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L’Aquila: la ricostruzione che non c’è

A cinque anni dal terremoto che nella notte del 6 aprile 2009 ha colpito l’Abruzzo, c’è chi parla di «ricostruzione avviata» in uno dei centri più feriti dal sisma: L’Aquila, andata in gran parte distrutta nella scossa di quella notte. «A cinque anni dal terremoto la ricostruzione del centro storico mi sembra avviata, e non è un fatto simbolico”. A parlare è Fausto Cardella, procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, nonché procuratore distrettuale antimafia.

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UNA COMUNITÀ DIMEZZATA – Cardella ha però sottolineato che le cose, a L’Aquila, non vanno per il meglio nonostante la ricostruzione: dopo il terremoto la comunità della città si è praticamente dimezzata: in molti si sono spostati altrove, per ricominciare una nuova vita. E quel che è peggio, come dice Cardella, a L’Aquila «si registra la crescita di un certo tipo di reati più che altro di sciacallaggio». Tra quelli che sono rimasti, per scelta o necessità, serpeggia quello che Cardella ha definito «un indubbio disagio sociale», dove le drammatiche conseguenze del terremoto sono aggravate «anche alla crisi generale in atto e alla ricerca di lavoro, soprattutto tra i giovani».

Guarda le foto del terremoto del 2009:

«SOLO IL 20% DEGLI EDIFICI SONO STATI RICOSTRUITI» – Ma all’Aquila i conti non tornano, e la denuncia viene da Legambiente che punta il dito contro i numeri incredibilmente bassi degli edifici che sono stati ricosruiti in questi cinque anni, nel capoluogo abruzzese come nel resto delle 56 frazioni colpite. «Con circa otto miliardi e mezzo di euro spesi, la devastazione dei centri è ancora tutta lì, il tempo quasi sospeso – scrive Legambiente in una nota  – Solo il 20% del centro storico dell’Aquila è stato ricostruito». I dati parlano chiaro: e a fornire questi dati è proprio il Comune dell’Aquila che parla di «11.825 interventi di ripristino conclusi a fine dicembre 2103 sui 22.841 previsti”, mentre “sono 18.657 le persone assistite, che vivono ancora in alloggi provvisori, di cui 11.699 nelle new town (progetto C.a.s.e L’Aquila) e 2.464 nei moduli abitativi provvisori (progetto map L’Aquila)». Questo a fronte dello stanziamento di 11,4 miliardi in cinque anni, suddivisi in diverse categorie: emergenza, assistenza e altro (4,7 miliardi), ricostruzione edilizia pubblica (1,5 miliardi), ricostruzione edilizia privata (5,2 miliardi). Nel complesso, sono stati impegnati 8,3 miliardi di euro e spesi 6,3 miliardi, di cui 3,5 durante la fase dell’emergenza per attivitaà differenti dalla ricostruzione pubblica e privata. Ma i risultati ancora non si vedono. Come non si vede, per ora, il ritorno alla vita per l’Aquila.

 

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«UN GROVIGLIO DI PONTEGGI» – «Solo il 20% del centro storico dell’Aquila è stato ricostruito – commenta Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – Il resto è ancora un groviglio di ponteggi e puntellamenti, una parte dei quali necessiterebbe di manutenzione, e quel 20% è quasi tutto riferito alla ricostruzione residenziale. Soltanto una chiesa è stata restaurata e riaperta al culto. Le frazioni, poi, in molti casi sono ancora alle prese con la progettazione di un piano di ricostruzione». Per l’Aquila, e per il resto dell’Abruzzo ferito dal terremoto, ci si aspetta un futuro diverso e concreto che permetta alle persone di tornare a una vita normale in una città finalmente ricostruita senza speculazioni e senza intercettazioni telefoniche che rivelano le risate della classe dirigente davanti alla tragedia.

309 RINTOCCHI NELLA NOTTE – E questa notte, per il quinto anno, L’Aquila ricorda le vittime del terremoto del 2009 con una fiaccolata che passa per via XX Settembre e raggiungerà piazza Duomo dopo una sosta davanti alla Casa dello Studente, nel cui crollo morirono otto giovani. Poi, alle 3.32, i 309 rintocchi della campana del la chiesa del Suffragio, uno per ognuna delle vittime di quella notte. Nella speranza che L’Aquila ritorni alla vita.

(Foto: LaPresse – Photocredit copertina: Wikipedia.it)