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La Coca Cola dice addio all’ingrediente della discordia

La Coca Cola Company vuole eliminare definitivamente un ingrediente dalle proprie bevande in seguito ad una petizione online che ha denunciato rischi per la salute. Si tratta precisamente dell’olio vegetale bromurato (BVO, Brominated Vegetable Oil) derivante da soia e mais e utilizzato come emulsionante alimentare, contenuto nelle lattine di Fanta, Powerade ed altre bevande analcoliche alla frutta commercializzate negli Stati Uniti, in Canada e in America Latina. Il BVO, utilizzato come additivo per miscelare gli oli usati per aromatizzare le bibite, sarà sostituito per le preoccupazioni legate al fatto che esso contiene atomi di bromo e può causare se assunto in quantità abnormi danni al sistema endocrino o nervoso. Non è un caso se il suo utilizzo in alimenti o bibite,  in Europa e in Giappone è già stato da tempo del tutto vietato. La decisione odierna di Coca Cola segue quella del rivale Pepsi, che ha rimosso la sostanza dalla Gatorade dallo scorso anno.

 

coca cola ingrediente 2

 

L’AZIENDA RASSICURA – Un portavoce della Coca Cola, Josh Gold, ci ha tenuto comunque a preisare che la rimozione del BVO non era legata ad un problema di sicurezza. «Tutte le nostre bevande, comprese quelle con BVO, sono sicure e sono sempre state conformi a tutte le normative dei paesi in cui sono state commercializzate», ha dichiarato. Le perplessità erano legate al fatto che l’olio vegetale contenesse bromuro, utilizzato nei ritardanti di fiamma bromurati, miscele di sostanze chimiche che vengono utilizzate per rendere infiammabili alcuni prodotti. Coca Cola Company è dunque già pronta a sostituire l’ingrediente. Si pensa di ricorrere al saccarosio di isobutirrato acetato o agli esteri del glicerolo della resina di colofonia, che si trovano nelle gomme da masticare.

LA PETIZIONE DA 250MILA FIRME SU CHANGE.COM – Secondo alcuni ricercatori della organizzazione no profit americana Mayo Clinic, il consumo eccessivo di bevande analcoliche contenendi BVO (sostanza inserita dalla Food and Drug Administration nella lista degli ingredienti alimentari nel 1970) potrebbe condurre a seri problemi di salute come la perdita di memoria. La campagna contro il suo utilizzo è stata lanciata da Sarah Kavanagh, un’adolescente del Mississippi ed ha conquistato più di 250mila adesioni su Change.com. «È davvero bello sapere che le aziende, soprattutto le grandi aziende, stanno ascoltando il parere dei consumatori». «I consumatori si stanno organizzando in modo rapido ed efficace per influenzare le più grandi società produttrici di bevande al mondo come non era mai successo», ha aggiunto Paulin Modi, uno dei responsabili delle campagne per Change.com.

(Fonte foto: LaPresse)