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«La Terra dei Fuochi non è una bufala»

Dalla visita nella Terra dei Fuochi, l’area del Casertano e del Napoletano negli ultimi decenni martoriata dallo sversamento illegale di rifiuti, molto probabilmente Gian Luca Galletti ritornerà a casa con un po’ di preoccupazione in più di quanta non ne abbia provata fino a ieri sulla questione inquinamento in Campania. La tappa nella parrocchia di don Maurizio Patriciello (il prete diventato simbolo della mobilitazione di protesta per il disastro ambientale) gli ha infatti riservato l’accoglienza di cittadini solo parzialmente fiduciosi per l’interesse dimostrato dalla politica nelle ultime settimane e, nello stesso tempo, per nulla disposti a fare sconti nella verifica delle promesse messe nero su bianco dal governo, pronti cioè a riscendere subito in piazza nel caso non dovessero sopraggiungere le azioni convincenti del Palazzo. L’avvertimento è stato chiaro. Se da una parte – ha spiegato il popolo della Terra dei Fuochi – va apprezzata la sensibilità del neoministro dell’Ambiente, giunto in Campania a meno di un mese dall’incarico di governo, dall’altra – hanno ripetuto i presenti nella parrocchia del Parco Verde di Caivano – il decreto del governo Letta convertito in legge ad inizio febbraio è solo un «punto di inizio». Non basta il nuovo reato di combustione dei rifiuti. Non bastano gli annunci delle bonifiche. Ora si vada oltre. Ai fatti.

 

Caivano, Galletti in visita alla parrocchia di Don Maurizio Patriciello

 

DON MAURIZIO: «SENZA RISPOSTE PRONTI A RISCENDERE IN STRADA» – Don Maurizio è stato il primo a ribadirlo, prima ancora dell’arrivo di Galletti. Seduto tra i banchi della sua chiesa, rispondendo a una domanda sul valore della visita dei politici nella Terra dei Fuochi, il parroco ci ha spiegato che il ministro dell’Ambiente il problema «lo sente forte». «Il dramma che viviamo – ha proseguito il sacerdote – non è un dramma regionale, ma nazionale. Tutta l’Italia ha provveduto ad avvelenare la nostra terra e tutta l’Italia se ne deve fare carico. Adesso vediamo cosa succede. Noi aspettiamo le cose da fare». Dunque, la politica ha semplicemente dato avvio ad un nuovo percorso. E il movimento non vuole perdere il ruolo di controllore. Già si fa sentire. «Abbiamo una legge sulla Terra dei Fuochi, quindi vuol dire che abbiamo un problema Terra dei Fuochi. Ma si tratta di una legge piccina», ha sottolineato ieri don Maurizio. «Glielo ho detto in tutti i modi ai vari ministri che ho incontrato – ha spiegato ancora il parroco -. La legge nasce con il peccato originale. Si va ad arrestare chi brucia nelle campagne, ma non si fa niente per arrivare al mandante. Se c’è un omicidio di camorra, se c’è un killer che ammazza una persona, il killer va arrestato. Ci mancherebbe altro! Ma l’investigatore la prima domanda che si pone è: questo killer per quale clan sta lavorando? Nelle campagne bruciano sempre i rom, i disoccupati, gli immigrati. Ma quali materiali? Quali scarti? Di quale industria? Chi glieli ha dati?». Insomma, lascia intendere il sacerdote, l’attivismo diventa quasi necessario per non far abbassare l’attenzione. «La mobilitazione – dice padre Maurizio – deve continuare, magari in altre forme. C’è il momento della protesta, dello scendere nelle strade, come avvenuto il 16 novembre (a Napoli, nda), e il momento del dialogo con le istituzioni. Se va va. Se non dovesse andare si ritorna in piazza. È normale, no? Adesso si dialoga con il ministro nuovo, che è ministro da neanche un mese. Vediamo cosa succede. Se è sulla buona strada, bene. Se le cose non dovessero andare bene è normale che si scenderebbe ancora in strada. Ma non più in 100mila, stavolta in 200mila».

 

(Foto: Marco Cantile / LaPresse)

GLI ATTIVISTI: «BISOGNA COLPIRE L’ECONOMIA SOMMERSA» – Quel che pare certo è che le adesioni non tarderebbero ad arrivare. I più giovani tra i presenti ieri a Caivano non erano certamente meno determinati di don Maurizio. Chiara Bellisario, ad esempio, una delle componenti del Coordinamento Comitati Fuochi, parlando della legge ha ribadito: «Sicuramente non va a contrastare quello che è il problema reale, quello di un’economia sommersa che continua a lavorare e a produrre scarti industriali. Questo decreto in realtà non fa altro che colpire chi materialmente va ad appiccare i roghi. Per carità, anche quello è importante. Però sicuramente non c’è in piedi nessuna azione di contrasto ad un’economia che continua in regime di evasione fiscale a lavorare e lo farà anche domani». «Mancano – ha aggiunto Raffaele Semonella dell’Associazione Voce per Tutti di Caivano – ancora una serie di passaggi, i passaggi che cercano di capire chi è che non sversa in maniera legale e lo fa sempre in regime di evasione. I roghi si stanno ancora verificando e questo vuol dire che il decreto ancora non è pronto, non funziona. Ho letto che il ministro Martina è pronto a fare delle modifiche alla legge. Bisogna farlo subito». Egidio Giordano della Rete Commons, uno dei promotori del #fiumeinpiena del 16 novembre, ci ha detto invece che a suo avviso la risposta odierna della politica è solo «un’operazione di facciata». A dimostrarlo sarebbe anche la natura delle risorse finanziarie stanziate: «Il decreto – ha detto l’attivista – è completamente insoddisfacente. Noi chiedevamo la luna e abbiamo avuto una mattonella. Vengono spesi solo fondi Fas che erano già destinati alla Campania, quindi soldi che erano destinati allo sviluppo del nostro territorio». Infine, il giudizio amaro sulla visita del ministro: «È un dejavu. Sono in tanti a dire sempre le stesse cose. Non c’è mai l’intenzione di lavorare seriamente sul tema».

 

Caivano, Galletti in visita alla parrocchia di Don Maurizio Patriciello

 

IL MINISTRO: «MI IMPEGNO PER LA TRACCIABILITÀ DEI RIFIUTI» – Insomma, quando arriva Galletti alla parrocchia di San Paolo Apostolo, il clima non è molto rassicurante. Non lo sarà nemmeno dopo, in verità. Nei suoi soli nove minuti di intervento (al fianco di don Maurizio, del sindaco di Caivano e di Lucio Iavarone, portavoce del Coordinamento Comitati Fuochi) il ministro riesce a strappare applausi quando afferma: «La camorra ma me fa schifo», «Farò di tutto per mettere i malavitosi in galera», «Ritengo che la mia presenza sia la testimonianza del mio impegno su questo tema», «Il problema della Terra dei Fuochi è un problema nazionale». Ma lascia perplessi i presenti sul fronte della proposta. Galletti parla in particolare della tracciabilità dei rifiuti pericolosi. «Il Sistri – dice – è un sistema che aiuta a fare in modo che le cose che sono successe qui non accadano più. Non ho nessuna intenzione di abbandonare il progetto. È un sistema da rendere meno costoso e meno burocratico con una tecnologia aggiornata». E ancora: «Le organizzazioni complesse risolvono i problemi se ognuno fa il suo mestiere. Se ognuno fa il mestiere di un altro vanno in tilt e non decidono. Sul problema dell’ecomafia e dei rifiuti in Campania rispetterò le decisioni che verranno assunti dalla Regione e dagli enti locali. Io non patteggio per nessuno. Mi impegno a sovraintendere».

 

Caivano, Galletti in visita alla parrocchia di Don Maurizio Patriciello

 

GLI ATTIVISTI: «SOLITE CHIACCHIERE» – Troppo poco per rassicurare tutti (o del tutto) gli attivisti. «La legge non ci soddisfa», avverte, rispondendo al ministro, il portavoce Iavarone. «La parte politica alla quale lei appartiene è vicina ad imprenditori che costruiscono inceneritori. Parli con quegli imprenditori. Gli faccia capire che qui esiste una comunità oramai consapevole ed esperta». Tra i banchi non usa mezze misure Lucia De Cicco, rappresentante de L’Eco della Fascia Costiera: «Ci saremmo aspettati una risposta su inceneritori, discariche e bonifiche, e sul risanamento ambientale delle nostre zone. Non c’è attenzione da parte del ministero. Sono altre chiacchiere». Poi ancora Giordano, che nel frattempo microfono alla mano aveva ricordato al ministro a distanza ravvicinata le responsabilità nello scempio ambientale della classe politica e di uomini dello Stato corrotti. Quando Galletti se ne va, l’attivista commenta: «Se si tratta di una passerella, ci muoveremo di conseguenza nei prossimi appuntamenti». Cioè? «Torneremo alla mobilitazione». Già, la mobilitazione. La stessa ‘arma’ di cui parlava all’inizio don Maurizio e il cui utilizzo potrebbe valere anche come risposta a chi prova maliziosamente a minimizzare i guai della Terra dei Fuochi. È il caso ad esempio della pubblicazione del recente dossier del governo che ha indicato solo nel 2% del totale le aree gravemente inquinate. Il rapporto (che tiene conto solo delle aree agricole e dei risultati di vecchie ricerche, ma che dovrà essere aggiornato) è stato inizialmente considerato da alcuni come una prova di inutile allarmismo dei territori campani. Una tesi ieri a Caivano improponibile. «Si tratta solo di un inizio, di vecchi dati, certo. Ci mancherebbe», ha precisato don Maurizio. «Ma, dico: anche se fosse solo il 2%… questo deve far gridare a qualcuno alla ‘bufala della Terra dei Fuochi’? Ma siamo impazziti? Si tratta di 80 campi di calcio messi insieme».