essere la strada da battere anche in Italia per dare un senso a quel 4-5% che non è più in parlamento. Certo, se non va bene nemmeno in Germania…

  2. Fabio scrive:

    Bnvenuto ad Anrea innanzi tutto.
    Poi, pensando alle speranze che tutti coltivavano in eurolandia, verso la “nuova Tatcher” della zona euro e vedendo invece la triste discesa che sta prendendo, mi chiedo se tutti i giovani di belle speranze, non siano solo un modo per “consolarci”… anche oltre oceano…

  3. marcus scrive:

    i coministi non sono + i benvoluti, perchè praticano cattivi pensieri, sempre quelli vecchi stalinisti di una volta.bisgna farsene uan ragione e ritirarsa in buon ordine…

  4. Caos germanico scrive:

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  5. schatten scrive:

    Gergorj, il fatto e’ che die Linke ha all’interno persone geniali e perbene come Gysi, come pure gente che nella DDR appoggiava la Stasi, e questa alleanza un partito come la SPD, che al tempo del muro combatteva contro il regime, non poteva permetterselo.Tuttavia ci ha provato,ma senza troppa convinzione e anzi con i contorcimenti e i distinguo tipici della sinistra attuale che noi in Italia ben conosciamo.La SPD e’ stata grandemente penalizzata proprio per il suo atteggiamento ambiguo nei confronti di die Linke. Detto questo, visto che in Italia la sinistra non mi pare si sia mai macchiata del disonore di far parte di un governo simile a quello della DDR, non vedo davvero nessun motivo per cui il PD non avrebbe potuto fare un alleanza cazzuta con la sinistra. Aspetta, azzardo un’ipotesi: il richiamo del Vaticano? La consapevolezza che l’Italia e’ un paese irrimediabilmente fascista, conservatore, razzista e omofobo, e qualsiasi progetto politico che non preveda l’appiattirsi su questi valori cosi’ italici, non avrebbe alcun successo?

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