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Stragi e segreto di Stato: in cosa consiste l’«operazione trasparenza» di Renzi

Da Ustica a Peteano, passando per l’attentato dell’Italicus, i fatti di Piazza Fontana e Piazza della Loggia. Ma anche quelli relativi a Gioia Tauro, Stazione di Bologna, Rapido 904. Otto stragi, cinque rimaste impunite, con la verità processuale nascosta da depistaggi, coperture internazionali, ignavia investigativa, opacità di Stato. Il premier Matteo Renzi ha firmato la direttiva per declassificare gli atti delle principali stragi italiane e trasferirli all’archivio di Stato, annunciando un’operazione di “totale disclosure”. Eppure non è ancora chiaro se, grazie ai documenti resi pubblici, sarà possibile fare luce su alcune delle vicende più torbide e complesse della storia recente  della Repubblica italiana. Non è mancato nemmeno lo scontro politico, con Beppe Grillo, capo politico del M5S, che ha bollato l’annuncio di Renzi come un «bluff mediatico»: «Sarà pubblicato solo ciò che è già pubblico da anni», si legge nel blog dell’ex comico, dove si paragona Renzi all’ex presidente Usa Ronald Reagan che, «pur di farsi eleggere, promise di rivelare la verità sugli Ufo». In rete c’è chi ha ricordato come nello stesso blog di Beppe Grillo, in un vecchio post del 2010, si fosse chiesto di togliere il segreto dalla strage di Piazza della Loggia, avvenuta a Brescia nel maggio 1974. In realtà, come ha ricordato il presidente della Casa della Memoria, Manlio Milani, sul Corriere della Sera, «il segreto di Stato è stato opposto sull’Italicus con il governo Craxi e poi con gli omissis su piazza Fontana. Per piazza Loggia no. Non è mai stato posto in sé e per sé, ma sono stati usati il silenzio e la distruzione di documenti».

M5S Matteo Renzi Partita del Cuore

LA DESECRETAZIONE ANNUNCIATA DA RENZI E LO SCONTRO POLITICO – Ieri Renzi ha firmato, alla presenza del sottosegretario Marco Minniti e del direttore del Dis Giampiero Massolo, la direttiva che ha disposto la declassificazione degli atti. E che, per rispondere alle richieste della presidenza della Camera, sarà attuata partendo dal misterioso omicidio di Ilaria Alpi. Renzi, che aveva propagandato l’operazione nel nome della “trasparenza assoluta”, ha ribadito ieri lo stesso concetto: «Uno dei punti qualificanti della nostra azione di governo è proprio quello della trasparenza e dell’apertura. In questa direzione va la decisione che considero un dovere nei confronti dei cittadini e dei familiari delle vittime di episodi che restano una macchia oscura nella nostra memoria comune». Con un comunicato stampa, il governo ha spiegato che «I documenti verranno versati secondo un criterio cronologico (dal più antico ai tempi più recenti), superando l’ostacolo posto dal limite minimo dei 40 anni previsti dalla legge (fatto che vale per tutte le Amministrazioni) prima di poter destinare una unità archivistica all’Archivio Centrale». Sette anni fa, già con la legge di riforma dei servizi segreti e del Segreto di Stato – la 124/2007 – veniva introdotto il concetto di trasparenza nella gestione dei documenti. Ma non solo: veniva ridotto a un massimo di 30 anni la durata del segreto di Stato. Precisando che «in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato notizie, documenti o cose relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell’ordine costituzionale o a fatti costituenti i delitti di cui agli articoli 285, 416-bis, 416-ter e 422 del codice penale».

Segreto di Stato

Un articolo che è stato citato dalle opposizioni – compresa la Lega Nord – per replicare all’annuncio dell’esecutivo: «Sulle stragi Renzi abolisce un segreto di Stato che è già stato abolito sette anni fa», ha attaccato lo stesso Roberto Maroni.

Segreto di Stato 2

 

Anche Marco Travaglio, sul Fatto Quotidiano, ha attaccato l’operazione avviata da Renzi:

«Quanto alla mirabolante abolizione del segreto di Stato sulle stragi di Piazza Fontana, dell’Italicus e di Bologna, c’è un piccolo problema: per legge, il segreto di Stato non può mai riguardare fatti di strage, di terrorismo e di mafia, e comunque può durare fino a 15 anni, prorogabili a un massimo di 30 (Piazza Fontana è del 1969, l’Italicus del 1974, Bologna del 1980). Dunque non si vede quali sconvolgenti verità dovrebbero saltare fuori nel caso in cui la promessa venga mantenuta (è raro che qualcuno metta per iscritto l’ordine di fare una strage e comunque ci sono altri modi per far sparire carte compromettenti, tipo quelle emerse dall’archivio dell’Ufficio affari riservati del Viminale sull’Appia nel 1997, quand’era ministro un certo Napolitano)»

Nonostante la legge del 2007, però, Gianni Barbacetto – sempre sul Fatto – ha chiarito come non siano mai stati completati i regolamenti attuativi: «Così siamo rimasti al segreto che resta segreto. Ora ci riprova Renzi, che promette la declassificazione, di fatto già contenuta nella legge del 2007». Ma mai, di fatto, concretizzata. Era stato il governo Monti a promettere entro l’inizio del 2012 di fornire un elenco completo su tutti gli elementi coinvolti nel segreto di stato. Ma anche in quel caso l’operazione non fu mai portata a termine.

MATERIALE SECRETATO – Come ha precisato Repubblica, in realtà, si tratta di «materiale secretato, ma su cui non c’è segreto di Stato». Come ha ribadito anche la Stampa – precisando come sulla materia esista un groviglio di norme, anche contraddittorie tra loro – il segreto di Stato in effetti è stato «apposto poche decine di volte nella vita della Repubblica: «Sul golpe bianco di Edgardo Sogno, sui rapporti con i palestinesi, sul caso Eni-Petromin. Più di recente è stato sollevato sul caso Abu Omar o su villa Certosa di Silvio Berlusconi». Anche Felice Casson ha spiegato come «non c’è nessun segreto di stato sulle stragi. Ma ci sono ancora una serie di atti che possono riguardare polizia o carabinieri che, se pubblici, possono contribuire a fare luce su fatti del passato». Più che altro il problema è capire quali e quanti siano i documenti che saranno coinvolti nell’operazione “glasnost” di matrice renziana. Come spiega lo stesso Barbacetto:

«Prevedibilmente, i documenti già acquisiti nei decenni scorsi dalle autorità giudiziarie che hanno indagato sulle stragi, sul golpe Borghese, su Gladio. Tutte carte che stanno già negli archivi della Casa della memoria o nei libri di studiosi come Giuseppe De Lutiis o Aldo Giannuli. Chi deciderà che cosa tirar fuori dai cassetti? Chi prenderà la responsabilità di esibire carte nuove e davvero significative, ammesso che siano state conservate, dopo il passaggio negli archivi dei servizi di tanti magistrati (da Rosario Minna a Libero Mancuso, da Leonardo Grassi a Gianpaolo Zorzi, da Carlo Mastelloni a Felice Casson, fino a Guido Salvini)? Se qualcosa di nuovo dovesse arrivare, qualcuno dovrà spiegare come mai l’ha negato, in passato, ai magistrati che l’ave – vano chiesto. E quella spiegazione sarebbe l’ammissione di un reato, benché forse prescritto»

Secondo il giornalista, per portare a termine in modo effettivo l’operazione trasparenza, Renzi dovrebbe partire dal completamento dei regolamenti attuativi della riforma del 2007 , in modo da offrire alla desecretazione un carattere strutturale e non “eccezionale”. Ma non solo: manca ancora oggi un elenco di tutti gli archivi dove stanno i depositi di documenti da declassificare. Così come coinvolgere nell’operazione trasparenza anche l’archivio dell’Arma dei carabinieri: «Dov’è? Nessuno lo sa, nessun magistrato l’ha scoperto», ha spiegato Barbacetto. Così come dovrebbe essere reso pubblico l’archivio del Quirinale.

GLI ATTI – Capire quali saranno gli atti e i documenti coinvolti resta complesso. “La Stampa” ha precisato:

«Che dietro le stragi nazifasciste vi siano migliaia di documenti con il timbro “segreto” o “segretissimo”, ilParlamento lo scoprì nel 2003. All’epoca era stata istituita una commissione d’inchiesta sull’occultamento dei fascicoli processuali nella sede della procura generale militare. Era appena venuto alla luce il cosiddetto «armadio della vergogna» grazie allo scrupolo dell’allora procuratore militare di Roma Antonino Intelisano. Scrivono Roberto Speranza e gli altri capigruppo: «Gli atti della Commissione (audizioni, resoconti stenografici, elenco delle località e delle vittime, relazioni finali) sono stati raccolti e resi pubblici in quattro volumi. Ad esclusione degli atti su cui la Commissione aveva posto il segreto funzionale, nonché dei documenti formalmente classificati «riservati » o «segreti» dalle autorità di Governo».

Quest’ultimi saranno quelli di cui si chiederà la liberalizzazione.