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Le donne muoiono di liposuzione: anche in Italia

Le storie di chi cercava un corpo migliore e ha trovato ben altro. Succede in America come da noi

Usa Today pubblica in prima pagina la prima parte di una corposa inchiesta su ciò che negli Stati Uniti evidentemente è un’emergenza non più trascurabile: l’obesità. Come dimostrano i dati del Center for Diseases Control and Prevention, un’agenzia governativa, al 2010 sono molti gli stati americani in cui la percentuale di adulti obesi supera il 30% della popolazione complessiva, e in nessun caso gli obesi sono meno del 20% dei cittadini di uno stato. Proprio per questo non stupisce che molti cittadini, donne soprattutto, ricorrano alla chirurgia plastica per interventi di liposuzione.

MORTI DI BISTURI – Stupisce, invece, che di liposuzione si debba morire.

Suo marito dice che l’amava per come era, ma Kellee Lee-Howard voleva un corpo più snello. Perciò si è recata in clinica per una liposuzione a basso impatto. James Howard si è svegliato a San Valentino, nel 2010, e ha trovato la moglie morta sul divano del salotto. Con il marito, Lee Howard lascia sei bambini fra i 3 e i 14 anni; e una scia di domande riguardo un medico che non aveva alcuna autorizzazione in alcuna specializzazione medica ma ha effettuato un tipo di liposuzione che aveva inventato e che aveva persino insegnato a chirurghi non plastici in tutto il paese.

Overdose di lidocaina, l’antidolorifico che era stato dato alla donna per tamponare gli effetti dell’operazione. Una quantità talmente massiccia di farmaco che faceva pensare, secondo gli avvocati, che all’Alyne Medical Rejuvenation Institute si ignorassero i “principi base di medicina e farmacologia”. Dell’Alyne, Kellee era venuta a sapere “tramite una pubblicità” e la considerava “un modo ottimale” per perdere un po’ di peso. E invece, il figlio di 10 anni l’ha trovata morta sul divano.

CASI GRAVISSIMI – Quel che denuncia Usa Today è invero molto grave.

Sant Antonio (il medico che ha operato, ndt) è solo uno del crescente numero di medici che, specializzati in ben altro, come ottica o ostetrica, si sono buttati nel ben più lucrativo campo della chirurgia plastica. Siccome le leggi che governano le cliniche chirurgiche sono spesso molto elastiche, e i livelli di competenza variano così ampiamente che mentre alcuni dottori operano dopo aver assistito per un weekend altri medici. (…) Alcuni dentisti fanno impianti al seno; ginecologi fanno addominoplastiche, radiologi procedono a liposuzioni. I risultati possono essere disastrosi, stando alle interviste con vittime, avvocati e chirurghi plastici, e una rassegna dei casi legali emersi.

Sant Antonio, il medico che ha operato Kellee, era pediatra. “Siamo completamente fuori controllo”, dice un senatore democratico che è vicepresidente della commissione sul Controllo Sanitario del congresso; “parliamo di persone che fanno un lavoro per cui non sono qualificati”. E solo per soldi, visto che lo stipendio di un chirurgo plastico è ben più alto di quello di un comune medico. Ma giocare ai piccoli Nip e Tuck può avere degli effetti collaterali inaspettati e indesiderabili. Ammazzare gente, per dirne uno: “Nessuno fa finta di essere un cardio-chirurgo, nessuno fa finta di essere un pediatra, ma sembra che ormai tutti facciano finta di essere un chirurgo plastico”, dice un medico che guida l’associazione di categoria dei plastici in Florida: gli effettivi degli iscritti all’associazione nazionale sono saliti addirittura del 25%.

E  IN ITALIA?  – Immagini, storie, foto terribili.

Usa Today ha potuto visionare dozzine di foto – troppo impressionanti per essere pubblicate – e casi che coinvolgevano morti e pazienti con segni orribili e infezioni dopo trattamenti cosmetici da parte di medici che non erano autorizzati dal board a praticare chirurgia plastica. Il che includeva ustioni di terzo grado sulla schiena e allo stomaco su vittime di liposuzione al laser; impianti che fuoriuscivano da seni massicciamente infetti; ferite su pazienti che hanno subito liposuzione simili a pugnalate.

Per un avvocato che segue queste cause, si tratta di vera e propria “tortura”. E in Italia? Bisognerà fare attenzione, perché i chirurghi italiani, tempo fa, lanciarono un allarme molto simile a quella che Usa Today certifica oggi.

Una legge nazionale contro il Far West del ritocco estetico, che dica con precisione chi può operare e dove. E che ponga un freno agli spot ingannevoli, trappole per clienti inconsapevoli attirati da foto truccate e promesse impossibili da mantenere. Di bisturi si può morire, avvertono i chirurghi plastici italiani. Gli esperti dicono basta alla giungla del ‘tagliando’ di bellezza, ringraziano il Governo per il disegno di legge sulle operazioni al seno (registro protesi e divieto per under 18), ma chiedono di più: “Il Ddl voluto dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini è un ottimo segnale, però ci aspettiamo una regolamentazione che da un lato tagli le gambe alla pubblicità aggressiva e fuorviante, e dall’altro individui nel chirurgo plastico l’unico specialista autorizzato a un certo tipo di interventi”. Almeno i più rischiosi come la liposuzione o l’addominoplastica.

E i problemi sono praticamente gli stessi.

“Statistiche sul numero di incidenti o decessi in chirurgia plastica-estetica non esistono”, spiegano gli esperti. Ma per tutte le Solange morte lontano dai riflettori, e per evitare che altri debbano perdere la vita solo perché si fidano della persona sbagliata, la Fondazione Rosselli propone di agire su tre fronti: “Legislazione, cultura e gestione del rischio”. Una ‘ricetta’ che i vertici dell’ente illustreranno di persona al sottosegretario Martini, atteso questo pomeriggio all’incontro.
Secondo la Fondazione Rosselli, la lotta al Far West passa soprattutto attraverso una legislazione che tuteli i pazienti a 360 gradi. In Italia, ricorda infatti Grisotti, “oggi basta essere laureati in medicina e chirurgia” per iniettare filler o botulino antirughe, o per eseguire un intervento anche complesso come una liposuzione. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: “Pensiamo alla quantità di facce ‘stravolte’ che vediamo circolare a Milano”, osserva l’esperto

Quando si parla di drammi del bisturi, insomma, tutto il mondo è paese.