|

Il console americano a Napoli con il «bordello personale»

In America l’interesse per lo scandalo del console generale Donald Moore, che avrebbe trasformato la sede diplomatica di Napoli in una sorta di bordello personale, non è affatto svanito. A ricostruire la storia con i dettagli delle rivelazioni della ex dipendente del consolato Kerry Howard, è stavolta il settimanale generalista Newsweek, che racconta di una «sfilata costante di prostitute con codici di acesso sicuri» che avrebbe potuto mettere a rischio la sicurezza degli americani.

 

consolato americano anapoli

(Credit photo: NaPress – SplashNews – Corbis)

LE PROSTITUTE IN CAMERA – Moore, console a Napoli dal 2010 al 2013, racconta Newsweek, «aveva trasformato la sede di rappresentanza diplomatica nel suo bordello personale, con una sfilata costante di prostitute che andavano nella sua camera da letto al piano superiore direttamente tramite porte laterali e un ascensore con codici di sicurezza». Gli altri dipendenti, continua il settimanale americano, «erano allarmati» perché «le prostitute di Napoli, molte originarie della Russia e dell’Europa dell’Est, sono sotto il controllo della mafia locale, la camorra, che potrebbe avere interesse a rubare i segreti americani».

GLI INCONTRI E GLI ABUSI – Insomma, quella di Moore è la storia di un uomo che trasforma il proprio consolato in una sorta di residenza personale dove soddisfare ogni suo bisogno o vizio. È sostanzialmente questo ciò che emerge dalle accuse mosse da Howard contro il dipartimento di Stato Usa per cower up e discriminazione con richiesta di 300mila dollari di danni. «Le donne sono come caramelle», si sarebbe vantato Moore, secondo la dipendente che ha denunciato i suoi abusi. Il console avrebbe avuto anche una «relazione intima» con un’insegnante di lingua italiana, poi costretta all’aborto, e avrebbe maltrattato e offeso numerosi dipendenti.

IL RISCHIO SICUREZZA – Ad allungare l’elenco di accuse infatti, dopo le dichiarazioni di Howard, ci sono anche le testimonianze di altre persone che nel consolato hanno lavorato nel periodo di Moore, ma che erano rimasti per anni nel silenzio temendo pesanti ritorsioni. Si parla di ripetute minacce di licenziamento, ad esempio. Ma è soprattutto il fattore sicurezza a destare maggiore preoccupazione. In occasione di un anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, racconta Newsweek, l’11 settembre 2012, un avamposto statunitense a Bengasi, in Libia, responsabile della sicurezza del consolato di Napoli, indicò il residence di Moore all’ultimo dei sei piani come una sorta di «cassaforte» dove ritirarsi in caso di attacco. Ma il console si rifiutò di offrire la sua disponibilità a quel piano. «Lui non disse niente. È stato shockante», ha raccontato Howard.

IL CASO – Tanti fatti e ricostruzioni che ora il Dipartimento di Stato ha intenzione di valutare con cautela. Uno dei portavoce del Dipartimento, Marie Harf, ha precisato che «si tratta delle accuse della signora Horward, non di constatazioni». Ma per gli accusatori non ci sono dubbi. Ad inzio 2013 Moore è stato trasferito all’Air War College di Montgomery, in Alabama. Si tratterebbe di una sonora bocciatura e di un tentativo di coprire quanto accadeva nel consolato di Napoli.

(Credit photo: NewFotoSud – Splash News – Corbis / NaPress – SplashNews – Corbis)