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«Amanda e Raffaele volevano umiliare Meredith»

La Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha depositato questa mattina le motivazioni della sentenza di condanna di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Peurgia nella notte del primo novembre 2007. Nel processo la Knox, ora negli Stati Uniti, venne condannata a 26 anni e sei mesi di reclusione mentre Sollecito fu condannato a 25 anni.

«Amanda e Raffaele volevano umiliare Meredith»

LA VOLONTÀ DI UMILIARE – L’omicidio di Meredith Kercher, secondo i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Firenze si ebbe in una «progressione di aggressività» in cui «puo’ collocarsi la condotta di violenza sessuale che corrispose per quanto riguarda Rudy Guede alla soddisfazione di un proprio istinto sessuale», mentre per «quanto attiene ad Amanda e Raffaele in una volontà di prevaricazione e di umiliazione nei confronti della ragazza inglese». Fra Amanda e Meredith «non vi era un buon rapporto. Meredith, la quale conduceva una vita molto regolare, fatta di studio, di frequentazione delle sue amiche connazionali e, in ultimo, anche di un rapporto affettivo intrecciato con uno dei ragazzi che abitavano al piano seminterrato della villetta, non tollerava il modo con il quale Amanda Marie Knox interpretava la convivenza all’interno dello stesso appartamento».

 

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IL RUOLO DELL’ESASPERAZIONE – La sera dell’omicidio, una «situazione di apparente normalità potrebbe essere stata rotta dall’accendersi della discussione che si inserì in un contesto in cui sia per le condizioni psicofisiche degli imputati» che si erano «raccolti in intimità, facendo anche uso di stupefacenti», sia per il livello di esasperazione cui era giunta la convivenza fra le ragazze, si ebbe una progressione di aggressività all’interno della quale puo’ collocarsi la condotta di violenza sessuale che corrispose, per quanto attiene a Rudy Hermann Guede».

L’AGGRESSIONE CAUSATA DALLA SPARIZIONE DI CONTANTE? – «Non c’era simpatia reciproca, anzi, la ragazza inglese nutriva molte riserve sul comportamento della coinquilina». E l’agressione sarebbe collocabile in una circostanza particolare, ovvero legata alla sparizione di soldi e carte di credito dalla stanza della ragazza inglese. Secondo la Corte questo «potrebbe costituire uno degli elementi che accesero all’interno della villetta la discussione fra gli imputati, Rudy Hermann Guede e Meredith Kercher. La sera dell’omicidio Amanda Marie Knox fece entrare nel’appartamento Rudy Hermann Guede, che la vittima conosceva, ma con il quale non risulta avesse mai intrattenuto rapporti che non fossero del tutto formali. Rudy Hermann Guede sicuramente tenne un comportamento poco urbano all’interno dell’abitazione, comportamento certamente idoneo a infastidire non poco Meredith, la quale probabilmente si era anche accorta della sparizione del denaro riposto nella sua camera e che costituiva la sua quota per il pagamento dell’affitto».

LA FERITA PIU PICCOLA CAUSATA DA SOLLECITO… – «Le due circostanze – scrivono ancora i giudici – potrebbero quindi aver costituito effettivamente un valido motivo per Meredith Kercher, la quale non aveva in simpatia l’imputata, per chiedere a quest’ultima spiegazioni in maniera pressante». Secondo i giudici, una delle armi da taglio provocò la ferita sulla parte destra del collo, quella più piccola. La Corte ritiene che «fosse impugnata da Sollecito» in base al suo Dna trovato sul gancetto del reggiseno della vittima. «Trattasi di Dna – si legge nelle motivazioni – di probabile sfaldamento epiteliale , lasciato dall’imputato al momento in cui quest’ultimo tiro’ il gancetto di reggiseno al fine di scostarlo dalla schiena della ragazza e consentire l’introduzione di una lama che recise la stoffa di chiusura del reggiseno».

 

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…E QUELLA PIÙ GRANDE DALLA KNOX – La Corte ritiene invece che «l’altra lama, quella che produsse la ferita estesa sulla parte sinistra del collo da cui fuoriuscì la gran parte della sostanza ematica che provoco’ la morte di Meredith Kercher sia stata impugnata da Amanda Knox». Per i giudici di Firenze si tratta del coltello da cucina sequestrato in casa di Sollecito sul quale «veniva rinvenuto Dna misto di due contributori: Meredith Kercher e Raffaele Sollecito. «Si tratta di un’attribuzione che non puo’ costituire prova certa per le ragioni relative alla mancata ripetizione dell’analisi sul reperto – prosegue il collegio – ma comunque costituisce un forte indizio della circostanza che quell’arma costituisca la seconda arma utilizzata nell’omicidio di Meredith Kercher».

RUDY E RAFFAELE TENEVANO FERMA AMANDA – «Tutti e tre gli aggressori concorsero (…) alla morte di Meredith Kercher. Non vi è spazio alcuno (…) per una qualsivoglia differenziazione delle responsabilità penali. L’omicidio – si legge ancora nelle motivazioni – aggravato dalla violenza sessuale (…) potè realizzarsi non soltanto perché Amanda Marie Knox sferrò il colpo che cagionò l’emorragia cui conseguì la morte per soffocamento della vittima, ma anche quale conseguenza diretta dell’azione simultanea di Rudy Hermann Guede e di Raffaele Sollecito, che sovrastarono Meredith Kercher bloccandola ed impedendole qualsivoglia reazione di difesa». La volontà omicida degli aggressori risulta quindi palese, secondo la Corte.

IL TESTIMONE ANDAVA ELIMINATO – Una volta che Meredith era stata colpita e che «si era portata l’aggressione alla sfera sessuale, di fronte alla resistenza della ragazza lasciarla in vita avrebbe costituito per gli aggressori la certezza della punizione. A un certo punto dell’aggressione si era andati troppo oltre, Meredith doveva essere messa in condizione di non denunciare l’aggressione subita». Il Dna di Rudy Hermann Guede sul polsino della felpa di Meredith e all’interno della sua vagina «portano a ritenere che Rudy, nelle fasi dell’aggressione non impugnasse alcun coltello, ma avesse le mani libere, che utilizzò per compiere l’aggressione sessuale e per contribuire a tenere immobilizzata la ragazza».