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Come funziona lo spesometro

Lo Spesometro è lo strumento che monitora le spese da 3.600 euro dei contribuenti che devono essere comunicati all’Agenzia delle Entrate. Aziende, commercianti e artigiani sono tenuti a comunicare al Fisco anche tutte le somme fatturate tra operatori commerciali. Il 10 e il 22 aprile erano le due date entro cui adempiere alle comunicazioni richieste dall’Agenzia delle Entrate. Come funziona lo Spesometro? LO spiega il Corriere della Sera:

Ipotizziamo, per esempio, che il signor Tizio abbia acquistato, presso una gioielleria di via Montenapoleone, un anello, che ha pagato 6 mila euro. Questa informazione va a finire dritta nell’Anagrafe tributaria e, si badi bene, non è l’unica informazione in possesso del Fisco in merito alle spese sostenute dal signor Tizio, o meglio, in merito agli elementi che, in un modo o nell’altro, possono essere indici di pericolosità fiscale. Infatti, oltre allo spesometro, altri sono i dati che finiscono nel sistema informativo fiscale: le informazioni sulle giacenze iniziali e finali dei conti correnti, il numero di accessi alle cassette di sicurezza, gli acquisti di immobili anche da privati non titolari di partita Iva e così via.

E quindi:

L’accertamento da redditometro si basa comunque su una valutazione di una pluralità di elementi che verranno confrontati con il reddito (spese sostenute, risparmio accumulato, incrementi patrimoniali …). Per questa ragione, anche qualora il signor Tizio fosse nullatenente, non dovrebbe avere problemi. Questo perché, come più volte ribadito dall’Agenzia delle Entrate, la ragione del redditometro sta nello scovare i grandi evasori. In base a questo ragionamento il nostro signor Tizio difficilmente avrà problemi se l’unico elemento derivante dal sistema informativo fosse inerente all’acquisto del gioiello: si avrebbe una spesa, e quindi un reddito non dichiarato presunto, di appena 6 mila euro.

Spesometro

E non finisce qui:

Ma se a ciò cominciamo ad aggiungere l’acquisto di un immobile, e un frequente accesso a cassette di sicurezza, tutto può cambiare. Certo, ci saranno le situazioni più varie. Pensiamo ad un contribuente che, in un anno, effettua quattro o cinque acquisti del valore di 3 o 4 mila euro ciascuno, che magari risulta avere un conto corrente con saldo iniziale di 20 mila euro e un saldo finale di 90 mila euro, e un reddito dichiarato molto esiguo. In tal caso, il «rischio redditometro» è concreto.