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Che tristezza Tsipras costretto a “mostrare” il lato b

Pioggia di inchiostro si è versato in questo freddo ponte lungo sulla trovata di Paola Bacchiddu, capo comunicazione per la lista Tsipras alle europee, che ha mostrato sui social il lato B in bikini per attirare l’attenzione sulla lista di cui cura la comunicazione.

Un atto voleva essere ironico, ma che non ha mancato di far discutere, tanto che in brevissimo tempo alcune “compagne” hanno dovuto dare vita ad una campagna in solidarietà con la Bacchiddu, ovviamente attaccata per l’uso, a dire di qualcuno “improprio”, del corpo della donna in un contesto simile.

Non capisco di cosa ci si stupisca: questo andazzo va avanti da più di vent’anni ormai. Ma non vale solo per il corpo delle donne. Più in generale sono eoni che qualsiasi cosa viene usata impropriamente e fuori contesto per cercare un po’ di visibilità.

Insomma, non stupisce affatto che la Bacchiddu, pur ammantando il tutto con l’autoironia, abbia avuto l’idea di usare il suo bikini: idea che peraltro ha funzionato, talmente tanto da divenire virale.

Qui, forse, viene l’amarezza: non tanto per una posizione bacchettona sul corpo delle donne e l’uso che se ne fa (mi pare che la Bacchiddu sia abbastanza intelligente da poterne disporre come meglio crede, e anche questa è libertà). Più che altro mette tristezza il fatto che anche la lista Tsipras, che pure si fa promotrice di un cambiamento culturale profondo in Europa e in Italia, abbia dovuto ricorrere a questo per far parlare di sé. Che ci sia riuscita è indubbio, ma indubbio è anche il fallimento profondo che questo significa, e cioé che anche chi vuol cambiare questo andazzo, purtroppo è costretto a farne uso.

Senza contare che, se con la stessa “auto-ironia”, la foto fosse stata pubblicata da Mara Carfagna o da Lara Comi, probabilmente oggi i giudizi di molti sarebbero molto diversi. C’è da chiedersi se sia giusto. E c’è da chiedersi quando inizieremo veramente a cambiare.