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Società di risparmio gestito, boom in Italia

L’Italia soffre di numerosi problemi nel settore finanziario, ma in un ambito, la gestione del risparmio, le prospettive sono rosee. La raccolta in questi ultimi mesi è sempre più positiva, e le banche si stanno spingendo in questa direzione per recuperare redditività. Nonostante la crisi gli italiani sono ancora uno dei popoli che risparmia maggiormente in Europa.

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L’ITALIA E IL RISPARMIO – Un articolo del quotidiano finanziario Wall Street Journal rimarca come la gestione del risparmio stia attraverso un momento d’oro nel nostro paese. «Anche se le banche italiane si stanno curando le ferite determinate dalla profonda e prolunga flessione economica di questi anni, una parte del settore finanziario sta andando molto bene: la gestione del risparmio», scrive il Wsj, sottolineando come in questi mesi stiano arrivano quantità di denaro record nelle casse delle società che gestiscono il risparmio dei nostri concittadini. Una dinamica che sta ricalibrando il settore bancario verso un settore sempre più promettente, anche per ovviare ai problemi ancora presenti in altri ambiti di attività. Lo scorso anno  i manager del risparmio gestito hanno raccolto quasi 50 miliardi di euro, così chiudendo il 2013 con l’anno più positivo degli ultimi 14 secondo i dati di Assogestioni. Nel solo mese di febbraio il settore ha raccolto circa 12 miliardi di euro, un dato che conferma la crescita del risparmio gestito.

IL BOOM DEL RISPARMIO  GESTITO IN ITALIA- Per Pietro Giuliani, il Ceo di Azimut Holding, una delle poche società di risparmio gestito che è quotata in Borsa, il settore può prosperare, e le imprese attive in questo settore debbono cavalcare l’onda che sta beneficiando gli operatori in questo momento. La scorsa settimana è andata a Piazza Affari una delle società più importanti di risparmio gestito, Anima. Una quotazione che riflette secondo il Wsj la grande attenzione per il risparmio gestito in Italia, che arriva mentre « i bassi tassi di interesse spingono gli italiani a cercare per maggiori ritorni sui loro significavi risparmi, e le banche si spostano su investimenti che generano più profitti rispetto ai prestiti», rimarca il quotidiano finanziario. Il potenziale, scrive il Wall Street Journal, è largo, visto che l’industria del risparmio gestito detiene asset che valgono circa il 20% del Pil italiano, rispetto al 30% della Francia e il 40% del Regno Unito.

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IL RISPARMIO DEGLI ITALIANI – Gli italiani, sottolinea il quotidiano finanziario, sono tradizionalmente tra i maggiori risparmiatori del mondo. Nonostante gli effetti duraturi dell’eurocrisi, i cittadini del nostro paese riescono a mettere da parte circa il 13% del loro reddito disponibile, una percentuale ben superiore rispetto al 5,2% del Regno Unito, e dell’11%, media del risparmio all’interno dell’Unione Europea secondo i dati Eurostat dell’ultimo trimestre 2013. Circa metà del risparmio degli italiani si è però diretta verso investimenti molto sicuri, come i depositi bancari o le obbligazioni statali, che ormai offrono rendimenti molto bassi. Assogestioni rimarca come in Francia e nel Regno Unito questa percentuale scenda ad un terzo, mentre negli Usa è pari ad un quinto. Una dinamica favorita dalla frenata dei prestiti interbancari causata dalla crisi dell’euro nel 2011, così che le banche hanno spinto in modo aggressivo i loro clienti verso i depositi e i bond sovrani. La caduta dei tassi di interesse ha però lasciato i risparmiatori con rendimenti ormai deludenti. Nel 2011 i Bot a due anni offrivano tassi di circa il 7%, mentre ora si guadagna meno dell’1%. I Btp a cinque anni hanno dimezzato i loro rendimenti, mentre i depositi bancari offrono poco più dell’1%.

IL MERCATO DEL RISPARMIO GESTITO – Come conferma il Ceo di Banca Generali al Wsj, gli investitori cercano migliori opportunità sul mercato in una fase di crollo dei rendimenti delle obbligazioni sovrane. Società quali Pioneer Investment, controllata da Unicredit, oppure Azimut Holding, stanno muovendosi con sempre più aggressività in questo settore, spinte dalla nuova attenzione del pubblico dei risparmiatori. Azimut ha raccolto circa un miliardo e mezzo di euro nel primo trimestre del 2014, leggermente più del doppio rispetto a quanto fatto nei primi tre mesi dell’anno scorso. Il forte aumento del settore sta movimentando il mercato, così che Clessidra, Bpm e Mps hanno deciso di vendere due terzi delle loro quote di Anima, portando in Borsa questa società di risparmio gestito. La domanda per le azioni è stata superiore di cinque volte rispetto all’offerta. Il Wall Street Journal rimarca come le banche stiano rafforzando le loro divisioni di risparmio gestito. Unicredit infatti porterà in Borsa Fineca, una quotazione che dovrebbe valere circa 2 miliardi e mezzo di euro, una delle più significative degli ultimi anni.