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Ballarò con il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi

BALLARÒ, IL FATTORE BERLUSCONI – Ed a seguire c’è uno scontro tra Speranza e Toti sulle riforme, con l’esponente del Partito Democratico che prima interrompe Toti e poi Speranza parlando della schiavitù intellettuale di Berlusconi e poi dimentica come nel 2005 il governo di centrodestra votò una riforma costituzionale abolita poi da un referendum e rifiuta di parlare delle divisioni all’interno del Partito Democratico. Ed oggi Renzi è ancora sotto l’abbraccio mortale di Berlusconi e fare le riforme con lui è impossibile. Speranza risponde che non si è sotto l’abbraccio mortale di Silvio ed ora tocca a Forza Italia prendere provvedimenti sulle riforme.


BALLARÒ, DI PENSIONE E PENSIONE – Relativamente ai costi della politica si parla di pensioni d’oro, di provvedimenti a favore di politici, militari, generali, dirigenti, arrivando ai lavoratori che ancora oggi, come ad esempio i macchinisti, si vedono allungare la loro esperienza lavorativa di otto anni. Il tutto mentre i baby pensionati dopo 15 anni di lavoro sono a casa. Si torna in studio con Giovanni Toti che non vuole più parlare di ricche pensioni ma di sette milioni di persone che vivono con meno di 1000 euro al mese. Belpietro dice che sospetta di essere preso in giro come nel caso delle province, non abolite ma solo modificate con un nome diverso per un risparmio di un milione di euro a provincia. E per quanto riguarda il Def, ci sono gli ottanta euro ma se si tolgono le detrazioni questi soldi spariscono. E se ci sono le clausole di salvaguardia, vuol dire che ci sono i tagli lineari con il risultato che i cittadini dovranno pagare di più. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato una crescita dello 0,6 per cento e Padoan in passato ha detto di sentire più vicino il valore dell’Fmi. Il ministro Guidi parla di un processo alle intenzioni e parlando delle previsioni del governo Letta non erano caratterizzati da un prolungamento della crisi. La legge Sabatini che parla di contributi strutturali per le imprese che ha raccolto richieste per più di 600 milioni di euro, a dimostrazione che il mercato c’è e va sfruttato. Ma Floris chiede cos’accadrà in futuro con i tagli e con il rispetto degli impegni con l’Europa. E prima di proseguire il discorso, viene presentato un servizio relativo al destino di Silvio Berlusconi che il prossimo 10 aprile saprà se verrà condannato ai domiciliari o ai servizi sociali. Si torna in studio con Roberto Speranza che dice che bisogna superare la figura Berlusconi pensando al futuro ed alle riforme. Tuttavia si spera che Forza Italia non difenda i diritti di una persona e pensi agli italiani. E per quanto riguarda i 22 che hanno portato ad un accordo con il Movimento Cinque Stelle per una nuova riforma del Senato, è una mossa strumentale dei cinque stelle.

 

 

 

 

 

 

 

BALLARÒ, SCIVOLATE POPULISTE – Dopo la pubblicità viene proposto un confronto tra proposte dei leader dei principali movimenti politici. E tutti e tre sono concordi nel dire che la politica è il male del Paese. Tutti d’accordo già da anni. E dopo scontri con giornalisti ed avversari politici, ora è il momento dei selfie. Si torna in studio con Federica Guidi che cerca di rispondere evidenziando che non è stato presentato un documento che si basa sul tetto agli stipendi dei manager pubblici. E questo è un principio di equità e solidarietà in un momento in cui il Paese tira la cinghia. Ma i sacrifici devono essere condivisi. E dopo aver escluso che il taglio riguarda le società quotate, risulta che si possano tagliare i contratti in essere ma non può escludere che ci siano ricorsi. Belpietro aggiunge che i tagli sono volontari. Si torna alla Guidi che spiega come si sia parlato di pubblica amministrazione centrale e locale. Lucia Annunziata interviene chiedendo lumi sullo stipendio più alto di tutti, quello di Scaroni dell’Eni. E visto che l’Eni è fuori perché è un’azienda partecipata, vuol dire che i quattro livelli più alti di stipendio non saranno toccati. Belpietro aggiunge che essendo contratti a tempo indeterminato, neanche gli altri verranno tagliati. Il professor Antiseri spiega che cos’è il populismo ma prima voleva terminare il discorso precedente spiegando che la cosa malvagia è non contemplare il concetto di produttività. Il principio è buono ma quello che pensa Belpietro è vero e certi stipendi sono un’offesa per la democrazia. E per quanto riguarda il populismo, questo indica un popolo omogeneo che è in comunione mistica con il capo e si reputa puro e diverso da tutti gli altri. Roberto Speranza parla di un basso grado di fiducia e per la prima volta oggi si vedono passi concreti e non solo annunci. Oggi ci sono tanti uccelli del malaugurio e persone che auspicano il fallimento. Lui non crede l’uomo dei miracoli ma che questa volta bisogna farcela come uomo e ragazzo trentacinquenne dicendo che se si ripresenta davanti agli elettori senza aver fatto nulla si dovrebbe vergognare. E dopo un servizio in cui si mostrano le difficoltà delle riforme, il Professor Aldo Giannulli parla di un processo confuso che tocca temi importanti ma che porta alla nascita di un sistema che non tiene conto degli effetti delle altre riforme. Si arriva al Senato delle Autonomie con una marcia indietro rispetto all’obiettivo della riforma del titolo V. Si tratta quindi di una riforma fatta in fretta e furia ed è bene cambiare la Costituzione con un’assemblea costituente. E certi provvedimenti non si fanno in una manciata di settimane. Renzi dà l’idea di uno che non sa dove andare ma che ci va di corsa, un bersagliere del nulla disposto ad andare di fronte ad un mix che porta ad effetti devastanti nell’ottica del populismo. Ed il rischio è che ci sia un accentramento pericoloso. Lucia Annunziata torna indietro al Def perché la discussione non ha portato a niente. il governo punta all’equità sociale e per questo si è esposto su due fronti, uno questo ed uno gli ottanta euro che dovrebbero rappresentare uno stimolo alla spesa. Ma è giusto chiedersi se questi soldi contribuiranno a far rilanciare l’economia generando posti di lavoro. La Merkel ha chiesto a Renzi come pensa di far ripartire l’economia con 80 euro per 10 milioni di persone, quindi è opportuno leggere le stime economiche del Def. Ed il governo dice che avranno un effetto neutro fino al 2016 per avere effetti a partire dal 2017. Da notare come la Guidi venga assistita da un uomo dello staff, segno che forse non conosce il contenuto del documento e risponde all’Annunziata che sostiene che in fondo il programma ed il progetto economico è uguale a quello di Enrico Letta. Si tratta quindi di una continuità rispetto all’esecutivo precedente. Il ministro nega quello che è stato detto giorni fa sostenendo che questi soldi non faranno ripartire l’economia e respinge le obiezioni, scatenando la protesta dell’Annunziata che porta a sostegno dei numeri. Oltretutto siamo in un momento di bassa inflazione. E basterebbe un’inflazione al due per cento con una crescita all’un per cento che porti ad una crescita finale del tre per cento. Curiosamente, le stesse parole usate in conferenza stampa da Piercarlo Padoan. Eppure i dati parlano di una revisione della crescita per un mandamento uguale a quello Letta, con la Guidi che dice che che è tutta colpa dello shift di sei mesi della crisi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BALLARÒ, LA SETTIMANA POLITICA – Beppe Grillo dice di salvare la moglie di Matteo Renzi. Viene poi riproposta la visita a Malagrotta in cui Grillo ha definito il Presidente del Consiglio figlio di Gelli. Ed a seguire si riprende ancora il Semplice Portavoce che ritiene come la politica sia ormai piena di nulla. Ma il servizio è partito con la festa di compleanno di Scalfari per i suoi 90 anni, con Roberto Benigni che dice che in futuro tutta Italia sarà pronta a festeggiare i 120 anni della dittatura di Renzi. Il ministro Guidi, chiamata a commentare le coperture per gli 80 euro destinati ai lavoratori dipendenti, spiega che il progetto è serio e rigoroso oltre ad essere caratterizzato da una forma di prudenza ed ottimismo. I numeri, non campati in aria, sono caratterizzati da un piano di riforme straordinario a partire dal cuneo fiscale. Il Def è quindi il biglietto da visita del governo di fronte a tutta Europa ed è il booster di ciò che si andrà a fare, segno di una credibilità assoluta che fornirà sorprese in positivo. Giovanni Toti dice che ci vuole serietà per analizzare il documento ma sente la presenza di una dicotomia tra fiducia e realtà. Ma il provvedimento è viziato da due tasse alzate, quella sulle banche, con la speranza che i costi non vengano riproposti ai correntisti e quella sulle rendite finanziarie. Ed il calo dell’Irap appare molto timido così come l’intenzione di aiutare i dipendenti mentre partite Iva e piccoli commercianti rimarranno a bocca asciutta. E mentre il jobs act è stato trasformato in una legge delega che richiederà almeno un anno, non si sa quando verranno fatti i pagamenti per la pubblica amministrazione, promessi per giugno e spariti dal radar. Il ministro Guidi dice che il rilascio di 20 miliardi di euro per saldare parte dei debiti della Pubblica Amministrazione (i soldi promessi da Enrico Letta) e se il provvedimento può rappresentare una tantum, una volta dato il via al meccanismo sarà possibile mantenere il provvedimento attivo. E per quanto riguarda gli incapienti si sta studiando una formula per arrivare a mantenere ciò che è stato definito. Non si capisce però quello che sarà il provvedimento tanto che Floris si chiede se si tratta della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Sergio Rizzo dice che 4,5 miliardi di euro vale meno dell’1 per cento del bilancio pubblico. Ed è molto poco. Poi ci sono i tagli sulla difesa, gli affitti della pubblica amministrazione. E poi c’è il capitolo degli enti locali. Il ministro dice che spending review significa agire su immobili, affitti e spese riqualificando quella pubblica improduttiva trovando un livello di efficienza sostanziale. Maurizio Belpietro smonta pezzo per pezzo il Def parlando di una presa in giro. L’Iva sul rimborso dei debiti della pubblica amministrazione indica che entro l’anno verranno pagati solo 10 miliardi. Per quanto riguarda il taglio degli stipendi dei manager ricordando che con il contratto attuale si rischia il ricorso con rimborso ed interessi. Il ministro Guidi svicola il concetto di ricorso spiegando che bisogna incidere sulla spesa pubblica. Per questo si risponde ad un principio di equità e solidarietà. E dice che si vedrà se non potrà fare. Ma Belpietro ricorda ancora che è possibile che rivolgendosi alla magistratura potrà avere soldi indietro. E per questo, incalza la Guidi, si teme che i soldi possano tornare indietro. E su quest’anno la previsione realistica è di 4 miliardi e mezzo. Ma Renzi aveva detto che quelli di Cottarelli erano sei. Ma prima erano tre. Il filosofo Antiseri sul taglio degli stipendi dice che l’obiezione di Belpietro è seria ma che allo stesso tempo si può aspettare il rinnovo. Allo stesso tempo si chiede come fanno i manager di Stato, amici di politici, che prendono stipendi alti (e scatta l’applauso che sembra infastidire Antiseri) e dice che la destra ha governato per vent’anni. Belpietro chiede dove stava Prodi ed aggiunge che il taglio degli stipendi è falso. Da notare come Speranza guardi da ogni parte tranne l’interlocutore. Si finisce con persone che si parlano sopra con Floris che ride chiedendo la chiusura del microfono.

 

 

 

 

BALLARÒ, LA SCHEDA DI MAURIZIO CROZZA – Maurizio Crozza apre ricordando come 22 senatori del Pd hanno detto di non voler appoggiare la riforma del Senato scrivendo un progetto con il Movimento Cinque Stelle a riprova che il vero Def è all’interno del Pd, Diviso dall’ennesima Faida. Il Pd anziché essere un mitocondrio ma un mitocontro, uno contro l’altro. Oppure si può dire che sono ermafroditi, ovvero che si fottono da soli senza godere mai. Il Pd è una massa informe di minoranze in grado di non tutelarsi. Non vogliono far cadere Renzi ma si limitano a dargli colpetti sui maroni. Ed il giorno in cui Renzi riuscirà a far fuori sé stesso allora raggiungerà il suo obiettivo politico. E con Toti in studio c’è ancora qualcosa da ridere e ti rilassi come con Benny Hill. Toti appare seccato ma Crozza dice che lui fa il suo mestiere, a differenza di lui che tra poco non saprà che fare. Ma comunque gli va bene visto che a fianco alla Guidi può apparire come un grande statista. E la Guidi non apprezza. Poi si parla dell’intercettazione al microfono tra lui e la Gelmini chiedendogli come ha fatto a cascarci da giornalista, una scena simile ad una Pellegrini che potrebbe annegare nel bidet. Si passa a Berlusconi, al 10 aprile ed all’affido ai servizi sociali. Crozza tira fuori le regole dicendo che dev’essere rintracciabile, che non deve tornare a casa dopo le 11 e che non può viaggiare senza permesso. Un po’ come fa lui con suo figlio di 15 anni. Poi c’è la postilla che vieta d’incontrare pregiudicati e di non frequentarne gli ambienti. E con Forza Italia non si sa come legare la questione. Per quanto riguarda poi il tema dei servizi sociali, Berlusconi potrà scegliere quest’opzione solo se si ravvederà. E si parte con una scenetta in cui Berlusconi ammette di aver sbagliato. A tenere Allegri per due anni.

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BALLARÒ, LA PRESENTAZIONE – Nella puntata di Ballarò di questa sera, in onda alle ore 21.05 su Rai3, il conduttore Giovanni Floris ed i suoi ospiti si interrogheranno su quello che dobbiamo aspettarci dal nostro governo nei prossimi tre anni: dopo aver riformato le Provincie, dopo aver avviato la riforma del Senato ecco arrivare Il documento di economia e finanza, ma nel futuro cosa c’è?

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BALLARÒ, GLI OSPITI – Tra gli ospiti di Giovanni Floris vi saranno il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, il capogruppo dei deputati PD Roberto Speranza, il consigliere politico di Forza Italia Giovanni Toti, la giornalista e conduttrice tv Lucia Annunziata, il direttore di Libero Maurizio Belpietro, l’editorialista del Corriere della sera Sergio Rizzo, il filosofo Dario Antiseri, il ricercatore di storia contemporanea Aldo Giannuli, il presidente della Ipsos Nando Pagnoncelli. La copertina satirica è di Maurizio Crozza.