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Perché le bufale politiche uccidono la democrazia

Ha fatto molto discutere in queste ore un nostro articolo inerente il presunto acquisto di 210 auto blu da parte del governo, che poi si è rivelato essere una gara per stipulare una convenzione con i fornitori affinché le amministrazioni possano eventualmente acquistare dei blindati a prezzi di favore.

Nessun problema, se non fosse che la storia dell’acquisto ha ovviamente fatto il giro del web, generando un pandemonio solo in parte risolto dalle dovute precisazioni. Il motivo è presto detto e lo sanno tutti: se tifi una squadra, credi a quello che lei dice e basta. E questo vale per qualsiasi squadra.

Ma l’impatto delle bufale sulla vita democratica del nostro paese quale sarà, nel concreto? Lo spieghiamo facendo un esempio che con la politica c’entra poco. Non tutti sanno che nei giorni scorsi una donna raccontava su facebook che un suo amico, in un ristorante cinese di Vigevano, aveva trovato un microchip canino nel suo cibo. Subitanea la reazione virale dei social, tanto che il ristorante aveva subito una diminuzione drastica delle prenotazioni. E proprio per questo, aveva denunciato per diffamazione la donna, in quanto la faccenda si era rivelata falsa. Intanto, però, quel ristoratore aveva ricevuto un danno economico dovuto alle azioni intraprese da chi aveva letto quella bufala e ci aveva creduto.

A cosa serve questo esempio? E’ presto detto. Quando una bufala politica, come questa ma anche come quella che ha coinvolto il grillino Luigi Gallo, accusato di aver fatto una proposta di legge perché negli interessi della sua famiglia (ed era una bufala anche questa, denunciata da questo terribile giornale pro-kasta che state leggendo), diventa virale e acquista per questo una credibilità che non dovrebbe avere, genera sempre in chi la legge un sentimento e una reazione, che diviene spesso e volentieri azione: protesta, voto, ri condivisione.

Cosa c’è di male? Eh, qualcosa di male c’è. Perché come abbiamo visto nel caso del ristoratore cinese, quelle azioni generate da una bufala gli hanno cagionato un danno economico. Ingiusto. E così queste azioni che provengono da bufale politiche, generano azioni politiche anch’esse che impattano non solo su chi le compie, ma su tutta la comunità che le deve subire. Perché la politica riguarda tutti: quelli che la fanno e quelli che la vivono.

Così capirete che quando la bufala si erge a sistema informativo predominante, sotto lo scudo della propaganda elettorale permanente che TUTTI i partiti stanno adottando (colpevolemente!), le azioni che essa genera rischiano di distruggere la vita democratica di un paese, perché non sono basate sulla verità, ma solo sul tifo.

Condividere una bufala non è solo un errore, è anche un “delitto”: perché contribuisce a distruggere il concetto stesso di “vero”, concetto sul quale si dovrebbe basare il giudizio dell’elettorato, al quale nei fatti viene tolta la libertà di farsi una propria idea in base ai fatti, quando i fatti, in sostanza, non esistono più.

Condividere una bufala e più in generale non fare il nostro per approfondirla, significa uccidere a poco a poco la verità, farla sparire dietro le esigenze del tifo, togliere il diritto fondamentale di ogni cittadino a essere informato. Che ci siano colpe dell’informazione è pacifico, ma addossarle tutte a lei è un pochino paraculo.

In ogni caso di questo passo finiremo con il non riuscire a comprendere più dove sia la verità e come cercarla. E voi capite che questa situazione è rischiosa e pericolosa. Per tutti, non solo per chi crede nelle bufale.