5 aprile 2008
La rassegna non può che iniziare con un ringraziamento a Vittorio Zambardino, che ieri, su Netmonitor di Repubblica.it ci definiva così: “il grande ritornato dei blog a più mani, l’Huffington Post de’ noantri: Giornalettismo, da ieri di nuovo regolarmente aggiornato con post che in realtà sono articoli“. Una definizione così lusinghiera ha dapprima scatenato il panico tra alcuni dei giornalettisti (“Greg! Che cos’è l’Huffington post ???“), e poi ha emozionato persino il nostro vecchio server, che essendo schivo e di poche parole, è miseramente crollato. Ora l’abbiamo cambiato, va da Dio, e ci scusiamo con chi non è riuscito ad accedere al sito in questi due giorni.
Nel frattempo, quei comunisti dell’Economist non si smentiscono mai. “Italians should vote for Walter Veltroni“, dicono nell’ultimo articolo dedicato all’Italia. Chissà se stavolta la “Bibbia del capitalismo” farà così tanto rumore col suo endorsement, visto che nel frattempo forse comincia ad esserci un po’ di assuefazione alle sue prese di posizione. Il pezzo parla dell’Italia utilizzando la famosa frase del Gattopardo: “E’ la terra in cui tutto cambia perché nulla cambi“. Che emozione. Ne abbiamo letti tanti, di articoli su questa falsariga. Ma quando sono scritti in inglisc fanno tutt’un’altro effetto, signora mia. Da registrare, come fa notare sor Nullo da Edimburgo, che l’Economist in precedenza aveva criticato, e pesantemente, anche Walter. Questi italiani, gattopardeschi e banderuole, eh?
Sulla stampa italiana, il Corriere riporta un incidente capitato a un operaio di 69 anni impegnato in una ristrutturazione edilizia nella villa di Berlusconi a Macherio. E poi precisa: “Dai primi rilievi non risulterebbe violazioni alle regole della sicurezza“. Grande. La versione on line invece apre con un focus firmato Marco Imarisio sui sindacati: “La casta in crisi. Diritto di veto e iscritti insofferenti. Il caso Alitalia e la difesa dei privilegi”. Nulla da dire sugli argomenti, la cosa divertente è che per i numeri dell’inchiesta si fa riferimento a “L’altra Casta“, libro di Stefano Livadiotti, giornalista del concorrente Espresso. “«Dove comandano loro», è il titolo programmatico del capitolo dedicato ad Alitalia, azienda che ha un tasso di sindacalizzazione bulgaro, il 77,9% tra gli assistenti di volo e l’87,1% tra i piloti. Le scoperte sono varie, indubbiamente sconfortanti, sempre istruttive. Si apprende ad esempio che grazie al Regolamento sui limiti di tempo di volo e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante, il giorno di riposo, «singolo libero dal servizio», per i piloti Alitalia comprende due notti e non deve essere mai inferiore alle 33 ore, Keplero e Copernico se ne facciano una ragione. Si viene a sapere inoltre dell’esistenza di un Comitato nomi, invenzione che sarebbe piaciuta tanto al compianto Beppe Viola, fondatore con Enzo Jannacci dell’Ufficio facce. Trentasei dipendenti per suggerire come battezzare i nuovi aerei, finché ci sono stati soldi per comprarli.“. Meravigliosa, sempre sul Corrierone, l’intervista a Francesco Storace: “Io e la Santanché, come Pannella e Bonino“. E perché non Sonny and Cher? Sandra e Raimondo? Patsy e Kensit? Jacques Attali detto Commissione, l’ex marxista oggi pupillo di Sarkozy, ci stupisce con una tesi originalissima: “La crisi della finanza globale finirà per castigare l’Europa“. Viste le premesse, nemmeno perdo tempo a leggerlo. Ci sarebbe altro da dire, ma è sabato e ho sonno. Buonanotte.



