Gossip Girl e la banalità dell’Upper East Side

L’ennesimo serial americano incentrato sulle vicende di un gruppo di ricchi giovincelli viziati non sembra avere le caratteristiche necessarie per...

L’ennesimo serial americano incentrato sulle vicende di un gruppo di ricchi giovincelli viziati non sembra avere le caratteristiche necessarie per sfondare: idee obsolete, personaggi già visti, perfino la voce fuori campo è noiosa.

“Senza satellite”: la rubrica-antologia di tutto quello che si è costretti a vedere quando non ci si può permettere la pay-tv. A Cura di Galatea.

Eccheppalle! Ridotta a i minimi termini, questa è la folgorante critica che si può esprimere su Gossip Girl, nuova serie telefilmica ambientata a New York, fra i rampolli dell’alta società di un liceo bene, anzi benissimo. Come si conviene all’opulenta prole dei miliardari, i ragazzotti nella loro vita tutto fanno tranne che passare cinque minuti su un qualsiasi tipo di libro: a diciassette anni sono già doverosamente cinici, smagati, rotti a tutti i vizi ed infelici. Passano il tempo a fumacchiare, bevacchiare, e, ça va sans dire, incasinarsi nei soliti tradimenti e ripicche; quando non ci riescono da soli, sono abilmente coadiuvati da un gruppo di genitori che ci pensano per loro, e passano il tempo, per non perdere l’abitudine di famiglia, a bevacchiare, fumacchiare, drogarsi, essere infelici, cinici e cornificarsi tra loro.

I PERSONAGGI - La storia è di per sé una alzata di ingegno che lèvati: Serena van del Woodsen (già con un nome simile, povera cara…) è la protagonista. Invidiata reginetta mondana della scuola, è sparita per qualche mese, ritiratasi senza alcuna ragione apparente in esilio in un collegio lontano; tutti ignorano i motivi di questa improvvisa sparizione, e di certo non si strappa i capelli la sua migliore amica, Blair Waldorf, che ne ha approfittato per divenire lei il punto di riferimento chic dell’Upper East Side. Ma, improvvisamente, Serena torna, per riprendere il posto che le spetta, si presume, in questa società di pupetti annoiati che sbadigliano fra un giro di shopping e un brunch benefico. Blair vede scricchiolare il suo regno, s’impaurisce; oltretutto scopre che, prima di andarsene, la bella Serena si era pure portata a letto il suo fidanzato, Nate (operazione che alla Blair, in tanti anni di casto fidanzamento, non è ancora riuscita, peraltro, dato che ogni volta che ci prova il broccolo Nate ha mal di testa!); decisa a vendicarsi, stringe quindi alleanza con Chuck, pargolo diciassettenne ma già alcolista e sessodipendente di un magnate degli alberghi, il quale, zitto zitto, porta avanti una segretissima relazione con la madre della Serena medesima. La rosa dei personaggi è completata dai fratelli Humprey, Dan e Jenny, figli di un musicista ex famoso e (pure lui!) ex amante della madre di Serena. I due fanciulli si atteggiano a “proletari”, per il semplice motivo che il genitore ha soltanto una galleria d’arte e deve aver messo via ai tempi del successo appena appena quella paccata di dollari necessaria a pagarsi un appartamento/loft a Manhattan e pagare ai due figli la retta di una scuola sciccosissima; quindi, una miseria.

UNA VOCE NOIOSA - Cosa si può tirare fuori da un copione così trito che fa rimpiangere, ma di tanto, le peggiori puntatacce di Beverly Hills 90210? Niente. Ed infatti niente ci tirano fuori gli sceneggiatori. Il colpo d’ala, nonché strizzata d’occhio alle nuove tendenze multimediali, dovrebbe essere la Gossip Girl del titolo, vale a dire la blogger informatissima e anonima che tiene un sito costantemente aggiornato sugli ultimi intrighi del liceo. In pratica Gossip Girl è la voce fuori campo, esattamente come avveniva nel vecchio Sex and the City, o, ancor meglio, in Desperate Housewives. Peccato che la Gossip Girl sia noiosa quanto i personaggi che descrive: non ha un tocco di ironia, nemmeno un velato accenno di spirito; inoltre ha la capacità di introspezione psicologica di una ameba un po’ intronata: risultato, i suoi commenti fuori campo sono di una banalità desolante, un impasto mal riuscito di piccolo moralismo d’accatto e riflessioni sulla vita che sarebbero imbarazzanti persino nel cartiglio di un bacio perugina.

NIENTE DI NUOVO - Sul mondo dei miliardari newyorkesi Gossip Girl non ci dice nulla di nuovo: riassembla soltanto una massa di stereotipi talmente stravisti che ormai porterebbero allo sbadiglio persino un bimbo delle elementari, conditi, peraltro, da una regia sciatta, priva di ritmo, e corredati da dialoghi inutili e completamente idioti. Insomma, un disastro che ti fa contare i minuti che mancano alla fine dell’episodio. Anche perché, quando finisce, Canale 5 ha deciso di mettergli in coda un altro telefilm sempre ambientato a New York, ma con ben altra tecnica e resa: Dirty Sexy Money (che era stato proposto questa estate, e poi precipitosamente ritirato: chissà che sia la volta buona!). Ecco, quello è un capolavoro. Forse metterci prima Gossip Girl è un mezzo per farlo risaltare di più?