“Mi hanno rubato l’iPhone, ora non sono più lo stesso!”

27/09/2011 - Il grido di dolore del giornalista di Libero Ci sono disgrazie maggiori nella vita, d’accordo. Ma il povero Francesco Borgonovo di Libero evidentemente ci teneva davvero tanto, se deve vergare un’intera paginata con richiamo in prima per raccontarci che gli

     
 

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Il grido di dolore del giornalista di Libero

Ci sono disgrazie maggiori nella vita, d’accordo. Ma il povero Francesco Borgonovo di Libero evidentemente ci teneva davvero tanto, se deve vergare un’intera paginata con richiamo in prima per raccontarci che gli hanno rubato l’iPhone e adesso si sente davvero depresso:

La mia vita, invece, pesa esattamente 137 grammi. Cioè quanto l’Ipho – ne 4 che qualche sera fa, a Milano,mi è uscito dalla tasca per finire nelle mani sbagliate. D’un colpo, gli impalpabili byte di memoria occupati dalle mie fotografie, dei miei sms, dalle email sono diventati gravosi come blocchi di marmo: ho perso il cellulare, e qualcuno si è ritrovato in possesso delle password necessarie per scaricare, copiare, clonare la mia esistenza. Occhi alieni si sono insinuati come un virus nel mio privato, assistendo comodamente seduti in poltrona a un reality show. Con la particolarità che il protagonista ero io, e non mi è piaciuto affatto.

Il giornalista racconta quello che gli sta accadendo:

Ho scoperto, leggendo Repubblica, che esiste una pratica chiamata lifelogging. Consiste nel filmare e documentare ogni momento della giornata tramite uno smartphone, uno dei tanti telefonini dotati di telecamera, registratore vocale, accesso a internet e quant’altro. Viene utilizzata anche per i malati d’Alzheimer, in modo che possano ricostruire la propria vita passo passo. Inconsapevolmente, ho fatto la stessa cosa. Da quando ho acquistato quell’aggeggino nero e lucidonon ne posso fare a meno. Mi permette in ogni istante di spalancare il mondo intero e di guardarci dentro. Nietzsche ghignerebbe sotto i baffoni se sapesse con quale grottesco ribaltamento il mondo lì fuori ha guardato dentro di me, effettuandomi un’autopsia emotiva delle più dolorose. Ho capito che quando, a intervalli regolari durante la giornata, svolgiamo un’accurata autoperquisizione in tutti gli anfratti degli abiti, non stiamo cercando un marchingegno che ci consente di telefonare: stiamo controllando di avere ancora addosso l’hard disk esterno in cui è conservata gran parte di noi e dei nostri sentimenti.

E’ il caso di dirlo: il terrore corre sul filo:

L’uomo che ha trovato (o, chissà, mi ha sottratto) il telefono ha potuto scoprire il mio nome. Ha visto le immagini della mia faccia, i volti di amici e familiari. Ha scorso la mia rubrica e ha capito che lavoro faccio, che cosa penso dei colleghi, quali cose mi fanno ridere e quali mi commuovono, quali sono i miei orari. Ha appreso quale musica mi piace, e magari si è pure divertito a ridacchiare: «Ma cosa ci fanno le canzoni di Nilla Pizzi qui dentro?». Sassolino dopo sassolino, dato dopo dato, ha disegnato il mio identikit, mi ha aperto la testa e il cuore e ha rovistato per cavarne qualcosa. Certo, avrei potuto essere più prudente, ma di fronte a un professionista codici e programmi di sicurezza si dissolvono senza troppa difficoltà. Un tempo, forse, avrei documentato le mie serate scattando Polaroid da mettere al sicuro inuncassetto. Ma ho il cellulare a disposizione. Cinquant’anni fa, avrei spedito lettere ai conoscenti. Tuttavia ho mandatomessaggidi testo,eperl’alie – no che si è impossessato del mio Iphone, leggerli è stato come sbobinare le intercettazioni che ora vanno per la maggiore. Ma, come sempre accade a chi spia e dallo stretto della serratura scorge solo un briciolo della verità, lo Sconosciuto si è costruito un’immagine completamente falsata della mia esistenza. E per restituirmela intendeva estorcermi denaro.

E si tinge di giallo:

Ho ricevuto una chiamataanonima il giorno dopo aver smarrito il cellulare. Una voce straniera mi chiamava per nome, mi trattava quasi come se mi conoscesse da sempre, e in qualche modo era davvero così. Mi hanno spiegato che cose del genere accadono spesso: si sottraggono effetti personali, poi si chiedono soldi per ridarli ai legittimi proprietari. Si chiama «cavallo di ritorno». La tentazione immediata è stata quella di accettare: bastardo, ridammii miei amici, i miei affetti, i miei pensieri, imiei momentifelici. Si sarebbe disposti a pagare qualsiasi cifra.

Una tragedia indicibile:

Sono andato al commissariato più vicino a raccontare l’accadu – to: ero unuomonudoche vaadenunciare il furto degli abiti, ma nel frattempo nessuno gli offre uno straccio per coprirsi. L’agente batteva sui tasti e avrei voluto gridargli «per Dio, si sbrighi, ma non capisce la gravità della situazione?». Il ratto della mia vita era ordinaria amministrazione, burocratica rassegnazione. Inevitabile, per chi ogni mattina affronta decine di casi identici.Ma ame avevanorubatouno spicchio di anima,come facevo a spiegarglielo?

Siccome i lettori sono impressionabili, interrompiamo qui il racconto e lo sintetizziamo. Chi ha ritrovato l’iPhone di Borgonovo gli ha proposto un riscatto-ricompensa, lui ha accettato pagando qualche centinaio di euro ma ha anche chiamato la polizia che ha catturato i due ricattatori, i quali nel frattempo si erano segnati i numeri della rubrica, tra cui quello di Lele Mora e il recapito di Berlusconi segnato ad Annozero. E infine, la chiosa:

Il giorno seguente, questa vicenda è stata raccontata ai cronisti di nera milanesi, omettendo i nomi dei protagonisti. L’interven – to di quei poliziotti straordinari, che chiunque dovrebbe incontrare per capire quali professionisti popolino le Questure; la mia angoscia e il mio piccolo dramma erano condensati in tre righe stringate, che quasi nessun giornale ha pubblicato. Dopo il peso, ho potuto anche conoscere il valore della mia vita: una breve in cronaca.

     
 

15 Commenti

  1. ARA scrive:

    Poverino!Gli hanno rubato l’iPhone,scrive per Libero,beh….il destino è veramente crudele eh!!

  2. cristian scrive:

    ma soprattutto, dove minchia è finita più sicurezza per tutti? una guardia di città ad ogni angolo delle strade? dovè il padrone che doveva ridurre la criminalità? è sicuramente colpa di prodi.

  3. unknow scrive:

    ma mettere il programma che blocca l’iphon con un sms no eh?cazzo lo compri se manco lo sai usare -.-”

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