|

Senigallia-Ancona Nord: la terza corsia fantasma che blocca l’A14

Il cantiere della terza corsia dell’Autostrada A14, nel tratto compreso tra Senigallia ed Ancona Nord è fermo da un anno. E nonostante i lamenti dei sindacati ancora non si sa come sarà possibile risolvere la situazione che blocca l’ampliamento a tre corsie del più importante asse viario del nostro Paese, dopo l’A1.

La terza corsia fantasma che blocca l'A14

IL PROGETTO – Il progetto, come riportato da Trail Marche, prevede l’ampliamento da due a tre corsie, con compresa quella di emergenza, nel tratto compreso tra Rimini Nord e Porto Sant’Elpidio, per una lunghezza complessiva di 154,7 chilometri. I lavori vengono giustificati con la necessità di migliorare il collegamento della dorsale adriatica, territorio fortemente industrializzato, con i mercati del centro e del nord Europa. L’area in questione, poi, è caratterizzata da una crescita annuale media del traffico del quattro per cento, decisamente superiore rispetto al valore nazionale.

I COSTI – La portata dei lavori è garantita dalla nascita di cinque nuovi svincoli nel tratto interessato, ovvero Marina di Monte Marciano, Ancona ovest, Porto Sant’Elpidio, Pesaro sud, Fano nord, e l’adeguamento di dieci svincoli esistenti. Il costo totale dell’opera è di un miliardo e 526 milioni di euro con una fine prevista entro il 2016, dopo che Autostrade per l’Italia, titolare dell’opera, ha ottenuto l’autorizzazione di Via nel 2007. La società Autostrade, nel sito A14marcheterzacorsia, parlando dei vari lotti in cui è suddiviso il progetto, illustra lo stato del lotto 4, quello che comprende il tratto Senigallia-Ancona Nord, attualmente fermo da un anno.

La terza corsia fantasma che blocca l'A14

I CANTIERI – Al di là dell’ampliamento della sede autostradale, è prevista la realizzazione di diverse opere maggiori come l’ampliamento di quattro viadotti, Morignano, La Gabriella, Derobbino ed Esino e la nascita di due bretelle al casello di Senigallia. Inoltre si spiega che i cantieri deputati alla realizzazione di tali lavori sono destinati alla realizzazione di magazzini, depositi, officine ed alla produzione di calcestruzzo e conglomerati bituminosi. Nel primo cantiere, al chilometro 197 e 800 lato nord, è installato «l’impianto di produzione dei conglomerati cementizi destinati tanto alle opere d’arte quanto ai conci prefabbricati di rivestimento della galleria Cavallo e al pre-rivestimento della stessa»

GLI IMPIANTI – In questa maniera si mantiene la contiguità tra campi logisitici e cantieri operativi, sviluppati su una superficie di rispettivamente 26.600 e di 24.200 metri quadri. Nel secondo cantiere, al progressivo chilometrico 208 e 300, ha sede l’impianto di produzione di conglomerati bituminosi, sito su un campo di 34.000 mila metri quadri e con un cantiere operativo di 30.000 metri quadri. Nel secondo cantiere alla progressiva km208+300, ha sede l’impianto di produzione di conglomerati bituminosi potendosi prevedere punte di oltre 1500 mc/giorno, non disponibili al momento nella zona. L’intera area alloggia sia un campo base logistico, di 34.000 mq che un cantiere operativo di 30.000 mq.

La terza corsia fantasma che blocca l'A14

IL BLOCCO – Eppure tutto questo è fermo. Da ormai un anno. E la situazione appare a dir poco ingarbugliata. Come ha spiegato la Cgil Marche nel giugno 2013, il 7 giugno Autostrade per l’Italia ha inviato un fax che anticipava una raccomandata in cui veniva comunicata la rescissione del contratto di appalto al consorzio Samac, con i lavori interrotti nell’aprile 2013. Allora il consorzio comunicò che a quel giorno non era pervenuto nessun atto che confermasse la rescissione contrattuale da parte di Autostrade per l’Italia a partire dal 3 giugno 2013. Il blocco venne determinato dalle riserve tecniche avanzate dal consorzio e nei «successivi ritardi nei pagamenti dei Sal da parte della Committenza». All’epoca emerse inoltre che la crisi coinvolgeva quasi 700 persone, tra lavoratori diretti ed indotto.

L’ASTA AL RIBASSO – L’Ics Grandi Lavori nel 2010 comunicò che l’appalto venne vinto dalla Samac per un totale di 260 milioni di euro. Ma questa cifra era frutto di un meccanismo particolare, detto dell’asta a ribasso. Autostrade per l’Italia nel definire un valore per il lotto 4 stabilì che l’importo dei lavori doveva essere di 354.621.087 euro. La Samac però ha ottenuto l’appalto mettendo sul piatto 259.951.936,83 euro. Quasi 95 milioni di euro in meno. E questo, secondo la Cna Pesaro, ha rappresentato un problema. Secondo il presidente Alberto Barilari, ripreso dal Resto del Carlino, a causa delle conseguenze delle gare al massimo ribasso, è accaduto che le imprese locali impegnate nei lavori della terza corsia arrivassero a vantare crediti per 58 milioni di euro.

La terza corsia fantasma che blocca l'A14

I PROBLEMI PER LE AZIENDE SUBAPPALTATRICI – «È successo esattamente quel che avevamo denunciato in tempi non sospetti sulla base di segnalazioni di alcune ditte della provincia -ha spiegato Barilari- ovvero che molte aziende impegnate in quei cantieri potessero finire per rimanere vittime di complicati meccanismi legati al subappalto come diretta conseguenza delle gare al massimo ribasso. Una pratica scellerata che finisce per lasciare sul campo solo macerie». Barilari ha spiegato che i ribassi anche del 50 per cento in meno rispetto alla base d’asta sono inconcepibili anche per via del costo della manodopera, delle materie prime, delle norme per la sicurezza. I vincitori degli appalti poi vengono da fuori-regione ed attraverso il meccanismo del subappalto incassano subito l’importo relativo per non pagare le piccole imprese subappaltanti.