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Massimiliano Daddani: l’agente indagato per aver calpestato la manifestante a Roma

Il capo della polizia Alessandro Pansa lo aveva bollato come un «cretino da identificare e sanzionare», l’agente sotto accusa, dopo essersi presentato in Questura, ha preferito difendersi in modo grottesco: «Non mi sono accorto di aver calpestato una ragazza. Ero distratto, pensavo fosse uno zaino», ha spiegato. Artificiere, si chiama Massimiliano Daddani, lavora nella Capitale ed è indagato per lesioni volontarie, con l’aggravante dell’abuso di potere. I filmati recuperati degli scontri del 12 aprile, durante il corteo dei movimenti, sono chiari e smentiscono la sua versione: il pestone del poliziotto all’addome della manifestante a terra era volontario. Ma non solo: altri video emersi – compreso uno mostrato da Repubblica.it – mostrano la polizia aggredire e picchiare un altro manifestante. Lo stesso Daddani viene incastrato dalle immagini: i filmati di «Servizio pubblico», che hanno evidenziato gli abusi commessi tra via Veneto, piazza Barberini e via del Tritone, hanno immortalato il comportamento dell’agente. Colpevole di aver manganellato anche altri manifestanti prima di calpestare la ragazza inerme.

Agente calpesta ragazza zaino
Massimiliano Daddani, l’agente indagato –   Photocredit: Corriere della Sera

MASSIMILIANO DADDANI: L’AGENTE CHE HA CALPESTATO LA MANIFESTANTE – La sua difesa singolare viene riportata dal Corriere della Sera: «Sabato scorso ero in servizio perché sono un artificiere. Nel momento degli scontri ero distratto perché cercavo eventuali ordigni inesplosi. Non mi sono accorto di aver calpestato una ragazza. Pensavo fosse uno zaino», si legge in una pagina dattiloscritta trasmessa ieri mattina dalla Digos al pubblico ministero Eugenio Albamonte.


Videocredit: Repubblica.it

Ma non è stato di certo l’unico poliziotto ad essersi macchiato di violenze e abusi durante il corteo del 12 aprile, nonostante le parole del ministero dell’Interno Angelino Alfano – che parlò di «ennesimo tentativo di saccheggio», che sarebbe stato sventato da «uomini e donne in divisa» che hanno «protetto» la Capitale – e quelle dello stesso Pansa. Se il capo della polizia aveva attaccato l’agente del pestone, allo stesso tempo aveva difeso la polizia, precisando come fosse necessario «applaudire» tutti gli altri agenti «per come avevano operato e per come avevano agito con grandissima correttezza, non eccedendo assolutamente, esercitando la forza nei limiti corretti». In realtà, diversi filmati e scatti – rimbalzati anche in rete, come quelli con gli agenti che imppugnano i manganelli al contrario – hanno mostrato come anche altri colleghi dell’agente sotto accusa abbiano fatto ricorso alla violenza. Bloccando e poi prendendo a calci altri manifestanti. Sono stati i responsabili dell’Acad – l’associazione contro gli abusi in divisa – a recuperare le immagini: «Le stiamo raccogliendo insieme alle segnalazioni, con l’intenzione di portarle in Procura», hanno annunciato.  Tutto mentre Daddani continua a spiegare di non essersi accorto di nulla: «L’ho visto in tv , non mi sono proprio accorto delle persone che erano per terra. Soltanto guardando la televisione che mandava le immagini ho scoperto che cosa era accaduto. Soltanto allora ho visto che si trattava di una ragazza e ho notato il giovane che le stava sopra», si è difeso l’artificiere, già sottoposto a procedimento disciplinare. Per ora l’iter è stato fermato: in base alla legge, la precedenza spetta all’inchiesta penale, con l’eventuale processo. Sarà compito del questore, invece, decidere sulla possibile sospensione del servizio o sul trasferimento in un altro ufficio.

Dopo le nuove immagini dei pestaggi in piazza, anche il comportamento di altri colleghi è finito sotto accusa. Il filmato di Repubblica.it ha mostrato tre poliziotti, in tenuta antisommossa, che hanno picchiato un altro ragazzo, sempre sdraiato per terra. Con tanto di calci all’addome, alla schiena e colpi con il manganello impugnato al contrario. Intervistato dal quotidiano diretto da Ezio Mauro, il vice-ministro dell’Interno Filippo Bubbico (con delega alla Pubblica sicurezza) ha spiegato come i responsabili degli abusi dovranno essere puniti. Ma non si è sbilanciato troppo sulle richieste di inserire i codici identificativi nelle divise. Anzi, ha spiegato di ritenere adeguate le misure oggi a disposizione per verificare chi non rispetta le leggi: 

«Ci sono tante ragioni per sostenerne l’utilità, e altrettante per l’esatto contrario. Questo argomento comunque va affrontato con i sindacati di polizia. Penso che i mezzi per riconoscere in queste situazioni i responsabili ci siano. E siano più che sufficienti».

Intanto la ragazza calpestata (Deborah Angrisani, 22 anni) e il ragazzo (Andrea Coltelli, 19 anni) che tentava di proteggerla abbracciandola per terra, potrebbero presentare denuncia contro Massimiliano Daddani, dopo l’apertura d’ufficio del fascicolo. Anche perché , come ha spiegato il Corriere della Sera, «le lesioni volontarie si possono contestare soltanto con una prognosi superiore a venti giorni e dunque per poter procedere è necessario il referto medico».