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Il Consiglio d’Europa verso il divieto di prostituzione

Il Consiglio d’Europa voterà a favore del divieto di prostituzione? L’organizzazione internazionale che conta più stati membri nel Vecchio Continente oggi prenderà posizione su una risoluzione che rimarca come il metodo più efficace per combattere il traffico di uomini sia la sanzione per chi compra sesso.

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PER IL DIVIETO DI PROSTITUZIONE – Il divieto di prostituzione potrebbe essere rafforzato dalla decisione che oggi prenderà il Consiglio d’Europa. Dopo che la Francia ha introdotto in prima lettura una normativa ispirata al modello svedese, ora anche l’organizzazione internazionale che riunisce praticamente tutti gli stati del Vecchio Continente, con l’eccezione di Vaticano e Bielorussia, potrebbe chiedere ai paesi membri di sanzionare penalmente chi compra sesso. La bozza di risoluzione della commissione Pari Opportunità del Consiglio D’Europa infatti chiede il divieto di prostituzione come misura più efficace contro la tratta degli esseri umani che si verifica ancora oggi sul Vecchio Continente. La risoluzione è stata basata su un rapporto compilato dal deputato portoghese José Mendes Bota, che si è occupato di sfruttamento delle persone all’interno degli stati europei. La sua conclusione, come spiega il quotidiano svizzero TagesAnzeiger, è che il traffico di essere umani sul continente europeo avvenga prevalentemente nell’ambito della prostituzione. Per questo motiv Bota ha proposto due misure per contrastarlo; da una parte la creazione di un sistema di raccolta dati sulle professioniste del sesso ; dall’altro lato un implicito invito ad adottare il modello svedese.

CONTRO LA PROSTITUZIONE – Nella bozza di risoluzione preparata dalla commissione sulle Pari Opportunità dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa si rileva una forte ispirazione alle normative che chiedono di sanzionare penalmente chi compra prestazioni sessuali. Un tipo di legislazione che è stata adottata dalla Svezia nel 1999, ed è stato poi parzialmente ripresa anche da altri paesi del Nord Europa come Norvegia ed Islanda. Norme che hanno altresì ispirato il governo socialista francese, che ha spinto per il divieto di prostituzione approvato dall’Assemblea nazionale nei mesi scorsi. Quest’oggi la discussione all’interno del Consiglio d’Europa dovrebbe concludersi, così sono le aspettative secondo TagesAnzeiger, con un voto favorevole al rapporto Bota. Il sì a alla risoluzione non costituirà però un vincolo per i paesi membri, visto che l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha un potere di raccomandazione non vincolante sui paesi membri.

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CONSIGLIO D’EUROPA E PROSTITUZIONE – Le raccomandazioni del Consiglio d’Europa non sono inutili, e potrebbero rafforzare anche in modo rilevante la lotta per il divieto di prostituzione. Il primo modo è la giurisprudenza degli stati membri. Spesso i magistrati, quando giudicano i casi non coperti dalla legislazione nazionale, utilizzano il diritto internazionale per coprire le lacune normative. L’adozione di questa risoluzione potrebbe dunque essere citata, tra qualche tempo, in una sentenza di un giudice italiano relativa ad un caso di prostituzione. La risoluzione sarebbe ancora più influente se fosse la base di lavoro di una Convenzione del Consiglio d’Europa, che vengono però decise da un altro organismo, il Comitato dei Ministri. Le Convenzioni sono trattati internazionali che vengono poi ratificati dagli stati membri, che li introducono in questo modo nella loro normativa nazionale. La Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti Fondamentali dell’Uomo è il trattato più rilevante promosso dal Consiglio d’Europa, su cui vigila la Corte di Strasburgo, l’organismo più importante di questa organizzazione internazionale, visto che è dotata di poteri vincolanti sugli stati membri.

ITALIA E PROSTITUZIONE – La ratifica di una Convenzione non è un obbligo per gli stati membri del Consiglio d’Europa, tanto che esistono numerosi casi di trattati che poi non sono stati ratificati dai 47 paesi che compongono quest’organizzazione. La decisione che sarà presa oggi potrebbe però palesare ancora una volta come l’Europa sia piuttosto divisa sulla normativa relativa alla vendita del sesso. In alcuni paesi si sta rafforzando la convinzione che il metodo migliore sia il divieto di prostituzione da introdurre tramite il sanzionamento penale dei clienti. In altri, come la Germania, si è promossa una sostanziale liberalizzazione, con luci ed ombre, che però è andata in direzione letteralmente opposta. Un simile dibattito avviene anche nel nostro paese, dove la prostituzione è stata dichiarata illegale con la legge Merlin, che abolì i postriboli e introdusse le pene per il favoreggiamento e lo sfruttamento del sesso a pagamento. Una norma controversa, che è stata ampiamente disattesa da un’amministrazione tollerante verso la prostituzione, visto che i clienti, a parte qualche sporadico caso, non sono stati puniti. In queste settimane è ripartito il dibattito sulla tassazione del commercio del sesso, grazie all’iniziativa di una nota transessuale, Efe Bal, mentre la Lega Nord ha dato avvio ad una campagna referendaria per chiedere l’abrogazione della legge Merlin.