Un presidente per porre sotto tutela l’amministratore delegato. E un’esposizione ai fondi di Madoff forse più ampia di quello che si è dichiarato. Che succede in Unicredit?
In questi ultimi giorni si stanno aggiungendo precipitosamente altri capitoli alla saga infinita di Unicredit. E intanto il titolo continua a perdere valore in Borsa. Chi pensava che il nuovo statuto di Mediobanca, che limitava l’autonomia del management a favore del presidente del CdA Cesare Geronzi, e il ruolo di primo piano di quest’ultimo nell’aumento di capitale di Unicredit, con l’entrata dei soci libici, fossero stati gli atti finali del riequilibrio dei rapporti di forza dentro il primo gruppo bancario italiano si sbagliava. A maggio l’assemblea dei Soci di Unicredit dovrà rinnovare le cariche societarie e in questi ultimi giorni le tre fondazioni bancarie che hanno un maggior
peso dentro l’azionariato (Cariverona, Crt e Carimonte) hanno ufficiosamente avanzato l’ipotesi di sostituire l’attuale presidente di Unicredit, Dieter Rampl, proveniente dalla incorporata HypoVereinsbank e fedelissimo di Profumo, con un manager italiano. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano: i patti parasociali stipulati all’atto dell’incorporazione della HypoVereinsbank sono scaduti ed è nel pieno diritto degli azionisti italiani mettere un loro uomo alla guida del CdA del gruppo. Ma il nome che sembra più gettonato – insieme a quello di Gianfranco Gutty, spinto da Paolo Biasi – non è certo quello di una figura di secondo piano.



ecco, a tutti voi che non volete bene a quel sant’uomo di Profumo, io vorrei dirvi: “Non è finita finché non è finita!”. Chiaro??1?!1′!?
Se si escludono pezzi grossi della politica o della finnza, esiste qualche cerebroleso che può essere contento se una grande banca diventa sottomessa ai personali interssi di qualche politico?
Ci sono troppe banche in italia che per favorire i politici che le controllavano hanno tosato i correntisti e sprecato i soldi che avevano in cassa in modo osceno.
Il problema è che nessun correntista difenderà manager che l’hanno tosato per favorire i loro stipendi da milioni di euro invece che i politici.
Tosato prima, tosato dopo, non fa differenza.