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In Qatar i soldi non fanno la felicità

Con quasi 100.000 dollari di reddito pro-capite all’anno il Qatar è forse il paese più ricco al mondo, ma questo non basta a renderne felici gli abitanti.

doha suk

SUPER RICCHI –Doha spenderà 200 miliardi di dollari per costruire gli stadi per il campionato di calcio del 2022, una cifra che sarebbe spaventosa anche per gli Stati Uniti, ma l’emirato non sa in effetti dove mettere le rendite ricavate dalla vendita di petrolio e (soprattutto) gas e a parte investirli all’estero gli resta solo da costruire in casa. Così nel giro di poci decenni Doha è diventata una piccola New York del Golfo e la popolazione è cresciuta con l’arrivo di 7 stranieri per ogni abitante.Abitanti che godono di un welfare a 5 stelle ed eventualmente anche di bonus in caso d’acquisti impegnativi e che a loro volta reinvestono nell’edilizia o spendono come se non ci fosse un domani. I giovani qui si lamentano paradossalmente di avere troppe offerte di lavoro una volta finiti gli studi, e di come sia un dilemma scegliere tra offerte che comunque non arrivano ai posti più qualificati, per i quali ancora si preferiscono gli stranieri.

I SOLDI NON BASTANO – Stranieri che sono entrati anche nelle loro case, non c’è famiglia che non abbia baby sitter o collaboratrici domestiche provenienti dell’Asia, portando con sé culture e valoti alieni a quella che un tempo era una piccola e chiusa società tribale. Non aiuta la megalomania dei regnanti, che fino all’anno scorso si erano illusi di potersi sedere al tavolo delle potenze mettendo sul piatto i loro soldi, ma poi hanno capito che non bastano e che le vere potenze internazionali sono altra cosa dalle monarchie del Golfo, che per risolvere i problemi sono abituate a pagare in contanti e se non basta a pagare ancora, ma che hanno scoperto che ci sono cose che il denaro non può pagare e resistenze che non si possono pagare semplicemente pagando qualcuno perché se ne occupi.

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RICCHI E TRISTI – L’inurbamento e i profondi cambi d’abitudini e persino dell’ambiente lasciano i qatarini in cerca di un’identità che finora dev’essere ancora delineata e nemmeno si sa se il modello della monarchia feudale “liberale” per modo di dire riuscirà a sopravvivere allo snaturamento e alla trasformazione della società, tanto cambiata che oggi il 40% dei matrimoni finisce in divorzio e che i 2/3 degli abitanti sono obesi. Non aiuta la cappa repressiva mantenuta dal regime, anche in Qatar si fatica a parlare apertamente e si rischia grosso ad esprimere critiche, ancora di più se si critica il modello si sviluppo scelto dalla monarchia, sostenibile solo fino a che il gas continuerà a fluire verso l’estero, fallimentare se solo il Qatar dovesse pagare la bolletta elettrica senza toccare le entrate garantite dagli idrocarburi. Tutti fattori che congiurano contro la felicità degli abitanti, che infatti nonostante la ricchezza, non sembrano molto contenti.