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Sgravi fiscali: tutti i bonus del governo Renzi

In vista del decreto di venerdì in Consiglio dei ministri, l’esecutivo sta pensando di cambiare le regole per elargire il bonus fiscale promesso dal governo Renzi. Secondo il quotidiano “La Stampa”, il beneficio da ottanta euro al mese (massimo, dato che la media sarà inferiore, ndr) non si concentrerà su chi dichiara 1.500 netti, ma su chi guadagna circa 1.200 euro. Per poi allargarsi verso i redditi molto bassi. Per quanto riguarda gli incapienti, ovvero tutti quelli che percepiscono meno di 8mila euro lordi l’anno e non pagano le tasse, è stato il Corriere della Sera a spiegare come l’esecutivo abbia previsto un bonus da 40-50 euro. Il nodo restano però le coperture.

 

Per sbloccare l’operazione bonus in busta-paga il governo Renzi ha previsto tagli per il settore della sanità, esteso la decurtazione degli stipendi dei dirigenti pubblici anche ai magistrati, alle alte gerarchie militari e ai docenti universitari, confermato il risparmio di 800 milioni di euro sull’acquisto di beni e servizi. Secondo il quotidiano “La Repubblica”, possibile anche il taglio di un miliardo alle agevolazioni per le aziende, così come potrebbe riaprirsi la disputa sulla spesa per i cacciabombardieri americani F35, gli aerei da guerra che l’Italia si è impegnata ad acquistare dalla Lockeed Martin. Se era stata la ministra della Difesa Roberta Pinotti a spiegare come fosse «lecito pensare a una riduzione», l’arrivo di Barack Obama e il suo avvertimento sulle spese militari in Italia avevano allontanato l’ipotesi. Ma al governo potrebbe servire anche ridurre i costi per gli armamenti, se intende portare avanti quegli sgravi fiscali promessi.

GLI SGRAVI FISCALI E LE REGOLE– Da giorni Tesoro e Palazzo Chigi discutono sui meccanismi per il bonus. Se l’ipotesi nota prevedeva un aumento delle detrazioni fiscali per i redditi fino a 25 mila euro – ovvero, 1500 euro netti al mese – , secondo quanto riportato da “La Stampa” emergevano alcune controindicazioni. A partire dal fatto che venivano lasciati fuori gli «incapienti» – dato che non raggiungono la soglia minima oltre la quale si pagano le tasse -, ai quali lo stesso Renzi aveva promesso un sostegno. Per questo il Mef è stato costretto a trovare un nuovo meccanismo, cercando anche nuove coperture (almeno un altro miliardo di euro). Ma non solo: in ogni caso, lo sgravio «parallelo» risultava molto più basso rispetto a quello garantito ai redditi più alti. Si legge:

«La decisione di Renzi di aiutare i più poveri ha di fatto stravolto la filosofia di un progetto che prometteva di restituire di più a chi paga più tasse. Così, nel tentativo di dare maggior sollievo ai più deboli, è spuntata la soluzione B. Via le detrazioni, si interviene sugli oneri sociali. Invece di calcolare una complicata curva di quanto detrarre, il decreto taglierà gli oneri sociali a carico del lavoratore del 5-6%. Lo Stato si comporterà come un sostituto d’imposta, pagando la differenza sulla quota prevista normalmente in busta paga.

Sgravi fiscali
Photocredit: La Stampa

Per questo l’intervento non dovrebbe concentrarsi su chi percepisce 1500 euro mensili, ma su una soglia attorno ai 1200/1300 euro, secondo il quotidiano torinese. Ma si tratta ancora di ipotesi. Questo invece il meccanismo di elargizione del bonus, con benefici per redditi fino a 28mila euro e inserimento degli incapienti, mostrato da La Repubblica:

come si potrebbe dividere il bonus
Photocredit: La Repubblica

IL NODO DELLE COPERTURE – Resta invece incertezza sulle coperture necessarie per gli sgravi fiscali. Entro oggi, per per varare il decreto, servirà l’approvazione da parte del Parlamento del Def e dell’autorizzazione allo slittamento di un anno del pareggio di bilancio. I tagli restano complicati: per il 2014, 4 miliardi e mezzo dovrebbero arrivare dalla spending review. In particolare, un miliardo arriverà dalla Sanità, un altro dalla “sforbiciata” agli incentivi alle imprese, 800 milioni di euro dalla revisione dell’acquisto di beni e servizi, mentre altri 800 dal già citato taglio agli stipendi. Ma non solo: per il quotidiano diretto da Ezio Mauro, «nel mirino restano le municipalizzate e la gestione degli immobili pubblici. Rotti gli indugi, sembra pronto anche un taglio al programma di acquisto dei 90 cacciabombardieri Usa prodotti dalla Lockheed-Martin». L’obiettivo è così arrivare ai 4 miliardi e mezzo sui quali conta l’esecutivo. C’è poi l’ipotesi di usare l’Iva che lo Stato recupererà dallo sblocco dei pagamenti dei debiti contratti dalle pubbliche amministrazioni con le imprese. Un intervento che potrebbe garantire un altro miliardo, secondo le previsioni. Allo stesso modo è in arrivo l’aumento delle tasse sulle plusvalenze che gli istituti di credito ricaveranno dalla rivalutazione delle quote-Bankitalia. La quota dovrebbe passare dal 12 al 24-26%: anche questa misura dovrebbe permettere allo Stato di contare su un miliardo circa.