Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
La rubricadi Alessandro Guerani
pubblicato il 16 gennaio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Un presidente per porre sotto tutela l’amministratore delegato. E un’esposizione ai fondi di Madoff forse più ampia di quello che si è dichiarato. Che succede in Unicredit?

 

In questi ultimi giorni si stanno aggiungendo precipitosamente altri capitoli alla saga infinita di Unicredit. E intanto il titolo continua a perdere valore in Borsa. Chi pensava che il nuovo statuto di Mediobanca, che limitava l’autonomia del management a favore del presidente del CdA Cesare Geronzi, e il ruolo di primo piano di quest’ultimo nell’aumento di capitale di Unicredit, con l’entrata dei soci libici, fossero stati gli atti finali del riequilibrio dei rapporti di forza dentro il primo gruppo bancario italiano si sbagliava. A maggio l’assemblea dei Soci  di Unicredit dovrà rinnovare le cariche societarie e in questi ultimi giorni le tre fondazioni bancarie che hanno un maggior482ebddf9449d normal Linsostenibile leggerezza di Profumo peso dentro l’azionariato (Cariverona, Crt e Carimonte) hanno ufficiosamente avanzato l’ipotesi di sostituire l’attuale presidente di Unicredit, Dieter Rampl, proveniente dalla incorporata HypoVereinsbank e fedelissimo di Profumo, con un manager italiano. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano: i patti parasociali stipulati all’atto dell’incorporazione della HypoVereinsbank sono scaduti ed è nel pieno diritto degli azionisti italiani mettere un loro uomo alla guida del CdA del gruppo. Ma il nome che sembra più gettonato – insieme a quello di Gianfranco Gutty, spinto da Paolo Biasi – non è certo quello di una figura di secondo piano.

 

POLITICA E AFFARI – Si tratta infatti di Fabrizio Palenzona, già vicepresidente Unicredit, presidente della Fondazione CRT, consigliere e membro dell’esecutivo di Mediobanca, presidente di Aereoporti di Roma, presidente dell’AISCAT (Associazione delle concessionarie autostradali), Presidente nazionale della FAI (Federazione Autotrasportatori Italiani) e altre associazioni di cui oramai si è perso il conto. Se Geronzi è un banchiere prestato alla politica (in modo bipartisan), Palenzona è il classico politico locale prestato al mondo bancario. La sua carriera inizia nella sinistra DC ai tempi di Donat Cattin: alessandrino, si lega subito ai potenti fratelli Gavio, imprenditori operanti nel settore trasporti e autostrade. Riesce con abilità e improvvisi giri di valzer a portare avanti sia una carriera politica che economica: sindaco di Tortona, socio dei Gavio, poi presidente della provincia di Alessandria, è con quella carica che si autonomina ad un’altra, cioè quella di presidente della Fondazione cassa di Risparmio di Torino, che gli apre le porta del mondo finanziario e di Mediobanca dove rappresenta presso Cuccia gli interessi dei Gavio. E’ un classico collezionista di poltrone, ma anche uno che dove è stato ha sempre intrecciato rapporti con tutti: dal margheritino Marini a Giulio Tremonti,piece bourse Linsostenibile leggerezza di Profumo dai Benetton al “mitico” Gianpiero Fiorani.

 

FRA SCILLA E CARIDDI – Potete quindi immaginare che come presidente dell’Unicredit non si terrà in disparte in compiti di pura rappresentanza, ma rappresenterà il mondo degli interessi incrociati politica-affari di cui è uno degli esponenti più rappresentativi. Esattamente quel mondo che Profumo ha cercato di tenere sempre lontano dalla stanza dei bottoni di Unicredit e che ora si vendica mettendo il banchiere sotto una doppia “tutela”, Geronzi da una parte e Palenzona dall’altra. Praticamente un incubo. Se poi ci mettiamo che all’epoca delle forti vendite in Borsa su Unicredit, si scrisse che “secondo una ricostruzione di mercato, l’intermediario italiano che ha passato l’ordine di vendita agiva su mandato di una controparte estera non riconducibile a un investitore internazionale noto o a un hedge fund“. La Consob sembra essersi orientata verso due piste: una verso Londra, l’altra verso i suoi investitori istituzionali, “Fondazioni comprese“, chiude l’articolo. Tra queste, c’è la Cassa di Risparmio di Torino di Fabrizio Palenzona, vicino a Geronzi, oltre a quelle entrate dopo la fusione di Unicredit con Banca di Roma, ecco che si ha un quadro assai più completo – ancorché ipotetico – della situazione.

 

LA CADUTA DEGLI DEI – Sembrano passati secoli da quando Profumo sfidava apertamente i suoi azionisti a sostituirlo. A sostenere la sua arroganza era l’inarrestabile crescita dimensionale di Unicredit, specie in Mittel-Europa, accompagnata, caso più unico che raro, anche da utili da record. Ma la crisi odierna ha spezzato i giochi finanziari che avevano contribuito a far raggiungere questi risultati. Oltre alle già più volte descritte operazioni in derivati, polizze unit linked e titoli Lehmann da un paio di giorni voci bene informate parlano di una esposizione del gruppo Unicredit verso gli Hedge Fund del bancarottiere Bernie Maddof ben più grande dei 75-120 milioni ufficiosamenti dichiarati. Questo sarebbe il perché della missione araba dello scorso week end, quando Profumo – accompagnato dal capo della divisione Mib Sergio Ermotti, uno dei tre deputy duello logo2 Linsostenibile leggerezza di Profumoceo del gruppo – è stato visto partire dalla Malpensa con un volo di linea per Dubai. Destinazione finale: Abu Dhabi. Dove i due banchieri di UniCredit, stando alle indiscrezioni, avrebbero incontrato i massimi rappresentanti del fondo sovrano Aabar Investment Company, il braccio di investimento della famiglia reale regnante.

 

LA RESA DEI CONTI – A questo si deve aggiungere la vicenda dell’aumento di capitale di cui Piazza Cordusio è stata protagonista qualche settimana fa. Il prezzo delle nuove azioni da sottoscrivere richiesto aveva ormai superato di tre volte il valore di Borsa, e quindi l’opzione per i piccoli azionisti (ma anche per alcuni dei vecchi soci) è stata fatta scadere, visto che non conveniva. A quel punto, per non rimanere a secco, Unicredit ha convertito tutto in bond e ha trovato i libici pronti ad entrare. Non esattamente una vittoria da raccontare ai nipoti. In queste condizioni, a maggio quando sarà presentato il bilancio 2008 il ROE sarà leggero, molto leggero, e forse anche un po’ rosso. Ora, capire se l’offensiva delle fondazioni è partita prendendo forza da queste notizie o magari queste notizie siano diffuse ad arte proprio da chi sta continuando a scavare la terra sotto Profumo è difficile capirlo. E’ però ben più facile prevedere che la politica stia usando l’attuale crisi finanziaria e la debolezza dei manager per rientrare da padrona nel mondo del Credito.

3 commentistampa - fallo leggere