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Internidi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 19 gennaio 2009 alle 14:25 dallo stesso autore - torna alla home

Alla faccia dell’azionariato e degli altri suoi ministri, il Cavaliere chiama l’Ad di Eni per ordinargli di riaprire gli impianti in Sardegna. Ma un sindacalista denuncia: “E’ tutta campagna elettorale, senza la ripresa di alcune produzioni si potrebbe compromettere definitivamente il Petrolchimico di Porto Torres”

Un comunicato del quale non si può dire che non sia chiaro il significato. E’ quello inoltrato giovedì scorso alle agenzie di stampa dal governo e pubblicato sul sito internet di Palazzo Chigi, riguardante una telefonata intercorsa tra Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, e l’amministratore delegato dell’Ente Berlusconi S fi Berlusconi, presidente piccolo chimico. Piccolo piccoloNazionale Idrocarburi, Paolo Scaroni. Società, per ricordarlo, quotata in Borsa a Milano e la cui maggioranza delle azioni è in mano al ministero dell’Economia, che nomina sei su nove membri del consiglio di Amministrazione e quattro su sette componenti del Collegio sindacale.

A BUON INTENDITOR… - Un tono molto chiaro, sul quale è difficile equivocare: “Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è personalmente intervenuto questa sera sulla vicenda della chimica in Sardegna e ha chiesto e ottenuto precisi impegni dall’A.D. dell’Eni Paolo Scaroni. Il Presidente Berlusconi preoccupato per l’aggravarsi della situazione della chimica nell’isola ha chiamato il dottor Scaroni e gli ha chiesto una soluzione rapida in maniera tale da eliminare la grave situazione di incertezza e disagio che vivono decine di migliaia di famiglie sarde“. Il presidente del Consiglio dei ministri, poi, per spiegare in modo più chiaro quello che voleva dire, è andato nello specifico, chiedendo che l’Eni intervenga sulla vertenza assumendo le seguenti determinazioni: 1) tutto il personale degli impianti chimici della Sardegna deve essere richiamato a lavoro a partire dal 1° febbraio destinando il personale degli impianti che dovessero subire una fermata tecnica nei reparti produttivi dove esistono carenze di maestranze; 2) deve essere mantenuto in piena efficienza tecnica e operativa l’impianto di produzione di cumene e fenolo di Portotorres con un piano adeguato di manutenzioni ordinarie e straordinarie trattandosi di un arresto solo congiunturale e non strutturale degli impianti stessi; 3) sempre dal 1° febbraio deve essere riavviato l’impianto cracking di Portotorres consentendo la ripresa della produzione di etilene necessario per la ripresa produttiva degli impianti di cloro soda di Macchiareddu e il conseguente approvvigionamento dell’impianto di Porto Marghera;  4) deve essere avviato immediatamente il tavolo nazionale della chimica, come già deciso dal Ministro Scajola, per definire tutto il monitoraggio e la strategia della chimica sarda nel contesto nazionale ed europeo“. Più limpido di così, è difficile. stor 3925530 24380 Berlusconi, presidente piccolo chimico. Piccolo piccolo

LO SVENTURATO RISPOSE – E Paolo Scaroni, ad di Eni nonché persona piuttosto vicina al Cavaliere, che ha risposto? Ha risposto ‘obbedisco‘, come Garibaldi a Vittorio Emanuele: “Alle puntuali questioni poste dal Presidente del Consiglio Berlusconi, il Dott. Scaroni ha ribadito l’impegno a definire nei prossimi giorni l’intera vertenza seguendo le indicazioni del governo“. E con una solerzia che difficilmente si riconosce in altri amministratori delegati, specialmente quando a chiamarli non è l’azionista di maggioranza (che sarebbe il Tesoro, e non la presidenza del Consiglio), o per lo meno il ministro del Lavoro (se di vertenza trattasi) o quello delle Attività Produttive, che viene correttamente chiamato in causa visto che la vertenza-Sardegna è di sua competenza. Ma purtroppo questo non è accaduto. “Certo, si vede che ci sono le elezioni regionali tra meno di un mese, eh?“, si commenta con ironia dalle parti dell’Isola. Meno voglia di scherzare dovrebbe destare invece il fatto che non si capisca in che veste Berlusconi abbia convocato l’amministratore delegato di una società quotata in Borsa, che, fino a prova contraria, risponde all’azionista di riferimento in primo luogo, e non certo alla presidenza del Consiglio. Anche perché, il punto è un altro, e a spiegarlo è proprio chi della storia dell’Eni se ne intende, perché la conosce bene: “Il cane a sei zampe ormai da anni tenta di smantellare la chimica in Sardegna, visto che non crede all’investimento e lo ritiene improduttivo. E non lo fa proprio perchè mandare a casa le persone è politicamente sconveniente“.

APERTI PER LUTTO – Sconveniente nel senso più brutto, per un’azienda: ovvero, che pur essendo economicamente non remunerativo, siccome è importante per l’occupazione nell’isola (così come succede in molte altre parti d’Italia), lo si tiene in piedi. Ben sapendo che ad ogni tornata elettorale le richieste da parte della politica si fanno sempre più pressanti, perché distribuire prebende consente un ottimo ritorno di voti, e i voti servono a vincere le elezioni. Specialmente quelle regionali, dove il centrosinistra ricandida Renato Soru governatore già dimissionario, una contraddizione intrinseca che oggettivamente stride e influirà sulla campagna in atto. Ora, ci sarebbe la necessità di spiegare anche agli azionisti dell’Eni - soprattutto a quelli più piccoli – perché l’azienda si decida così pronamente a sottostare alle deliberazioni della politica, soprattutto quando queste contrastano in modo così deciso con l’obiettivo della massimizzazione del profitto. Che porterebbe sicuri influssi benefici su un dividendo sul quale conta sia il ministero dell’Economia che chi ha in portafogli i titoli della società.

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