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Voto di scambio politico-mafioso: la grande truffa del 416 ter

Pene ridotte per i politici che trattano con la criminalità, niente punibilità per il quelli che si mettono «a disposizione» delle cosche. E ancora un altro rinvio sulla riforma del voto di scambio politico-mafioso, con il testo che dovrà tornare al Senato, dopo i cambiamenti apportati ieri a Montecitorio. Trecentodieci i voti favorevoli, 61 i contrari. Tutti d’accordo, tranne il Movimento 5 stelle: «Il Partito Democratico ha preferito l’accordo con Forza Italia per distruggere il 416ter e fare un favore alla mafia», ha attaccato Michele Giarrusso. Accuse di contiguità lanciate dai pentastellati anche in aula, che hanno scatenato forti tensioni tra i due gruppi parlamentari. Polemiche a parte, il rischio è che la riforma venga ormai approvata svuotata, nonostante la soddisfazione di Franco Roberti, il procuratore nazionale antimafia, che ha spiegato come ci sia adesso «una norma perfetta e veramente utile a contrastare lo scambio tra politica e mafia».

Camera, discussione su riforma della legge elettorale

VOTO DI SCAMBIO: RIFORMA SVUOTATA? – Erano stati Libera e Gruppo Abele – i principali promotori della campagna “Riparte il Futuro”, firmata on line da oltre 460 mila cittadini – a lanciare un appello per modificare l’articolo 416 ter del codice penale, in modo da punire anche quegli accordi tra mafiosi e politici che avvengono senza pagamento di denaro. Il motivo? Cosche e politica non effettuano di certo scambi in moneta, dato che i voti della criminalità vengono «comprati» attraverso la promessa di favori, appalti, concorsi pubblici “addomesticati”, amicizie. Se i parlamentari che avevano sottoscritto l’appello di Riparte il Futuro si erano impegnati a concludere l’iter in cento giorni, adesso di giorni ne sono passati 400, con tre votazioni in aula. Ma non è soltanto il ritardo a preoccupare, quanto le modifiche nuovamente apportate in aula: Libera ha invitato a non perdere altro tempo, facendo però evidenziare le perplessità per i cambiamenti al testo, soprattutto in relazione all’abbassamento delle pene. «Con il voto di oggi alla Camera il Governo e il Parlamento si assumono una grande responsabilità: la riforma del 416 ter è ancora sulla carta. Ora deve diventare subito legge, per non lasciare ancora il paese priva di una norma che possa contrastare il mercato dei voti in prossimità delle prossime elezioni di maggio, europee e soprattutto amministrative», hanno ribadito i promotori di Riparte il Futuro.

LE MODIFICHE DISCUSSE AL TESTO PER LA RIFORMA DEL 413TER – Dopo le proteste di berluscones e alfaniani nell’ultimo passaggio in Senato e la minaccia dei mille emendamenti presentati da Forza Italia, alla Camera il testo è stato così nuovamente modificato. Dopo l’incontro tra Denis Verdini e Matteo Renzi e i cambiamenti del Pd al testo licenziato a Palazzo Madama (allora approvato con un’inedita maggioranza Sel/Pd/M5S, più Sc, Popolari per l’Italia, Lega), anche i parlamentari berlusconiani hanno votato il nuovo testo, dopo le barricate promesse. A votare in modo contrario sono stati invece i deputati grillini, che hanno denunciato come fosse stato depennata la norma che prevedeva la punibilità del  politico che si “mette a disposizione” del mafioso. Ma non solo. Ci sono state altre due modifiche: una è quella che ha eliminato il termine «qualunque» prima dell’espressione «altra utilità». L’altra è stata la già citata diminuzione della pena del carcere per il voto di scambio. In pratica, per il reato di scambio politico mafioso il carcere sarà non più, come previsto dal Senato, da 7 a 12 anni, bensì soltanto da 4 a 10 anni. Un cambiamento al quale puntava Forza Italia, che esulta anche per la cancellazione della “messa a disposizione”. Questo è stato il nuovo testo approvato:

«Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-ter in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma»

Non saranno di certo cambiamenti irrilevanti. Anche perché nuovi miglioramenti del testo sembrano complicati: questo andrà di fatto “blindato” al Senato, dopo l’intesa raggiunta tra democratici e berlusconiani. E, come ha sottolineato il Fatto, dopo l’accordo Renzi-Verdini, il governo potrà intervenire comunque per decreto se a Palazzo Madama i patti non dovessero essere rispettati.

TUTTE LE CRITICHE – Sia sul fronte dell’abbassamento delle pene che sulla cancellazione della norma sulla punibilità del politico che si “mette a disposizione” (e non solo) non mancano le perplessità. Con il rischio che l’attesa riforma del 416 ter alla fine sia svuotata di senso, a causa del compromesso raggiunto. I motivi li ha spiegati anche Bruno Tinti sul Fatto, sottolineando tutte le storture del testo. L’aula ha stabilito che «il politico che promette di mettersi a disposizione di un’associazione mafiosa in cambio di voti non è punibile se poi i voti non gli vengono dati», ha ricordato. Ma non solo: anche sulla riduzione delle pene previste, ora da 4 ai 10 anni, i cambiamenti rischiano di annacquare la riforma. Questo perché con pene fino a 4 anni non si va in galera ed è previsto l’affidamento ai servizi sociali. Tinti, con sarcasmo, ha sottolineato come «le attenuanti generiche non si negano a uno scambista incensurato (sono sempre incensurati, li salva la prescrizione)». Anche se gli scambisti vengono puniti con 6 anni, se si toglie un terzo per via delle attenuanti, ne resteranno soltanto quattro. Tradotto, niente galera.