Il divo Giulio rilascia un’intervista all’Osservatore Romano in cui si lamenta dei troppi gradi di giudizio del sistema processuale italiano. A ben guardare, è questa la cifra della sua politica
Provvisoriamente”, la rubrica di Luigi Castaldi su Vaticano e dintorni.
Mentre in primo grado fu assolto perché “il fatto non sussiste” (1999), la sentenza d’appello lo indicò come “colpevole del reato di partecipazione all’associazione per delinquere [detta Cosa Nostra], concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980, […] ma estinto per prescrizione” (2003). Non stupisce che oggi, in un’intervista a L’Osservatore Romano (11.1.2009), lamenti che “la giustizia italiana paga i troppi gradi di appello“. Anche qui, come è sempre stato, il senatore Giulio Andreotti si identifica con entità e istanze superiori alla sua persona e in questo si fa ultimo testimone di quella Dc che si sentiva Stato prima che partito. La “sostenibile leggerezza della storia” che sta nel titolo di questa intervista, a firma di Marco Bellizzi, sembra “sostenuta” come riaffermazione piuttosto che come (pur “leggero“) carico: è il solito Andreotti, insomma, soltanto un po’ più vanitoso degli anni, com’è dei vecchi che sono riusciti a sopravvivere a se stessi.
È lo stesso Andreotti di sempre, ma il suo leggendario cinismo si stempera in un tentativo di saggezza estrema che nel caso poc’anzi detto, nel quale è chiamato a commentare lo stato della giustizia in Italia, riduce la garanzia dell’imputato a mera opportunità: “Non esiste un altro settore professionale dove c’è una possibilità d’appello“. Non ce n’è troppo da stupirsene: il cattolicesimo di Giulio Andreotti è un dipinto iperrealista delle debolezze umane che solo attraverso la dura esperienza del Male possono provarsi per aspirare a un Bene che non è di questo mondo. Un attaccamento alla vita, dunque, come mai sazio esercizio di questa dura esperienza, nella deliberata e spesso compiaciuta rinuncia ad ogni valutazione sulla moralità dei mezzi. Anche in questa intervista, a leggere diagonalmente ogni risposta, la visione delle cose di questo mondo rimanda alla loro irriformabilità: “La natura dell’uomo […] è sempre la stessa. […] Solo nell’altro mondo si potrà vedere…“.


Andreotti sopravvive a sé stesso, già.
Continua a reincarnarsi: come un’unghia, nel suo caso…
Kossiga ne sa.
Cos’è il Casini/Cuffaro, se non una riedizione volgarizzata e peggiorata dell’Andreotti pensiero?
Osservate ciò che è accaduto in Sicilia, dopo la “”lite”" delle “”poltrone che contano”", Berlusconi ha perso circa 800 mila voti. Se questo ha un significato, l’interpretazione non è di difficile lettura. Questa classe politica che finge di rinnovarsi nelle persone di alcuni volenterosi (più o meno sprovveduti), si appresta a perpetuarsi nel potere. La parte più “” colpita “”, sarà sicuramente quella che si definisce a se stessa “”progressista “” in quanto quella di governo non necessita fingere niente, è così e così resterà. Le parole di Fassino (ultime fassinerie in ordine cronologico che mi sono pervenute) dicono quello che tutti temevamo. Siamo bravi perchè non siamo stati sconfitti, e “”loro”", hanno subito una battuta d’arresto. (più o meno per Fassino, Caporetto, è stato un successo clamoroso)
Da un Nazifascistadelnord, non mi attendo nulla, da uno di sinistra mi sarei atteso qualcosa di decente.