|

Conchita Wurst

Non tutto il male viene per nuocere. Per esempio: l’Eurovision Song Contest. E’ il momento in cui noi italiani scopriamo, con grande sollievo per il nostro esacerbato amor proprio, come vi possa essere effettivamente al mondo qualcosa di più cretino del Festival di Sanremo. Quest’anno poi l’Eurovision Contest promette faville. Gli indizi ci sono tutti. Abbiamo già visto Emma Marrone trasformarsi in una copia in 3D di Britney Spears, dai capelli al trucco, dalla microgonna aderente agli stivaletti passando per l’elemento fondamentale, finché non sparirà anche quello: le mutande. Ma soprattutto è sintomatico che a rappresentare un paese come l’Austria – una Germania sopportabile, assennata ma godereccia, molle, cattolica, nota per divertirsi con decoro e levità, avulsa nella trasgressione dalle pesantezze teutoniche, patria della musica sciocca e salottiera, del valzer, e soprattutto delle vedove allegre – che a rappresentare l’Austria, dicevo, ci sia un mostro: Conchita Wurst, la drag queen barbuta. Conchita è l’alter ego e la massima creazione artistica di Tom Neuwirth, un giovanotto che pare non abbia nessuna intenzione di cambiare sesso. Tuttavia Conchita parla di sé al femminile; si considera di genere neutro; e sfoggia una barba corvina: il risultato estetico è una spigolosa Amy Winehouse con la barba. Visto che in rete non ho trovato spiegazioni, sul nome scelto per questo mostro ho una mia teoria: “wurst”, che in tedesco significa salciccia, evoca l’immagine dell’uccello: uccello nel senso di pistolino, pistolino nel senso di minchia; mentre “concha” (“conchiglia” in spagnolo) in America Latina prende anche il significato di passera: passera nel senso di bernarda, bernarda nel senso di topa. Mica male, vero? A me non la si fa! Con mia grande sorpresa con la cultura di genere sto facendo progressi notevolissimi. Non credevo che fosse così divertente.