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L’uomo che sentiva i dottori parlare della donazione dei suoi organi

A distanza di tre anni dai fatti, Jimi Fritze si è ripreso abbastanza da essere finalmente in grado di protestate contro i medici che l’avevano dato per spacciato e che già chiedevano ai suoi parenti il permesso per l’espianto e la donazione dei suoi organi.

fritze

UNA STRANA PROCEDURA – L’uomo ha raccontato la sua storia a The Local, spiegando che due anni fa è stato colpito da un grave infarto mentre si trovava in barca e ha raggiunto l’ospedale universitario di Sahlgrenska (in copertina) solo 90 minuti dopo l’attacco. Qui Fritze (nell’immagine sopra)  racconta di essere arrivato quasi paralizzato, conservando il controllo solo su occhi e orecchi. Abbastanza da poter sentire i medici che parlavano ai parenti chiedendo il consenso per l’espianto dei suoi organi.

IL MEDICO GIUSTO – Secondo i dottori la TAC non lasciava speranze, ma poi Fritze non è morto e tre giorni dopo un medico tornato dalle ferie ha invece concluso che la sua situazione non era tanto disperata, così Fritze è stato curato e lentamente si è ripreso, anche se oggi deve ancora recuperare completamente la capacità di parlare.

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RISTABILIRE LA VERITÀ – Si è comunque ripreso abbastanza da inoltrare un reclamo alle autorità sanitarie, perché la legge prevede che i medici possano chiedere il permesso per la donazione degli organi solo una volta che sia stata decretata la morte cerebrale del paziente, come non era nel suo caso. A motivarlo è stata la visione alla TV della storia di una donna danese, alla quale era stato staccato il supporto vitale, a margine del servizio un rappresentante del servizio sanitario svedese ha affermato che una cosa del genere non potrebbe accadere in Svezia, questa la molla che ha spinto Fritze all’azione. Da allora infatti si chiede cose gli sarebbe successo se quel medico non fosse rientrato in tempo dalle ferie e la risposta è che probabilmente sarebbe stato lasciato a morire senza cure in quel letto.