|

Antonio Razzi e gli «operatori di assistenza sessuale»

Non bastavano il «soccorso responsabile» al governo Berlusconi, le «missioni» dagli «amici» della Corea del Nord, né essere diventato una sorta di simbolo del trasformismo della politica italiana. La nuova battaglia politica del senatore di Forza Italia Antonio Razzi, ex Idv passato tra le fila berlusconiane,  è quella di «disciplinare l’esercizio professionale della prostituzione». Tanto da aver presentato un disegno di legge ad hoc a Palazzo Madama, dove Razzi spiega la necessità di introdurre un registro degli «operatori di assistenza sessuale» (le OAS, soggette a partita Iva). L’obiettivo di Razzi? «Regolamentare i luoghi di esercizio della prostituzione» per «eliminare l’adescamento in strada»,«evitare ai cittadini di dover assistere e far assistere a propri familiari minorenni sgradevoli visioni notturne e diurne». Ma non solo: secondo il senatore anche per risolvere «il problema del regolare scorrimento del traffico». Forse, nella logica di Razzi, “messo a rischio” da guardoni e voyeur.

Antonio Razzi prostituzione 3
Il testo del disegno legge presentato da Antonio Razzi

Non è l’unico passaggio che ha lasciato perplessi. Nella proposta di Razzi si prevede anche l’obbligo di denunciare «alle autorità competenti» il possibile «danneggiamento del profilattico durante la prestazione». Ma i tempi, per Razzi, non vanno trascurati: tutto andrebbe denunciato «entro il primo giorno feriale successivo all’evento», si legge.

RAZZI E IL DISEGNO DI LEGGE SULLA PROSTITUZIONE – Era il 1958 quando veniva approvata in Italia la legge Merlin, la normativa che disponeva la chiusura delle “case chiuse”, l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e l’introduzione di una serie di reati per contrastare lo sfruttamento della prostituzione. Se lo scorso agosto era stata annunciata una raccolta firme per lanciare un referendum per una parziale abrogazione della legge, questa volta è stato Razzi a spingere, di fatto, per la riapertura delle case chiuse.  Tanto da spiegare, sul Fatto Quotidiano, l’obiettivo del suo controverso disegno di legge:  «Tutte quelle donne mezze nude sono una cosa insopportabile da vedere», ha spiegato. Per poi rievocare come sia nata la sua proposta:

«Tornato dalla Svizzera, ricordo la prima volta che ho fatto via Salaria, a Roma. Ho dovuto chiudere gli occhi di mia moglie: stavano tutte in costume, ma lì il mare non c’era (ride, ndr). La legge l’ho scritta durante la quindicesima legislatura (l’attuale è la diciassettesima, ndr). Ora vedo che alcuni colleghi cominciano a essere d’accordo, sia nel Pd che in Forza Italia», si legge.

«Sarebbe una buona cosa: in questi tempi almeno avremmo un rientro», ha continuato Razzi, evocando la possibilità che lo Stato recuperi risorse utili, in tempi di casse precarie, attraverso le tasse pagate dalle Oas.

LA PROPOSTA DI RAZZI PER IL REGISTRO DEGLI OPERATORI DI ASSISTENZA SESSUALE – Di certo, Razzi vuole mostrarsi “attento” anche all’aspetto della salute.  Tanto da introdurre, al comma 2 dell’articolo 3, anche «l’uso obbligatorio del profilattico per qualsiasi tipo di prestazione». Per poi lanciarsi nella già citata proposta che ha scatenato l’ironia in rete: «L’eventuale danneggiamento del profilattico durante una prestazione deve essere denunciato da parte dell’OAS alle autorità sanitarie competenti, entro il primo giorno feriale successivo all’evento, con indicazione delle generalità del cliente».

Antonio Razzi prostituzione 4

 

Razzi vorrebbe anche «controlli sanitari obbligatori», da realizzarsi ogni tre mesi per tutti «i cittadini maggiorenni, italiani e stranieri» che intendono iscriversi nel «registro professionale degli OAS» (da «tenere presso ogni questura», si legge). E non manca nemmeno il passaggio sulle possibile sanzioni: «Il questore può vietare l’esercizio dell’attività di OAS per comprovati motivi sanitari, di sicurezza o di ordine pubblico, mediante la sospensione o la radiazione dal registro». Ma non solo: chi trasgredisce rischierebbe «la reclusione fino a cinque anni e con una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 3mila euro». Nella sua proposta Razzi si occupa poi anche del capitolo promozione: gli Oas potrebbero anche fare pubblicità alla propria attività, con il «via libera ad annunci sulla stampa quotidiana e periodica»o sulla radio-tv. Unici requisiti, basta che «non sia destinata espressamente a minori» e che la promozione non avvenga attraverso «manifesti stradali». Anche il “decoro” per le strade, per Razzi, non può essere sottovalutato. E, soprattutto, “meglio evitare” che qualche guardone si fermi a raccogliere informazioni, aumentando il traffico per strada.