Un gioco delle tre carte dietro lo scontro Nord-Sud
19/01/2009 - Il decreto anticrisi sposta risorse dal meridione al settentrione, provocando l’ira di Fini e tensioni nella maggioranza. Ma qualcuno gioca d’azzardo, e fa pure i conti senza l’oste “Stiamo facendo il gioco delle tre carte“, dice un funzionario del ministero
Il decreto anticrisi sposta risorse dal meridione al settentrione, provocando l’ira di Fini e tensioni nella maggioranza. Ma qualcuno gioca d’azzardo, e fa pure i conti senza l’oste
“Stiamo facendo il gioco delle tre carte“, dice un funzionario del ministero dell’Economia, uno di quelli che stanno lavorando in queste ore per trovare qualche spicciolo nelle asfittiche casse dello Stato. Perché il decreto anticrisi su cui Berlusconi ha avuto la fiducia, facendo arrabbiare il presidente della Camera, è non solo l’ennesimo capitolo sul versante del mai spento dualismo nord-sud
che c’è nel centro destra. ma anche un nuovo “miracolo”, un gioco d’azzardo di “finanza creativa”. E, per non farsi mancare nulla, un gioco in cui si stanno facendo i conti senza l’oste (europeo).
IL CASO SUD - La tesi della fiducia necessaria di cui ha parlato Berlusconi è poco credibile: la maggioranza è numericamente solida, e all’orizzonte non c’è un’alternativa politica, neppure nel lungo periodo. Fonti parlamentari del Pdl la spiegano effettivamente anche per far passare il taglio di fondi per il Mezzogiorno. Infatti gli esponenti meridionali di centro destra brontolano, a partire dal Mpa di Lombardo. Maldipancia apparentemente ingiustificati, visto che l’art.19 del decreto anticrisi (comma 4) dice che “per le risorse derivanti dal Fondo per le aree sottoutilizzate resta fermo il vincolo di destinare alle Regioni del Mezzogiorno l’85 per cento delle risorse ed il restante 15 per cento alle Regioni del Centro-Nord“. Ma allora dov’è il problema?
LE RISORSE IN GIOCO – Il problema è semplice. Le risorse finanziarie del Quadro Strategico Nazionale (QSN) comprendono i fondi negoziati con Bruxelles (i cosiddetti “Fondi strutturali“), 28,8 miliardi di euro per il periodo 2007-2013. Non sono soldi “a libera destinazione”: 21,6 miliardi sono destinati al sud, e 6,4 miliardi al centro nord. Una parte rilevante vanno spesi obbligatoriamente per infrastrutture e aiuti alle imprese, mentre 7,3 miliardi (3,9 miliardi di euro in 7 anni per il sud, e 3,4 miliardi nel centro nord) sono destinati al Fondo sociale europeo, l’FSE, da spendere per formazione professionale e politiche del lavoro. Vanno aggiunti altri 27,8 miliardi di euro di cofinanziamenti nazionali. E poi c’è il FAS, il Fondo per le Aree Sottoutilizzate, che valeva inizialmente 63 miliardi di euro. Il quadro totale delle risorse è scritto nella Delibera CIPE n.166 del 21 dicembre 2007): sono 101 miliardi per il sud, e 22 miliardi per il centro nord. Questa è la tabella riassuntiva.
PIATTO RICCO MI CI FICCO – Privo di soldi grazie alle belle trovate di Ici e Alitalia, il governo italiano – che deve pur far finta di fare qualcosa per la crisi economica minimizzata da Tremonti – ha pensato di finanziare le misure anti crisi, ammortizzatori sociali in primis, pescando proprio dalle risorse FAS e dai Fondi strutturali. Il pacchetto, venduto po
mposamente in conferenza stampa è quindi solo un gioco delle tre carte: sposto qui e metto là. Neppure un soldo aggiuntivo: d’altronde, come dice Tremonti: bambole, non c’è una lira (pardon, un euro)! Ma non è tutto qui. Non si tratta di un giochetto a somma zero. Perché la crisi morde di più al nord, mentre i soldi (con tanto di vincolo di destinazione, scritto nero su bianco su leggi, documenti di programmazione e negoziato con Bruxelles) sono a sud. Il governo, se vuole far finta di far qualcosa, deve perciò spostare le risorse dal sud al nord.
IL GIOCO DI PRESTIGIO – Ma non si vuole “scontentare” il Sud, arrabbiato già per l’emendamento sul prezzo differenziato dell’energia. E allora ecco il gioco di prestigio: si ribadisce il principio di non modificare la distribuzione territoriale delle risorse, prevedendo però contemporaneamente (comma 1 dell’art.19) la loro rassegnazione per formazione, occupazione e interventi infrastrutturali. Lo farà il CIPE, dopo la conversione in legge del decreto. Un “miracolo” che, secondo i “rumors” che rimbalzano tra ministero e regioni si farà mantenendo la ripartizione delle risorse FAS come stabilisce la legge (85% al sud, 15% al nord) ma riducendone l’ammontare complessivo, da 63 miliardi attuali a quello che ne resterà dopo lo “scippo”: 55, 45 , o più probabilmente un piatto di lenticchie. Un’operazione simile la si farà anche per l’FSE, destinato nelle idee di Sacconi a coprire il buco degli ammortizzatori sociali: risorse più a sud, problemi soprattutto al nord.
SCIPPO O PARTITA DI GIRO? - Bisognerebbe ricordare (lo ha fatto recentemente il Presidente Napolitano) che non si tratta di elemosina, ma di una scelta strategica di politica economica, nazionale ed europea. Non sono soldi da “scippare” impunemente, lasciando il sud senza fondi, magari dandogli il “contentino” (che finisce però subito sulle prime pagine dei giornali) della distribuzione “sperequata” della social card. E così partono appelli come quello di Pippo Gianni, assessore siciliano all’industria, che ai parlamentari siciliani dice: “Fermate il Carroccio. Non è possibile che assesti un colpo dietro l´altro alla nostra terra”. Ma attenzione: stanno giocando d’azzardo. Infatti in questi giorni nelle conversazioni informali a quattr’occhi, si lanciano messaggi tranquillizzanti. E’ tutto finto, un altro gioco delle tre carte. “I soldi che vengono tolti oggi al sud verranno restituiti domani, anzi nel 2011. Una semplice partita di giro, quindi. O se preferite un “prestito”. “Fidatevi amici del sud”. Forse per questo, presidente Berlusconi, la fiducia era necessaria. E il fatto che la spesa pubblica sia lenta, specie al sud, e che al mezzogiorno resterebbero solo 3 anni per programmare gli investimenti e realizzarli, anziché i 7 previsti, facendo quindi saltare
per aria la programmazione negoziata con Bruxelles e scritta nel QSN (rischiando, in base alle severe regole europee, di dover pure restituire i soldi) è un trascurabile dettaglio. Intanto passiamo la nottata, poi un modo si troverà: fidatevi.
I CONTI SENZA L’OSTE - In questo doppio gioco delle tre carte che agita governo, maggioranza, e regioni in frenetiche riunioni su riprogrammazione dei Fondi strutturali, e su altre spinose questioni come il riparto regionale del Fondo sanitario, c’è pure un convitato di pietra: l’ Europa. Perché, sempre secondo fonti del Ministero dell’economia, anche se la legge è scritta, approvata a colpi di fiducia alla Camera, e si fanno riunioni frenetiche per riprogrammare i piani finanziari del QSN, ci si è “dimenticati” di avviare il negoziato con Bruxelles. Negoziato che non ha affatto un esito scontato. C’è stata una riunione qualche settimana fa a Milano in cui i funzionari della Ue hanno fatto caute aperture, ma negli altri paesi europei prima si stanziano risorse “aggiuntive”, fresche e poi si proverà a “recuperarne” una parte, nei limiti che metterà Bruxelles. Noi invece stiamo giocando al buio. Perché i 7 miliardi di FSE disponibili per l’Italia possono essere “trasferiti” da sud a nord (e cambiati nella destinazione) solo con l’assenso della Ue. E i fondi nazionali (come il FAS) rispondono comunque al principio di addizionalità, cioè devono essere aggiuntivi, non possono essere impiegati per le spese pubbliche ordinarie dello Stato. Pur essendo possibili alcune limitate deroghe a seguito di evoluzioni congiunturali nazionali, dare per scontato l’assenso di Bruxelles è – anche da questo punto di vista – giocare d’azzardo. Il gioco delle tre carte, appunto. Tutto as usual.












Oh, ‘sto DarioneFerri mi diventa sempre più preparato. Altro che Comicomix, insomma!
Sono perfettamente d’accordo. Lui è un gigante, io un comico dilettante
Un sorriso per Dario Ferri
gran pezzo davvero:-)
Questa è una questione antica…credo che affondi le sue radici nella storia stessa del nostro paese, partendo proprio dall’unità d’Italia…
http://www.francescogreco.splinder.com
come lo spamming.
sì, credo pure il gioco delle tre carte fatto in occasione dell’ici e della detassazione degli straordinari risalga addirittura all’invasione longobarda e alla sua notoria finanza creativa…