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Ferrandelli: «Leoluca Orlando nel Pd? Sarebbe il funerale del partito»

«Leoluca Orlando? È un dinosauro della politica. Se entrerà nel Pd sarà celebrato il funerale del partito». Il giorno dopo la provocazione lanciata su Twitter («O io o lui. Sono pronto a stracciare la tessera»), Fabrizio Ferrandelli, deputato renziano dell’Assemblea regionale siciliana, resta contrario al possibile ingresso del sindaco di Palermo in casa dem. Intervistato da Giornalettismo, ha spiegato i motivi della sua contrarietà, dopo aver già in passato contestato l’operato politico dell’amministrazione palermitana.

 

Nonostante anni di scontri e accuse incrociate, Orlando e una ventina di fedelissimi del suo Movimento139 sembrano vicini al “grande salto”. Ma l’ipotesi ha già diviso il partito isolano tra correnti: benedetta da Area Dem di Dario Franceschini, che fa capo in Sicilia all’ex segretario regionale Giuseppe Lupo, ma bocciata dai renziani. E con l’area cuperliana già in fibrillazione. Una nuova frattura nel Pd locale, dopo lo scontro in Regione tra i vertici siciliani e il governatore Rosario Crocetta, con gli attriti successivi al rimpasto in Giunta.

Onorevole Ferrandelli, dopo il suo tweet non sono mancate le polemiche tra le diverse correnti del Pd siciliano. Perché ha minacciato di strappare la tessera nel caso di ingresso del sindaco di Palermo tra i dem? 

«Credo di aver rappresentato gli umori di quanto sta avvenendo nel Pd siciliano. Già negli ultimi mesi l’immagine che il nostro partito ha mostrato a livello locale non è stata tra le più brillanti. Il tema Orlando ci deve far riflettere sulla nostra identità e su quello che vogliamo diventare: il Pd intende mostrarsi come un’accozzaglia di contraddizioni, oppure come un partito con riferimenti chiari e che guarda al futuro? Orlando è un politico da Prima Repubblica, presente già quando c’erano Lima e Andreotti. Dentro il Pd porterebbe soltanto i fallimenti e le contraddizioni della sua Giunta. Non dimentichiamoci che è l’uomo che ha sconfessato il risultato delle primarie (alle ultime elezioni amministrative di Palermo, ndr), ha buttato fango sul nostro partito e ne ha disconosciuto i contenuti»

Una questione identitaria, quindi? C’è chi ha parlato di semplici attriti personali, considerato quanto avvenuto nelle ultime amministrative.

«Orlando continua a muoversi con metodi da Prima Repubblica. Non pone una questione aperta al nostro partito, né un tema politico. Non è certo venuto a dirci “guardate, io non ce la faccio da solo (a Palermo, ndr), sono in una fase di isolamento politico, la mia amministrazione non brilla e ci sono tanti problemi”. Se la sua adesione al Pd fosse un tentativo di ricucire e offrire una nuova prospettiva comune, sarebbe diverso e non mi scandalizzerei. Il suo obiettivo è utilizzare il partito per uso personale, per cercare di scatenare tutte le contraddizioni. Tanto che ha parlato soltanto con una corrente (Area Dem, ndr). Una classica operazione correntizia, che non porta linfa. Senza dimenticare che noi sosteniamo il governo Crocetta, Renzi in testa. Mentre Orlando in ogni uscita chiede il commissariamento della Regione e sconfessa la Giunta. C’è bisogno di chiarezza. Per me Orlando rappresenta un dinosauro della politica»

Già in passato lei ha criticato Orlando per l’operato politico della sua amministrazione in questi primi due anni. Qual è il giudizio del Pd locale su Orlando e la sua giunta?

«Il Pd ha più volte espresso in diverse direzioni provinciali un giudizio critico e pesante sulla giunta Orlando. Contestiamo soprattutto il metodo. Non consulta nessuno, né le diverse categorie, né le associazioni, né gli attori sociali ed economici del territorio. L’amministrazione si è rivelata un fallimento: bocciata sulle politiche di gestione delle aziende, manca un piano di organizzazione delle municipalizzate. Senza dimenticare l’emergenza rifiuti. Se non ci fosse la Regione, Palermo sarebbe invasa dalla spazzatura. Ha creato una nuova società che perde un milione e mezzo di euro al mese. I vertici di due municipalizzate (acqua e trasporti, ndr) si sono dimessi in polemica con l’amministrazione. Orlando nomina i suoi fedelissimi, che poi comprendono come sia impossibile lavorare con lui e si dimettono dai ruoli gestionali»

Il Pd resta diviso sul possibile ingresso di Orlando nel Pd. Area dem è favorevole. Secondo lei, perché il sindaco starebbe pensando di aderire?

«C’è prima di tutto uno scambio di voti. O voto di scambio, non so come chiamarlo. Orlando ha sostenuto l’ex segretario regionale Giuseppe Lupo alle scorse elezioni per la segreteria regionale. In cambio ha ricevuto i voti dei sindaci necessari per farlo eleggere come nuovo presidente dell’Anci Sicilia. Dato che ora si vede precluso il futuro in città, cerca sponde a livello regionale. Cerca una nuova prospettiva politica. Senza dimenticare come circolino anche le voci sul suo futuro interessamento per guidare la Regione Sicilia. Ma una persona di 67 anni forse dovrebbe essere accompagnata alla pensione»

Perché nessuno nel Pd ha minacciato di strappare tessere quando in casa dem sono entrati esponenti ex centrodestra? Basta pensare a Marco Zambuto, passato dal Pdl, all’Udc, fino a diventare presidente dell’assemblea regionale del PD ed essere inserito nelle liste per le Europee.

«È vero. In linea di principio noi non mettiamo in discussione l’adesione a un partito. Questa la si chiede però e si fa un ragionamento di prospettiva. Nel caso Zambuto, il sindaco di Agrigento non eletto con il Pd e poi passato con noi, il suo ingresso è avvenuto con educazione. Ha posto un tema sulla città. Ha rimodulato la Giunta, ha creato una prospettiva politica. Riconosciuta da tutto il partito con l’elezione alla presidenza dell’assemblea regionale. Orlando fa tutto il contrario e continua con i metodi da Prima Repubblica, parlando con una corrente e lanciando un’Opa sul Pd. Io non ho risentimento contro la persona, ma pongo un problema di carattere politico»

Dopo il caso Crocetta, quello Orlando: l’immagine che offrite non resta ancora quella di un Pd siciliano frammentato tra correnti? 

«Il nuovo segretario regionale Fausto Raciti ha chiesto a Orlando di discutere con tutto il partito e con gli organi, non con una sua corrente. La visione correntizia è del sindaco di Palermo, non mi appartiene. Di certo, il mio tweet è stata una provocazione. E non poteva che essere fatta con toni forti. Ho rispetto per la tessera che ho in tasca e per la storia del nostro elettorato. Per questo chiedo che il partito si ponga il tema Orlando. C’è un problema di prospettiva. Personalmente ritengo la mia presenza incompatibile con quella del sindaco di Palermo. Dopodiché una comunità, un partito si interroga. Ma il Pd ha già bocciato l’operato di Orlando. Se poi entrerà nel Pd, il trauma non sarà soltanto per Ferrandelli. Ma per tutti.

C’è un rischio frattura?

Spero che non ci siano capi-corrente che lavorino per la spaccatura del Pd. L’ingresso di Orlando sarebbe il funerale del Pd siciliano. Ma non solo. Non vorrei che dietro l’adesione di Orlando all’area di Franceschini ci sia anche un altro scambio da Prima Repubblica. Con il ministro dei Beni culturali che avalla la nomina alla sovrintendenza del Teatro Massimo di Francesco Giambrone, assessore della giunta Orlando e suo pupillo»

Sul caso Crocetta, invece, continueranno le divisioni interne? 

«Crocetta è il presidente della Regione votato e voluto dal Partito democratico. Mi dispiace che dentro il Pd ci sia qualcuno che pensi che il futuro del governatore, del partito e della Sicilia possano essere separati. Tutti abbiamo delle responsabilità. Ma dobbiamo colmare le distanze»