|

La ricetta dell’Uruguay per combattere la violenza nel calcio

Le polemiche relative a quanto accaduto sabato scorso prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina hanno riportato in auge quello che è un problema non solo italiano, ovvero quello della violenza negli stadi. E se in Italia si sta discutendo se inasprire le pene per i violenti, dall’altra parte del mondo, in Uruguay, si è arrivati addirittura allo stop del campionato.

Tifosi del Penarol colpiti dalla polizia
Tifosi del Penarol colpiti dalla polizia

BASTA POLIZIA – Lo scorso due aprile il presidente José Mujica ha di fatto sospeso il massimo torneo nazionale decidendo di non fornire gli agenti di polizia per garantire la sicurezza negli stadi. La decisione portò il rinvio a data da destinarsi delle sfide Penarol-Miramar, Fenix-River Plate e Juventud-Rentistas. Il gesto venne studiato per dare un segnale molto forte al mondo del calcio confermando che Montevideo non avrebbe più tollerato espressioni di violenza e razzismo all’interno dei campi da gioco. Vavel ha riportato poi che questa decisione causò le dimissioni del Presidente della Federazione, Sebastian Bauza, e della dirigenza delle prime due leghe professionistiche nel Paese oltre a numerosi consiglieri.

 

LEGGI ANCHE: Cosa ha fatto la Thatcher agli hooligans

 

GLI ULTIMI SCONTRI – A spingere il Presidente su questa strada sono stati gli incidenti scatenati dai tifosi al termine della sfida di Copa Libertadores giocata allo stadio Parque Central di Montevideo tra gli argentini del Newell’s Old Boys ed il Nacional, conclusa sul risultato di 4-2 per gli ospiti. I tifosi della squadra di casa, delusi per la sconfitta, diedero vita a scontri che causarono 13 feriti tra gli agenti mentre gli arrestati tra le fila dei supporters furono 40. Mujica condannò l’accaduto spiegando che non si poteva più assistere inermi ad uno spettacolo primitivo come quello che va in scena sempre più spesso negli stadi dell’Uruguay. E per questo ha ritirato la polizia, con l’obiettivo, continua Infolatam, di spingere le società a dotarsi di tecnologie e strumenti che consentano l’individuazione delle frange più estreme delle tifoserie locali.

UNA LOTTA SENZA QUARTIERE – Il segretario alla presidenza, Homero Guerrero, spiegò che il provvedimento sarebbe durato fino a quando le società non avrebbero ratificato il codice disciplinare della Fifa. Ed il governo del calcio uruguaiano si è dovuto adeguare seguendo le direttive del governo. Le società i cui tifosi si renderanno colpevoli di violenze pagheranno con punti di penalità e dovranno dotarsi di software che consentano attraverso le riprese televisive il riconoscimento facciale dei tifosi più pericolosi. E la sfida, per Mujica, è molto più ampia. Perché oltre alla violenza ci sono i traffici illeciti e la criminalità. E per questo «bisogna reagire ma è molto complicato. C’è un incrocio d’interessi sottostanti e ci sono le mafie che operano».

I TIMORI PER I MONDIALI IN BRASILE – Peraltro Mujica ha fatto sapere che se non cesserà la violenza negli stadi del suo Paese, arriverà a vietare all’Uruguay di partecipare alla Coppa del Mondo in Brasile. E dopo aver ritirato la polizia dagli stadi di Penarol e Nacional, la minaccia per quanto remota fa lo stesso rumore. Ed a chi ha chiesto lumi su un eventuale rapporto con la Fifa, Mujica ha risposto in maniera secca: «Non ho certo bisogno di loro». Il pugno duro ha spinto le società ad adeguarsi ed oggi il campionato uruguaiano procede normalmente. La forza di Mujica è arrivata anche in Brasile, paese in cui si giocherà la prossima Coppa del Mondo e che negli ultimi mesi ha visto una violenta ondata di proteste che, secondo alcuni, potrebbe spostarsi anche all’interno degli stadi. La Fifa garantisce la massima sicurezza così come il governo di Dilma Rousseff. Ma il gesto di Mujica potrebbe spingere i vicini di casa a seguire il suo esempio. (Photocredit Gettyimages / Lapresse)