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Le ville e i soldi sequestrati a Roberto Formigoni

Roberto Formigoni si dichiara sempre innocente, e Giuseppe Ferrarella sul Corriere della Sera si diverte molto a ricordare tutte le volte in cui il Celeste ha parlato alla stampa negando le accuse della magistratura. Ma, racconta il quotidiano, stavolta la situazione è più grigia del solito:

Il sequestro preventivo dei saldi bancari, trasferiti sul Fondo Unico Giustizia, è stato infatti ordinato dal giudice Paolo Guidi su richiesta il 26 febbraio dei pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta, a garanzia della futura confisca (in caso di condanna) del profitto dei reati addebitati a Formigoni (per circa 8 milioni) nel decreto che lo ha rinviato a giudizio dal prossimo 6 maggio: poco o tanto che giaccia sui conti di Formigoni passa quindi sotto controllo dello Stato sino a un valore di 49 milioni di euro per l’associazione a delinquere (per l’accusa i profitti sono di più, ma ai fini del provvedimento cautelare contano solo quelli dopo l’entrata in vigore di una novella legislativa nel 2006), sino a 39 milioni per le corruzioni Maugeri, e sino a 7,6 milioni per le corruzioni San Raffaele.

Poi c’è il solito Alberto Perego:

Lo stesso vale per la trascrizione immobiliare da operare nei registri sardi della favolosa villa ceduta nel 2011 da una società di Daccò a prezzo di favore (per un vantaggio stimato dagli inquirenti in 1,5 milioni di risparmio rispetto ai valori veri di mercato) a un coinquilino di Formigoni nella comunità laicale dei «Memores Domini» di Cl, Alberto Perego, finanziato nello stesso periodo con 1,1 milioni proprio da Formigoni.

Ma un conto per fortuna il Celeste l’ha salvato:

L’ex governatore lombardo, odierno presidente della Commissione Agricoltura di Palazzo Madama, non morirà però di fame: il sequestro risparmia infatti il conto sul quale l’attuale senatore non più del partito di Berlusconi ma di quello di Alfano (Ncd) percepisce ciò che non può essere vincolato, e cioè l’indennità parlamentare mensile di 5.300 euro netti (poi ci sono 3.500 di diaria, 1.650 di rimborso spese generali, e 2.090 di rimborso spese per l’esercizio del mandato). Il sequestro colpisce anche i beni di Perego, e si estende ai coimputati Daccò, Antonio Simone e Costantino Passerino già privati nel luglio 2012 di 25,4 milioni.