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Piazzapulita con Vittorio Sgarbi e Alessandro Sallusti

PIAZZAPULITA, CHI VUOLE L’EURO? – Guido Crosetto non condivide la lettura di Velardi parlando di problemi paralleli ed interpellato sul tema dice che la questione è parallela. Da un lato c’è il problema produttivo dell’Italia ma dall’altro esiste una moneta studiata per rafforzare la Germania, paese che gode di un cambio 1,4 con il dollaro, con Prodi che invece sostiene che questo sia troppo forte per l’Italia. E per questo oggi gli imprenditori non vendono e se non vendono si licenziano le persone e la crisi aumenta. Vittorio Sgarbi parla di un rispetto delle persone e che bisogna proporre un parametro nei confronti di persone che prendono 1.200 euro e pagano un ghiacciolo quattro mila lire, segno che non esiste uno Stato che vigila su queste storture. E se esiste un libro che costa 90 centesimi, si può fare lo stesso per cibi e beni.


Fabrizio Rondolino interviene dicendo che la Gran Bretagna ha la Sterlina e che i prezzi evolvono in base al mercato. In Italia esisteva la Lira stampata a tonnellate. Ma Rondolino non ce la fa ad esprimere il proprio pensiero a causa di Sgarbi che grida la necessità di proteggere gli stipendi dal costo dei beni primari. E prima della pubblicità si va a Santa Lucia in Piave, in Veneto, a parlare con il Sindaco che sostiene l’indipendenza del Veneto mentre gli italiani parlano e si perdono in chiacchiere. E per questo non si riconosce né nell’Italia né nell’Euro perché ha ragione Sgarbi (che ne approfitta e mangia ghiaccioli). E mentre Santa Lucia in Piave ha dato 25 milioni di euro iva esclusa ha ottenuto 48.000 euro dallo Stato.

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PIAZZAPULITA, VITTORIO SGARBI ED I NO EURO – Ed ecco che arriva il momento di Vittorio Sgarbi a partire dal ghiacciolo a tre euro a Savelletri, in Puglia, testimonianza della scorsa settimana. Tornato in studio una settimana dopo, con Formigli che dice di averlo invitato su richiesta del pubblico. Ed entra in studio con un carrello carico di prodotti per dimostrare la crescita dei prezzi causati dall’Euro. E s’incazza per una copia di Paragone a 20 euro, 40.000 lire, mentre la Lettera al Padre costa 90 centesimi, così come altri libri. Viene proposto poi un cartello sull’aumento dei prezzi. E riferendosi a Sandro Gozi, parlando dell’Euro e della dignità delle corone danesi, dice che l’esponente Pd ha un pulsante che se lo schiacci continua a dire Euro Euro Euro. Gozi spiega che lui si è fatto fregare e che il ghiacciolo oggi costa 90 centesimi. Alessandro De Nicola dice che esiste uno schema divertente de L’Economist chiamando l’indice Big Mac spiegando che da noi costa come in Francia e meno che in Canada. Questi prezzi quindi sono stati dettati dal mercato e dalle sue dinamiche. Alcuni beni costano di più, altri di meno. E questi prezzi sono pari in tutto il mondo. E per uscire dall’Euro bisognerà intavolare delle trattative. E lui come risparmiatore cambierebbe i suoi soldi in valuta e li porterebbe fuori dal Paese subito. E visto che non vuole una svalutazione del 40 per cento lo fa. E se poi ci fosse la corsa allo sportello assisteremmo ad un suicidio politico. Guido Crosetto sostiene che De Nicola dimentica come dal ’99 al 2001 il dollaro si è svalutato del 25 per cento ma che non è successo nulla. E questa ricostruzione scatena il panico. Oggi invece l’Italia con l’Euro ha perso un sistema produttivo che veniva facilitato da una svalutazione che equilibrava ogni difficoltà. Ed oggi l’Euro ha fatto del bene solo alla Germania. Crosetto dice di aver voglia di Europa e non dell’Euro scatenando l’applauso del pubblico. Gozi chiamato a commentare queste riflessioni spiega che al momento ci conviene stare nell’Euro perché in caso contrario affronteremmo dazi e svalutazione. All’Italia poi non conviene stare in un Europa di destra ed a trazione tedesca ma conviene stare in un Europa che non sia solo rigore considerando sopratutto che la crisi arrivata dagli Usa e che non era pronta alla tempesta. De Nicola però sorride. Gozi spiega poi svicola sulla domanda sui tempi tecnici della riforma del Senato (ricordiamo, due passaggi alla Camera e due al Senato con un intervallo di sei mesi e maggioranza qualificata, per un tempo minimo di 18 mesi in totale). Luca Casarini torna a parlare del cavallo di troika parlando di difficoltà legate al potere d’acquisto e si chiede perché esiste una moneta senza stato, come sostiene Tsipras che parla di una prigione. A questo punto punto bisogna porsi una domanda politica relativa ad uno strumento monetario che non può essere fine a sé stesso. E non aver tirato fuori scelte politiche dando spazio alle autorità finanziarie ha portato ad un impoverimento delle casse del Paese. Claudio Velardi chiede l’ausilio del professor De Nicola per commentare il calo del pil in Italia contrariamente a quanto avvenuto nell’area Euro con un 10 per cento complessivo mentre noi siamo scesi del 3 per cento. E per questo la colpa non è dell’Euro ma del sistema bloccato del nostro Paese.

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PIAZZAPULITA, LA BEGA SUPERSTIPENDI – Dopo la pubblicità Piazzapulita torna a parlare di megastipendi dimenticando però nel riassunto dello stipendio di alcuni esponenti della politica italiana di parlare, almeno a voce, di stipendi lordi, dando l’impressione, ad esempio, che Fabrizio Saccomanni prenda 450.000 euro. Aggiungiamo noi, lordi. Come scritto nel cartello ma non precisato nello speakeraggio. Vengono proposti dei benefit dei giudici della Corte Costituzionale con Alessandro De Nicola che spiega che il parametro non de’essere proposto con Napolitano ma con i suoi omologhi europei, ricordando che alcuni benefici non sono compatibili con le loro competenze. Ma la Corte Costituzionale rappresenta solo una goccia nel mare nei benefici della cosa pubblica, ricordando che un dipendente o un dirigente pubblico non viene licenziato perché in quel caso si rischia di dover vedere chi ha deciso il licenziamento di pagare per il provvedimento. Fabrizio Rondolino dice che il discorso sugli stipendi è demagogico a differenza di quella che può essere la riflessione sull’attività della Corte Costituzionale ed il suo ruolo politico ricordando le due decisioni opposte sulla Consulta. E Formigli però non vuole parlare di politica, della Consulta e delle loro decisioni definendo la discussione capziosa. E si torna ai sondaggi in cui si dice che gli italiani non ritengono giusta la protezione dei dipendenti pubblici. Il funzionario Alfredo Ferrante ricorda che 2.500 dipendenti pubblici sono stati licenziati nel 2012, come confermato da Funzione Pubblica. E parlando di Matteo Renzi che aveva evocato la palude in cui sguazzano funzionari e dirigenti si è definito stupito da questo passaggio perché dal suo principale si aspetta molte cose ma non il dileggio. Parlando del taglio del Senato Ferrante si chiede perché si sceglie di segare la camera meno costosa ma spiega che il problema è spesso quello di applicare leggi incomprensibili. Guido Crosetto dice che tre anni fa è stata approvata una norma che prevedeva un parametro che decideva il blocco dello stipendio dei funzionari, norma che veniva poi cancellata da un’altra legge. Il problema della burocrazia poi è legato al fatto che non vengono tagliati quelli che non lavorano. E quello è il dramma. Gozi dice che il governo andrà verso una riduzione degli stipendi partendo dalla punta dell’iceberg per ridurre l’impatto economico degli stipendi e che il governo vuole snellire la pubblica amministrazione. Per questo un funzionario onesto anziché criticare dovrebbe stappare lo spumante. Claudio Velardi dice che la palude è vivissima è coinvolge maggiormente la sinistra mentre per Rondolino bisogna tagliare i cinque burocrati che potrebbero essere sostituiti da uno solo e la loro resistenza passiva. E dopo la pubblicità arriva Sgarbi.

 

 

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, UNA SOCIETÀ DELL’ESCLUSIONE – Luca Casarini si perde in urla con Sandro Gozi con l’esponente della lista Tsipras che parla di un partito unico nato dall’accordo Renzi-Berlusconi mentre non si sa chi decida, con Gozi che spiega come non si può dire così delle riforme. Vengono proposti i risultati di un sondaggio Ipr che dimostra poi come gli italiani siano con Matteo Renzi sul tema delle riforme. Ma ci sono due dati che inquietano. L’approvazione del Senato è accolta a larga maggioranza ma visto il clima anti-politico, sarebbe apprezzata anche l’abolizione di Montecitorio. Inoltre ormai siamo in un periodo in cui gli italiani apprezzano riforme anche se incostituzionali.

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, QUO VADIS? – Luca Casarini si chiede dove si sta andando con queste riforme perché se da un lato ci sono conferenze stampa spumeggianti, dall’altro c’è un cavallo di Troika, la manifestazione politica degli ordini decisi dall’alto per cui servono esecutivi rapidi, governi e non costituzioni. La legge elettorale poi taglia le opposizioni e se da un lato è giusto che vengano tolti i privilegi della democrazia rappresentativa, è altrettanto vero sottolineare che ai cittadini vengono privati dal potere. Jp Morgan nel 2013, continua Casarini, spiegava che le costituzioni dei paesi del Sud Europa, nate dai fascismi ed a forte connotazione socialista, devono nascere governi di breve durata che fanno. Ed a questo punto chiede a Gozi dove si vuole andare dopo che in un referendum 22 milioni d’italiani hanno chiesto l’acqua pubblica ed ora viene privatizzata dal governo. E la definizione cavallo di troika è dovuta dal fatto che fuori vengono portati dei regali come l’abolizione dei privilegi mentre dentro c’è la sorpresa. Gozi dice che chi ha scritto il documento di Jp Morgan ha letto la storia italiana degli ultimi 30 anni e sopratutto la definizione è originale perché Bruxelles ha paura di Renzi e del suo governo. Ma Gozi non riesce a spiegare perché ha votato a favore del fiscal compact, interrotto da Formigli che passa la palla a Guido Crosetto chiedendogli perché oggi il quadro è cambiato e perché quello che prima chiedeva Berlusconi era male ed oggi va bene, con Crosetto che risponde che ora lo vuole Renzi ed il Pd è compatto. Il problema però è legato alla somma dei provvedimenti. Se da un lato si decide di abolire il Senato e si cambia la legge elettorale con liste bloccate. I partiti che vogliono questa legge elettorale non vogliono le preferenze ed alzano le soglie. Crosetto vuole un Presidente del Consiglio scelto dagli elettori ed un Parlamento legittimato dalle preferenze. Arriva poi l’attacco a Renzi dicendo che veniva lanciata l’idea di tagliare un miliardo con l’abolizione del Senato mentre poi si è scoperto che togliendo i senatori si tagliano solo 120 milioni di euro, dovuti agli stipendi. Ma Antonio De Poli spiega che il costo del Senato è di 540 milioni di euro mentre il costo tagliato sarebbe di 80 milioni. I 40 stenografi del Senato all’ingresso prendono 40.000 euro lordi l’anno mentre all’uscita ne prendono 200.000, sempre lordi, per la precisione 247.000 euro, 133.000 euro in più di Matteo Renzi. Si dice che poi sta nascendo un partito di funzionari del Senato che non vogliono perdere il potere condizionando le scelte politiche di senatori non esperti con i burocrati che stanno lavorando per evitare l’unificazione degli uffici per non perdere il potere, in più vogliono fare tre vicesegretari generali del Senato. E l’operazione è guidata da un Pd non renziano d’intesa con Ncd e Forza Italia. Alessandro Sallusti spiega di essere felice per le parole di Renzi. E se da un lato non crede che la riforma arriverà mai visto che dovrà essere votata due volte al Senato e due volte alla Camera con maggioranza qualificata a sei mesi di distanza tra le votazioni. E non è pericoloso per la democrazia il potere di non decidere così come non è pericoloso il giudizio di parrucconi come Zagrebelsky che rappresentano la rovina dell’Italia. Il problema vero è la burocrazia di Stato che vuole congelare la riforma di Renzi e Berlusconi. Viene proposta una clip sui giudizi di Berlusconi sulla riforma del Senato sottolineando il mancato rispetto degli accordi, Renzi dice che il Pd garantisce il suo impegno. E relativamente a Romani che parla di vietnam per il Senato, allora vuol dire che il problema è in Forza Italia. E Sallusti dice di non aver compreso la proposta di Romani ma che allo stesso tempo bisogna comprendere i ruoli. Romani è il capo dei senatori di Forza Italia ed è chiaro che ci sia bisogno di qualcuno che controlli e tranquillizzi coloro che dovrebbero votare contro i loro interessi e per questo Berlusconi non sa se la proposta sul Senato verrà mai votata. Claudio Velardi chiude con Zagrebelsky che ha appoggiato apertamente la lista Tsipras chiedendo di cambiare in corsa le regole delle candidature. E questo non è degno di una persona che si definisce una vestale della democrazia.

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PIAZZAPULITA, L’ACCORCCO DEL POTERE – Gustavo Zagrebelsky intervistato da Piazzapulita parla delle riforme studiate da Matteo Renzi parlando di un rischio d’accentramento dei poteri a partire dalla nomina diretta del Presidente del Consiglio con una crescita di poteri che diventerebbe difficilmente gestibile. Zagrebelsky spiega che nei partiti c’è un capo che controlla il movimento attraverso il controllo delle liste con un controllo dall’alto con la minoranza che decide per tutti. E siamo sulla strada di un rovesciamento dello status quo, con il potere che parte dall’alto per piovere verso il basso arrivando ad un si o ad un no, ma questa non è una democrazia. Antonino Razzi dal canto suo definisce l’abolizione del Senato una cosa gravissima perché significa annullare un’istituzione che vive dall’antica Roma. E si chiude con Renzi che dice che l’abolizione del Senato è un trionfo che giustifica una carriera politica e che il suo obiettivo è quello di cambiare l’Italia attraverso il suo governo. Formigli dice che nella conferenza stampa ha visto uno scuotimento inedito della politica e del potere e si chiede se l’opposizione di Grasso e Zagrebelsky non rappresenta la volontà di mantenere lo status quo. Sandro Gozi riduce la protesta lanciata da Zagrebelsky dicendo che ci sono altri costituzionalisti che approvano la riforma ma che loro preferiscono ascoltare gli italiani che cambino radicalmente la politica attraverso un cambiamento che parte da dentro. E per quanto riguarda l’abolizione del bicameralismo perfetto, Gozi spiega che in Francia e Germania non c’è una deriva autoritaristica vista la presenza di rappresentanti dei Lander o di enti locali come avviene a Parigi e Berlino. Ma in Italia si vuole cambiare il potere e per quanto riguarda il Presidente del Senato è venuto meno nella sua figura di arbitro perché la sua intervista a Repubblica è propria di un leader politico e lui non l’avrebbe data.

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PIAZZAPULITA, LA PRESENTAZIONE – Questa sera a Piazzapulita, il programma di approfondimento politico condotto da Corrado Formigli ed in onda su La7 a partire dalle 21.10 si parlerà di riforme a partire dal titolo, «Status Quo». I temi della discussione riguarderanno l’abolizione del Senato, l’attacco ai burocrati, lo stop alla concertazione. E ci proverà a dare una risposta alla domanda: «Renzi è un populista autoritario o un riformista democratico?».

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PIAZZAPULITA, GLI OSPITI – Gli ospiti di Corrado Formigli questa sera saranno Sandro Gozi del PD, Guido Crosetto di Fratelli d’Italia, Luca Casarini della lista Tsipras, Vittorio Sgarbi, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti e il Presidente di Adam Smith Society, Alessandro De Nicola.