Garanzie d’insuccesso

19/01/2009 - UNA QUESTIONE DI FIDUCIA – In secondo luogo, la nazionalizzazione non risolverebbe necessariamente il problema più pressante, perché impedisce il ritorno della fiducia e quindi la propensione degli investitori ad investire di nuovo risorse nel settore finanziario: l’effettiva redditività del

     
 

di

UNA QUESTIONE DI FIDUCIA – In secondo luogo, la nazionalizzazione non risolverebbe necessariamente il problema più pressante, perché impedisce il ritorno della fiducia e quindi la propensione degli investitori ad investire di nuovo risorse nel settore finanziario: l’effettiva redditività del settore, al netto della sopravvalutazione degli attivi. Chiediamoci perché, se il mercato rifiuta di prestare alle grandi banche, i governi dovrebbero farlo, in maniera ripetuta, aspettando che il management si decida finalmente a fare pulizia in maniera talmente drastica da convincere il mercato che adesso i bilanci sono stati ripuliti da ogni eccesso.  Gli investitori non si rifiutano di intervenire soltanto per il rischio di nazionalizzazione, ma soprattutto per l’incertezza su ciò che è contenuto nei bilanci. Trovare il vero valore dell’attivo bancario è prioritario e  nel caso tale valore fosse inferiore al valore delle passività, esistono già numerosi strumenti per evitare una crisi sistemica. Si proceda ad  un commissariamento, che salvaguardi le attività fondamentali e permetta di chiarire quali ristrutturazioni di bilancio necessarie: già tutt’ora,  le banche non falliscono, vengono prese in cura dalle autorità monetarie. Una procedura concorsuale, per quanto traumatica, ridurrebbe grandemente i rischi e permetterebbe di ripartire da capo, su basi realistiche , oltre a garantire  una ristrutturazione meno politicizzata di un intervento diretto dello Stato.

CIRCOLO VIZIOSO – Il terzo problema è di natura più strutturale: anche se per miracolo l’intero mondo bancario venisse risanato e la redditività si stabilizzasse a livelli accettabili, il settore sarebbe comunque profondamente distorto e di nuovo a rischio dell’ennesimo ciclo di euforia e crisi. La motivazione deriva nella natura del patto faustiano, fra governi e banchieri, nei quali anche le migliori amministrazioni sarebbero intrappolate: il sistema bancario, ossia le organizzazioni burocratiche che gestiscono il credito, vengono implicitamente garantite da governi e banche centrali, in cambio di una pesante regolamentazione e della cosiddetta “moral suasion”,  ossia  obbedire agli ordini di scuderia in tema di politica monetaria e di credito.  Una banca nazionalizzata avrebbe lo stesso problema, aggravato dal fatto che le pressioni ad estendere credito in maniera eccessiva (anche qui, l’Italia degli anni ’70 ed ’80 fornisce anche troppi, tristi esempi) arriverebbero direttamente dall’azionista pubblico e sarebbero di conseguenza irresistibili. Diremmo addio, quindi, anche alla parodia di mercato nel credito; sarebbe una scelta onesta, ma che distruggerebbe definitivamente ogni speranza di creare un  sistema razionale per dare un prezzo ad uno degli elementi essenziali di una economia libera.

Visto dove siamo arrivati, è ovvio che sarebbe stato meglio lasciar fallire le prime banche ad avere problemi, invece di gettare somme sempre più grandi nel calderone, senza alcun effetto.  La paura si risolve portando allo scoperto i problemi, non nascondendoli sotto  la coperta troppo corta delle assicurazioni di quegli stessi  governi e regolatori che hanno contribuito alla crisi. Iniettare una ulteriore dose di statalismo,  nazionalizzando le banche  in maniera esplicita oppure garantendone l’attività ed i pagamenti, rischia di non risolvere il problema, ma semplicemente di aggiungere un altro livello di irresponsabilità a quelli già esistenti.

     
 

12 Commenti

  1. icy scrive:

    Piccolo appunto critico. Visto dove siamo arrivati sarebbe stato meglio lasciare fallire le banche, ok, ma partendo da dove siamo arrivati come ci si tira fuori senza rimetterci le penne ?

  2. Enrico scrive:

    Se lo sapessi probabilmente lavorerei al ministero…
    Devo essere sincero? Secondo me non ci si esce senza lasciarci le penne. Abbiamo strutturato le nostre economie su qualcosa che non esiste ora dobbiamo ritarare tutto da capo. Certo, se invece che lasciar sbollire la situazione i governi incentivano il modo di vivere che avevamo prima nulla cambierà e si rimanderà il problema alla prossima crisi.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie