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Come si fa a seguire la propria strada?

Fin da piccola volevo fare lo scrittore, era il mio sogno. Volevo anche fare l’astronauta, ma non ho mai avuto il fisico. Così ho ripiegato sullo scrivere. Scrivere è come ballare sulle punte. Ci vuole un sacco di esercizio e poi magari cadi come un salame durante la più banale delle piroette. Lo so perché mi è successo un sacco di volte. A tutte queste cose ho pensato negli scorsi giorni, perché sono andata in una terza media a parlare del mio si fa per dire lavoro e di cosa ha significato per me seguire la mia (o presunta tale) strada. Ho parlato per un’ora e settimana prossima andrò in un’altra classe. Ci ho pensato e ci sto pensando tanto, ho scritto un po’ di pagine, me le sono studiate e poi quando sono stata lì ho parlato di tutt’altro. L’unica cosa che alla fine sono riuscita a dire è che seguire una strada non è sempre un percorso dritto, che parti da qui e arrivi là senza intoppi. La vita di solito è un percorso a zig zag. Anche la scuola è così, ma la vita di più. Inoltre, prima di seguirla, uno la propria strada la dovrebbe anche trovare, e questa è una complicazione in più, soprattutto quando sei adolescente.

IL CORAGGIO DI AVERE PAURA – Ho detto che la prima cosa che bisogna fare è avere paura e la seconda è non avere paura. Per questo prima di tutto nella vita serve il coraggio: ci vuole coraggio anche per accettare la paura, a volte. Un particolare che da giovane non sapevo e che avrei apprezzato che qualcuno mi avesse detto. Volevo anche aggiungere che non hanno la più pallida idea di quanti sbagli faranno, ma ne faranno tanti (spero non quanti ne ho fatti io), poi ho evitato perché forse a tredici anni già se lo immaginano e anche perché ero lì per infondere loro un po’ di fiducia nel futuro. D’altronde guardando questi ragazzini incantati nel sentire le mie cazzate sull’utilità degli studi classici e sulla bellezza della pagina scritta (che sia più o meno retroilluminata, su una carta polverosa o sullo schermo di un tablet) ho pensato che glielo devo, alla generazione entrante, di avere un po’ più di speranza nel futuro.

AVERE SUCCESSO O ANDARE IN VACCA – Dire che so dove sto andando io o suggerire a qualcuno una strada mi sono accorta proprio in quel momento che non sono capace e forse capace non lo sarò mai, però dire che è negativo non sapere dove diavolo si sta andando non me la sono sentita di dirlo. Poi è vero che per avere successo o parimenti per andare in vacca servono l’inglese e le lingue e i master e i diplomi e i soggiorni all’estero e la convinzione e la motivazione e il modo giusto di porsi e l’ispirazione e il carattere e la spavalderia. A un certo punto mi è venuta in mente una delle molte belle frasi che conosco e che fanno parte del mio repertorio. È di Oscar Wilde: “È perché l’Umanità non ha mai saputo dove stesse andando che è stata in grado di trovare la sua strada.” Ma sul momento mi è sembrata una riflessione illuminante ma un pelino troppo decadente, quindi anche in quel caso ho glissato. Una frase così si attaglia alla perfezione a un genio come Oscar Wilde, ma non è articolo per tutte le anime. Anche lui sapeva bene che non si trova la strada dell’immortalità facendo le cose a vanvera. Non funziona così, e soprattutto queste cose non si possono dire ai ragazzini, cala che la usino come scusa per poi non studiare la grammatica e la geometria.

LA STRADA CHE PORTA A SCUOLA – Non c’è come cercare di illuminare la via ad altri per comprendere quanti pochi lampioni ci sono sulla propria. Alla fine ero in preda a visioni allucinatorie. Ai visi freschi di quelle ragazze e ragazzi così carini ed educati seduti ciascuno al proprio banco si sovrapponeva l’immagine di loro a cinquant’anni: disillusi, infelici, falliti, anche per colpa della generazione dei loro genitori, che ha dato un pessimo esempio e ha fornito consigli deliranti. A quel punto mi sono ricordata di un aforisma di Heinrich Böll, “Forse non è a scuola che impariamo la vita, ma lungo la strada che porta a scuola.” Allora l’ho detto e un paio di ragazzine se lo sono anche segnato. Dai, meglio di niente. Uscendo ho pensato che la vita la impariamo anche lungo la strada che porta lontano da scuola, soprattutto dopo che in tale scuola uno ha pronunciato una montagna di cazzate.