L’intervento statale nel settore finanziario in crisi, mediante massicce iniezioni di denaro pubblico o la nazionalizzazione, non sembra essere la soluzione al problema, avendo come unico effetto quello di ritardare collassi ormai inevitabili.
Il governo USA ha deciso di lanciare l’ennesima cortina fumogena e una camionata di denaro pubblico in difesa del settore finanziario; i mercati festeggiano lo scampato pericolo e le nuove garanzie da 120 miliardi, ma per vedere come rischia di andare a finire è sufficiente vedere cosa è successo quasi contemporaneamente in Irlanda,
dove il governo si è trovato costretto a nazionalizzare Anglo Irish Bank, per evitare che le garanzie prestate venissero esercitate.
GARANZIE “INVISIBILI” – Il giorno stesso in cui il Senato USA ha deciso di non opporsi alla seconda tranche dei 700 miliardi del fondo di salvataggio per le banche americane, è stato annunciata la nuova, gigantesca ciambella di salvataggio per Bank Of America, per cui si sussurrava di difficoltà legate alle acquisizioni di Countrywide e Merrill Lynch. Il Tesoro americano ha promesso altri 20 miliardi di dollari di capitale fresco e, soprattutto, si è impegnato in una gigantesca garanzia sulle svalutazioni dell’attivo: il governo ha annunciato che il colosso finanziario si dovrà preoccupare soltanto dei primi 10 miliardi di perdite da svalutazioni , mentre assorbirà il 90% di ogni perdita sino a 98 miliardi di dollari. Si tratta in sintesi, di una gigantesca polizza assicurativa da 108 miliardi con 10 miliardi di franchigia. Il totale dell’aiuto offerto è di 118 miliardi. Avete letto bene. 118 miliardi. Si potrebbe sostenere che la garanzia, di per sé, non implica necessariamente l’esborso di tali somme, dato che le perdite effettive potrebbero essere minori o non esistere affatto, in caso di ripresa del mercato. La teoria che giustifica all’estensione di generose garanzie è che la garanzia statale dovrebbe arginare la crisi di fiducia nel sistema, eliminando di conseguenza il rischio che venga mai impiegata. Nel frattempo, le garanzie non risultano nei bilanci statali, permettendo ai politici di ignorarne il costo; si tratta di uno stratagemma simile a quello impiegato per Fannie Mae e Freddie Mac oppure nei bilanci bancari degli ultimi anni, dove non risultavano immediatamente visibili le montagne di debito nascoste in comodi veicoli fuori bilancio.
IL CASO DELLA ANGLO IRISH BANK – Purtroppo per Obama e Bernanke, questa teoria è valida sono in condizioni particolari e non può essere abusata a lungo, per nascondere errori precedenti. Funziona per risolvere temporanee crisi di fiducia che colpiscono aziende fondamentalmente solide, improvvisamente private di liquidità a causa di eventi esterni che scatenano il panico. Quando il problema riguarda gli equilibri fondamentali, la qualità degli attivi di bilancio, e non soltanto la mera percezione dello stato di salute della tesoreria, banche ed aziende andrebbero lasciate a se stesse, intervenendo se necessario per agevolare il processo di ristrutturazione anche attraverso il fallimento. Le conseguenze di un approccio basato sul puro lancio di denaro pubblico nella cloaca sono note: i problemi si ripresenteranno, presto o tardi, in forma talmente grave da richiedere l’esercizio della garanzia, buttando altro denaro e soprattutto distruggendo la reputazione degli enti governativi garanti, il cardine stesso della politica monetaria e finanziaria statale. Lo ha scoperto a sue amare spese il governo irlandese, che si è trovato costretto questa mattina a nazionalizzare Anglo Irish Bank . La scelta era obbligata, a causa della garanzia governativa da 100 miliardi concessa alcuni mesi fa all’intero settore bancario, in teoria per “risolvere” il problema e l’ulteriore iniezione di capitali nella banca, avvenuta appena prima di Natale, per “porre definitivamente fine” ai dubbi sulla solvibilità della banca.
MANOVRE PERICOLOSE – Vista la mala parata, semplicemente meglio nazionalizzare che essere costretti ad onorare la garanzia, un esborso che il governo irlandese si sarebbe potuto difficilmente permettere senza affondare miseramente. La manovra non sembra perfettamente riuscita: il prezioso rating AAA sembra in bilico e si parla addirittura di
salvataggio da parte del Fondo Monetario Internazionale. La conseguenza è che l’Irlanda sembra essere destinata a sostituire l’Italia nelle nazioni descritte dall’acronimo PIGS, che definisce gli emittenti europei più problematici; le conseguenze del “salvataggio” si sono viste quasi immediatamente sul mercato dei CDS : i premi per assicurare il debito di Spagna, Germania, Austria ed ovviamente Irlanda sono saliti ai massimi storici. Il movimento sembra esagerato, osservando le probabilità di default implicite nei costi di assicurazione, ma nell’immediato è sensato per una quesitone legata proprio al settore finanziario: non soltanto la nazionalizzazione di una banca e la concessione di garanzie ad un intero sistema finanziario aumentano la quantità di debito che può essere assicurata con tali derivati, aumentandone la richiesta; il costo di tale debito si allinea anche con il rendimento degli strumenti che offrono il tasso d’interesse più elevato fra quelli disponibili e il debito bancario offre un differenziale di rendimento positivo rispetto ai “tradizionali “ titoli di Stato. Nonstante il tentativo di nascondere sotto il materasso la crisi, insomma, il mercato vede attraverso le formalità legali e riconosce la mutata situazione.




Bellissimo pezzo.
altro che Daverio Patrizi IHC.
Bel lavoro, anche se non sono convinto che una nazionalizzazione tolga tutta questa volontà di investimento (temerei anzi un effetto inverso: investire in una banca proprio perché sotto l’ala protettrice dello Stato).
Certo, nel caso si partecipi in una banca di fatto nazionalizzata si sa che non si avrà voce in capitolo nella governance, ma è un bel modo per entrare in un certo “giro”.
Gregorj ti odio.
Io non ho mai capito: la nostra amata Repubblica tutela il risparmio. Perché allora salvare le banche e non i singoli risparmiatori?
Ad ogni modo ottimo articolo!
Enrico: è che sul testo fondante della nostra amata Repubblica ci sono scritte un sacco di parole al vento, a volte semplicemente prive di controparte nella realtà, altre volte addiritture prive di senso.
I depositi sono garantiti dallo Stato, questo è quanto.
Se vogliamo fare i pignoli, proteggendo le banche si proteggono i risparmi che hanno depositati… vedi che tutto torna?
Poi si protegge la Fiat e Alitalia perché se vanno kaputt si compromettono le banche e quindi i depositi che hanno dentro… vedi che tutto (ri)torna?
ad libitum
Tutto si ripropone, come le minigonne, i peperoni ed il socialismo…
Il problema, secondo Buiter, è la minaccia di nazionalizzazione più che la nazionalizzazione stessa: lui intende parla di nazionalizzazione intendendo la versione senza indennizzo; in quel caso, investire appena prima significa perder eil 100% in un colpo solo.
Riguardo alla “alal protettiva” delo stato, guardiamo Alitalia ed inorridiamo: a meno chePantalone non continui a versare denaro, ci si infila in uno sgradevole vortice di aumenti di capitale a spese anche proprie
Leonardo DP: eh, lo so che tutto torna così…da 60anni torna così…
Sono convinto dell’utilità delle banche nel passare liquidità dai risparmiatori a i produttori di valore (o almeno si spera di produrre valore) ma non posso accettare che ci siano imprese private ed imprese private. Mi getterebbero nel fango se facessi io i buchi che han fatto loro. Anzi, forse no, è proprio perché i numeri sarebbero troppo differenti che c’è chi paga e chi no.
e lo dici a me?
Eh…se tu dici a me così!!
Comunque, son poco meno di 3 anni che lavoro e quello che vedo è che il moral hazard sta diventando la costante di ogni rapporto di lavoro. Tutti cercano di mettertelo dove si può. Con l’azienda di famiglia dove lavoro siamo finiti dentro ad una serie di fallimenti che definire studiati è ancora sottovalutarli. In uno abbiamo anche subire una beffa di proporzioni immani.
Piccolo appunto critico. Visto dove siamo arrivati sarebbe stato meglio lasciare fallire le banche, ok, ma partendo da dove siamo arrivati come ci si tira fuori senza rimetterci le penne ?
Se lo sapessi probabilmente lavorerei al ministero…
Devo essere sincero? Secondo me non ci si esce senza lasciarci le penne. Abbiamo strutturato le nostre economie su qualcosa che non esiste ora dobbiamo ritarare tutto da capo. Certo, se invece che lasciar sbollire la situazione i governi incentivano il modo di vivere che avevamo prima nulla cambierà e si rimanderà il problema alla prossima crisi.