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Animali geneticamente modificati per affrontare il “nuovo” clima

All’università del Delaware incrociano il patrimonio genetico delle galline per creare animali più resistenti al calore, sono solo l’avanguardia di un plotone di scienziati sostenuti da investimenti miliardari che cercano il business nella sopravvivenza al riscaldamento globale. gallina collo nudo

L’ADATTAMENTO – La ricerca di animali che possano affrontare la vita su un pianeta più caldo di quello che è oggi è finanziata dal governo federale e dai privati e non risparmia nessuno dei protagonisti della zootecnia, tutti i grandi gruppi hanno imboccato questa strada e tutti gli animali da allevamento sono oggetto di ricerche di questo tipo. Ricerche che secondo gli ambientalisti e gli specialisti non legati alle grandi corporation lasciano il tempo che trovano e rappresentano al più soluzioni parziali ad uso della grande industria. Industria che comunque resta fondamentale per il nutrimento di miliardi di abitanti del pianeta e che se dovesse essere devastata dalle conseguenze del cambiamento climatico porterebbe con sé molto di più delle quotazioni azionarie di questa o quella corporation.

LE GALLINE NUDE – Così in Delaware provano a incrociare il patrimonio genetico della galline dal collo nudo,che senza piume dovrebbero star più fresche e smaltire meglio il calore corporeo, abilità fondamentale per resistere alle temperature già elevatissime degli allevamenti industriali. I polli s’ammalano di più all’aumentare della temperatura, la carne del petto dei tacchini assume sapore e consistenza sgradevoli, bovini e ovini possono subire un numero più elevato d’attacchi di parassiti e perire in grande numero.

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UNA DIREZIONE SBAGLIATA? – Per risolvere questi problemi si prova con la genetica, ma non sono pochi quelli che mettono in dubbio una strategia rivolta a soddisfare un aumento del consumo di carne prodotto soprattutto dall’accesso al benessere di centinaia di milioni di persone all’anno, che potendo consumare di più mangiano molto di più dei loro avi poveri e in particolare moltissima carne in più. Un approccio criticato anche dalla fondazione Bill e Melinda Gates, che propone invece i legumi per soddisfare la richiesta  di proteine, ma anche da altri che sostengono che per il governo sia come promuovere la sicurezza stradale mentre finanzia la progettazione di auto più veloci. Per ora però l’idea di ridurre il consumo della carne non sembra abbastanza popolare da divenire politica pubblica e la maggior parte degli investimenti resta orientata all’aumento della produzione.