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Gli 80 euro di Matteo Renzi sono veri?

In vista taglio dell’Irpef in busta paga previsto per il mese di maggio il presidente del Consiglio Matteo Renzi continua a manifestare entusiasmo. Su Twitter il capo del governo ad ogni occasione assicura che il lavoro dell’esecutivo prosegue «molto bene» e che quindi presto chi guadagna meno di 25mila euro annui otterrà circa mille euro in più (80 euro al mese) rispetto a quanto guadagnato finora.

 

Conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri

 

LA PROMESSA E LE SMENTITE – Ma la promessa non convince tutti. Soprattutto alla luce del parere espresso alle commissioni riuntite di Camera e Senato da Istat e Banca d’Italia sul Documento di Economia e Finanza (ex Dpef) presentato pochi giorni fa da premier e ministri. Ad evidenziare i dubbi sulla copertura finanziaria della promessa di Renzi sono ovviamente i quotidiani vicini al centrodestra di Silvio Berlusconi. Libero e Il Giornale sottolineano in particolare che lo sgravio dei fatidici 80 euro potrebbe in realtà oscillare tra i 40 e i 65 euro e che la spending review del commissario Carlo Cottarelli potrebbe essere insufficiente per garantire un’adeguata copertura finanziaria.

I NUMERI DELL’ISTAT – Secondo il presidente dell’Istat Antonio Golini «il beneficio relativo della revisione Irperf» sarebbe «pari a 714 euro per le famiglie più povere», di «796 euro per le famiglie del secondo quinto, 768 per quelle del terzo quinto, 696 per quelle del quarto quinto e 451 per le famiglie più ricche». Insomma, nessuna delle famiglie otterrebbe uno sgravio di mille euro annui. Secondo Renato Brunetta il beneficio in busta paga non sarà dunque di 80 euro ma solo di 40-65 euro, e potrebbe ancora assottigliarsi, o finanche dimezzarsi, nel caso, come annunciato dal presidente del Consiglio, lo sgravio venisse esteso anche agli incapienti.

LE PERPLESSITÀ DI BANCA D’ITALIA – Non lasciano sereni rispetto alla bontà del piano di Renzi nemmeno le parole del vicedirettore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, il quale, parlando ieri delle coperture, ha dichiarato che «nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile dalla spending review non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici, qualora dovessero finanziare lo sgravio dell’Irpef, evitare l’aumento di entrate e dare anche copertura agli esborsi connessi con programmi esistenti non esclusi nella legislazione vigente».

 

spesa pubblica pil italia

 

LA SFIDUCIA DEI MERCATI – Infine, ci sono le perplessità del mondo finanziario relative al sistema politico italiano. Gli economisti di Eurler Hermes, gigante europeo delle assicurazioni di crediti commerciali hanno dimezzato da +0,8% del pil a +0,4% le stime di crescita messe nero su bianco dal governo per il 2014 sostenendo che la «debole coalizione di governo» rappresenta una minaccia per l’«agenda di riforme» e che le proposte in campo non bastano per «sostenere il credito, diminuire la pressione fiscale sulle imprese e ridurre i costi di eenrgia e trasporti». In poche parole il libro delle promesse di Renzi potrebbe trasformarsi in libro dei sogni.

(Fonte foto: archivio LaPresse. Infografica da Libero – P&G/L)