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Ciro Esposito e la sparatoria dei misteri

Un ragazzo ancora in gravi condizioni e nessuna certezza. La prova stub non scioglie i dubbi su chi abbia sparato contro Ciro Esposito, tifoso del Napoli, nel pomeriggio che ha preceduto la finale di Coppa Italia. L’esame della polvere da sparo non conferma le responsabilità di Daniele De Santis, ultrà della Roma, accusato del tentato omicidio del napoletano ora ricoverato al policlinico Gemelli in condizioni drammatiche dopo l’intervento d’urgenza all’addome. Il giovane partenopeo si trova ora in coma farmacologico e la sua vita è appesa a un filo. «Ciro è molto grave – spiega la mamma Antonella Leardi – è in coma farmacologico, siamo riusciti a vederlo questo pomeriggio dopo una lunga lotta. Voglio che si faccia giustizia, mio figlio è più morto che vivo».

ciro esposito gastone ultrà 2

LO STUB E QUELLA PARTICELLA MANCANTE – Secondo i primi accertamenti compiuti sulla mano destra di De Santis sono state rilevate tracce di polvere giudicate significative, ma solo due particelle su tre hanno indicato la positività alla polvere da sparo. Eppure, nonostante la negatività dello Stub, l’impianto delle accuse mosse dalla procura di Roma nei confronti del tifoso non cambia. Secondo i pm le testimonianze di chi racconta di aver visto De Santis fare fuoco, legittimano l’ipotesi. «Le particelle individuate – rende noto la questura – sono consistenti e possono provenire dall’esplosione di un colpo d’arma da fuoco, ma anche da altre fonti, come i fuochi pirotecnici. Questo giudizio di sostanziale compatibilità si integra con la ricostruzione ricavata dalle testimonianze e da alcuni video». Ma cosa è successo realmente in quelle ore convulse?

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(Credits: LaPresse)

LA SEQUENZA DEL SUPERTESTIMONE – Una signora ottantenne è stata testimone dei botti e della ressa a Tor di Quinto. Le sue parole sono state raccolte da Repubblica e parlano della violanza tra i tifosi scattata intorno alle 18. Ricorda ancora De Santis:

“Quell’uomo, che — mi hanno detto dopo — lavora al circolo sportivo Boreale dove fa il barista o qualcosa del genere, teneva in mano dei fumogeni, dei petardi e urlava: “pezzi di m… vi ammazzo a tutti, vi ammazzo”. Era ubriaco e stava camminando per la stradina che collega al viale di Tor di Quinto e al parcheggio. Era solo e andava incontro ad almeno una ventina di ragazzi. Poi abbiamo sentito dei botti, tanti, e l’abbiamo visto tornare indietro inseguito da un gruppo di persone”.

Attimi convulsi, botti. La signora non sa dire se l’ultrà avesse o no la pistola in mano.

I ragazzi sono riusciti a raggiungerlo, lo hanno buttato a terra e hanno iniziato a picchiarlo. Selvaggiamente. Inveivano e infierivano su di lui con una rabbia e una violenza incredibili. La sensazione che ho avuto è che lo volessero uccidere. Anzi ne sono proprio certa. Se ne sono andati solo quando l’hanno visto esanime a terra

De Santis, dopo esser stato soccorso dalle persone che erano a due passi dal Ciak (un centro sportivo-culturale), è stato pestato nuovamente dal gruppo di violenti: «L’hanno soccorso le persone che erano con me – racconta la signora sul quotidiano – e l’abbiamo portato nel cortiletto del Ciak. Ma qualche minuto dopo i tifosi del Napoli sono tornati. Stavolta erano ancora di più. In cinquanta sessanta persone hanno affollato il cortile e lì è successo l’inferno. Mi creda, mi sono trovata davanti a un’esecuzione. Lo hanno riempito di bastonate, di calci, di pugni. Uno di loro ha preso un montacarichi giallo, gliel’ha sbattuto in testa con molta forza, più di una volta. E con la stessa violenza altri gli hanno spaccato proprio sul viso delle cassette della frutta». Dopo calci e botte i ragazzi ha lasciato De Santis esamine. Da quel momento in poi la rabbia degli ultrà e il ritardo dell’ambulanza contribuiranno a far salire ancor di più la tensione. Con quattro feriti a terra una funzionaria di polizia, Agnese Cedrone accorsa sul posto, viene accerchiata. In sua difesa è intervenuto il collega Massimo Improta dotato di manganello. Viene aggredito anche lui (ma se la caverà con un dito steccato). Gli agenti rimangono per diversi minuti in pochi e senza rinforzi.

LA PISTOLA E GLI ALTRI DUE RAGAZZI COINVOLTI – In tutto questo caos la pistola viene nascosta a poca distanza. Chi l’aveva lasciata incustodita? Non si sa. Dalla Beretta 7.65 con matricola abrasa sono partiti i cinque proiettili, quattro dei quali hanno ferito i tifosi partenopei. Oltre a chi ha sparato, almeno altre due persone hanno con certezza toccato l’arma. Uno è Ivan La Rosa, socio del Ciak Village, la struttura adiacente al chiosco di De Santis. «Sono stato io a spostare la pistola: era fuori dal cancello, a parecchia distanza da De Santis – racconta La Rosa – L’ho buttata dentro il cancello perché sarebbe stata al sicuro, ma poi quei teppisti con le spranghe hanno buttato giù il cancello e sono entrati. Donatella ha visto l’arma e l’ha buttata nel cestino». Donatella è la compagna di La Rosa, è stata tra i primi a soccorrere De Santis durante l’aggressione. «L’ho presa e l’ho nascosta buttandola nel cestino dell’immondizia per evitare il peggio – conferma lei agli inquirenti – ed ho subito avvertito la polizia». L’esame dello stub è stato effettuato anche sulla donna. Nelle prossime ore verrà fatto anche l’esame sulla mano sinistra di De Santis e sui suoi indumenti, oltre a nuovi rilievi sulle impronte.

Guarda il video:

(Adnkronos: la ricostruzione di Baglivo)

CIRO LONTANO DAI SUOI – Il gip ha fissato per oggi gli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati – De Santis e i tre feriti, accusati di rissa aggravata – a patto che la loro situazione clinica lo permetta. La procura ha chiesto la convalida degli arresti e la custodia in carcere per De Santis e per gli altri due tifosi napoletani feriti. Anche per Esposito rimane la convalida con permanenza in ospedale. «Ciro è estraneo a ogni ipotesi delinquenziale o di rissa, ci opporremo a provvedimenti restrittivi o di arresto» ha annunciato l’avvocato Angelo Pisani. A rendere più disperata l’attesa è stato ieri il divieto ai familiari di vedere il giovane perché in arresto. Il ragazzo però ora lotta tra la vita e la morte in coma farmacologico. L’avvocato ha ribadito che solo grazie ad un suo intervento, il ricorso presentato al gip, è stato possibile ieri far entrare nella sala di rianimazione il padre e la madre di Ciro: «Lo stesso primario dell’ospedale ha spiegato al giudice, che ha dimostrato sensibilità, che la presenza della madre era necessaria per lo stesso trattamento sanitario». Ieri sera il pubblico del San Paolo nella sfida Napoli-Genova è rimasto composto, silente, con solo qualche coro al fischio d’inizio. Sulle curve è stato esposto un grande striscione: «Siamo tutti Ciro Esposito».