Interni

Di come Tremonti defenestrò Formigoni

23 luglio 2008

“E’ un vero signore, come sempre”, dice del ministro il Presidente Lombardo. Ma in realtà, Giulio lo ha buggerato due volte, cacciandolo dal governo e togliendogli dalle mani la leadership del PdL

Venti dal Nord è una rubrica che ogni settimana raccoglierà rumors e indiscrezioni su come si sta muovendo la politica del Nord. Protagonisti, progetti, novità. Gli estensori fanno parte, a vario titolo, del Popolo delle Libertà

Fine Febbraio 2008. A Via dell’Umiltà, quartier generale di Forza Italia iniziano le trattative per la composizione delle liste da presentare alle politiche di Aprile. La partita, però, è più complessa: in ballo ci sono, come è evidente, gli incarichi di governo in caso di vittoria. Poche le caselle già assegnate; tra queste spicca quella di superministro dell’Economia a Giulio Tremonti. Si vocifera, poi, di un incarico di prestigio anche per il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Qualcuno parla degli Esteri, qualcun altro, vedendolo candidato al Senato, gli affiderebbe la presidenza di Palazzo Madama.

VERY REAL POLITICS - Il superministro dell’Economia in pectore scribacchia strategie su un foglietto di carta. Fa, disfa, intuisce, come suo solito. E capisce subito che quel Formigoni sta prendendo un po’ troppo quota: prima potente presidente della Regione più importante, poi possibile ministro degli Esteri, adesso addirittura terza carica dello Stato. Al buon Giulio, più che un premio alla carriera pare un’ipoteca sulla leadership del neonato Popolo della Libertà. E’ uno che ci sa fare, Giulio, con le trattative. Oltre il carattere difficile ed un eloquio snello e diretto, nasconde doti da finissimo oratore e da grande tessitore di trame. Mentre a Roma litigano sulla composizione delle liste, poco più su, in Friuli Venezia Giulia, si sta chiudendo l’accordo per candidare Renzo Tondo contro Riccardo Illy. A sostenere Tondo ci sono il Popolo della Libertà, la Lega Nord e l’Udc. A Berlusconi non pare vero che qualcuno cerchi di recuperare gli arnesi democristiani di cui si era appena liberato e si scatena, iracondo, contro la dirigenza locale di Forza Italia e Alleanza Nazionale, rea a suo dire, di non aver rispettato il patto nazionale che voleva l’Udc lontano dagli occhi, dal cuore e dalle alleanze. “Devono sparire” aveva sentenziato serafico il Cav. I bene informati raccontano di una candidatura-Tondo che rischiava di saltare all’ultimo secondo e di un Silvio Berlusconi troppo arrabbiato per aver visto, ancora una volta, lo scudo crociato vicino al simbolo della sua nuova creatura. A fare da mediatore tra le ire del Cav e la realpolitik dei maggiorenti friulani ci pensa il buon Giulio. Spiega, con fare da professorino, che quell’alleanza è necessaria, che Illy si può battere solo così e che, in fondo, nel resto d’Italia, nessuno si accorgerà che lassù, a nordest, la Casa della Libertà sembra ancora quella del 2001.

SCACCO MATTO - Se c’è una cosa che non manca, al superministro dell’Economia, è la capacità di una vision strategica anche sulle questioni minimali. Spiega,così, a Berlusconi che vincere in Friuli Venezia Giulia significa rimettere l’asse del Nord a destra: Tondo, Formigoni e Galan, secondo Tremonti, possono essere la garanzia di un’egemonia da estendere in tempo brevissimo anche a Piemonte e Liguria. Berlusconi sembra essere persuaso dall’idea e asseconda. Tremonti chiuderà la campagna elettorale a Udine tirando la volata a Renzo Tondo e il suo azzardo pagherà: Illy che sembrava invincibile, capitola. Ma la strategia è un’altra, e solo lo stolto poteva guardare il dito di Tremonti (il Friuli) dimenticandosi la Luna (Formigoni). L’idea che passa è quella che i presidenti di Regione sono importanti lì dove sono e, così, magicamente, a elezioni vinte, Formigoni sparisce dal totoministri e resta al Pirellone. La stessa cosa accade a Giancarlo Galan, che non si muove dall’amata Venezia. La nascente compagine governativa nasce così come un mix di esperienza e giovani talenti, tutti dal profilo un po’ basso: i presidenti di Regione esuberanti, infatti, rimangono saldi al loro posto, mentre Gianfranco Fini, altro potenziale leader, si siede sullo scranno più alto di Montecitorio. Il vero protagonista del Berlusconi ter (o quater) è Giulio Tremonti, il catalizzatore culturale e mediatico dell’intero governo.

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