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La supermulta per aver nascosto gli effetti cancerogeni di un farmaco

La Takeda Pharmaceutical Co. e la  Eli Lilly & Co. dovranno pagare insieme una multa di nove miliardi di dollari per aver nascosto durante i test per l’approvazione negli Stati Uniti, che il medicinale per diabetici commercializzato con il nome di Actos (ACTOS ® – Pioglitazone), commercializzato anche in Italia, aumenta il rischio di cancro nei pazienti che l’assumono.A picture taken on June 9, 2011 outside

LE SANZIONI  E LE ALTRE CAUSE – Sei miliardi toccheranno ai giapponesi e gli altri 3 alla Eli Lilly, che hanno immediatamente accusato flessioni in borsa. A margine del giudizio, sollecitato da un paziente, Terrence Allen, che ha contratto il cancro dopo aver usato il farmaco, le due aziende sono anche state condannate a pagare un milione e mezzo di dollari in conto danni al denunciante. Ma Allen è solo uno dei 2.700 pazienti americani che hanno fatto causa alle due case farmaceutiche e che sono diventati parti lese nel procedimento di fronte al giudice federale Rebecca Doherty in Louisiana, lo stesso che ha appena emesso il verdetto punitivo, che la giuria ha provveduto a quantificare in una cifra che è la settima maggiore di sempre.

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ADESSO PAGANO – Difficilmente le due aziende finiranno per pagare l’intera somma, perché tra ricorsi e appelli non è mai successo per le 10 sentenze che hanno stabilito gli importi maggiori, ma la sentenza resta e dice che le due aziende hanno coscientemente esposto i loro clienti al rischio di contrarre tumori, nascondendo questo pericolo a loro noto a medici e autorità. La sentenza della Louisiana è peraltro la quarta che negli Stati Uniti riconosce il dolo alle due aziende, che da qui in avanti potranno solo cercare di limitare i danni. Le due aziende hanno infatti riconosciuto la pericolosità del farmaco solo 7 anni dopo che è diventata nota, ma per ammissione degli stessi manager della Takeda l’azienda era restia a inquinare l’immagine di un farmaco fondamentale per i suoi bilanci, che copriva circa il 27% del suo fatturato, ad inguaiare ulteriormente l’azienda è stata poi la scoperta che il management ha distrutto documenti importanti per le indagini.