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Il bambino di quattro anni ammazzato nell’agguato di mafia a Taranto

Quindici proiettili sparati a pochi metri di distanza, in un cruento agguato di mafia in cui hanno perso la vita a Taranto un pregiudicato di 43 anni, Cosimo Orlando, in semilibertà, la compagna 30enne Carla Maria Fornari e anche un bambino di 4 anni, colpito alla testa. La famiglia è stata trivellata di colpi nella tarda serata di lunedì sera, mentre si trovava in macchina, insieme agli altri due figli a bordo di 6 e 7 anni, illesi e riusciti a salvarsi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’obiettivo dei killer dovrebbe essere l’uomo, ma restano ancora da ricostruire in modo chiaro la dinamica e il movente. Il commando non ha esitato a sparare, pur sapendo che nell’automobile c’erano tre bambini.

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L’AGGUATO DI MAFIA A TARANTO –  Il triplice omicidio è avvenuto sulla statale jonica 106, che collega la città pugliese con Reggio Calabria, all’altezza dello svincolo per il comune di Palagiano. Non si conosce ancora il numero dei killer coinvolti nel commando. Come ha spiegato il Corsera, a tre chilometri dall’ingresso nel comune tarantino di Palagino, i killer hanno affiancato Orlando mentre si trovava nella sua Matiz rossa. Uno degli uomini che ha partecipato al commando ha poi crivellato la parte anteriore della macchina con quindici colpi, uccidendo non soltanto Orlando, ma anche la compagna e il bambino, che si trovava tra le braccia della madre. Secondo le prime ricostruzioni, forse la donna stava accompagnando Cosimo Orlando in carcere, dove lui era costretto a rientrare ogni sera, dato che stava ancora scontando una pena. Come ha ricordato la Stampa, molti anni fa, Orlando si rese protagonista di un duplice omicidio per una vicenda legata al traffico della droga, uccidendo due giovani di Castellaneta. Era rientrato in semilibertà.

DINAMICHE DA CHIARIRE – Repubblica ha chiarito come la dinamica sia ancora poco chiara, anche perché non ci sono testimoni, oltre agli altri due bambini riusciti a salvarsi:

«Sul sedile posteriore viaggiavano gli altri due bambini che sono rimasti illesi. I Carabinieri quando sono intervenuti pensavano a un incidente stradale, l’auto era appoggiata sul guard rail, i due ragazzini erano stesi sui sedili e non riuscivano a parlare. Immediatamente sono scattati i controlli nella zona alla ricerca del commando. Quasi certamente non ha sparato soltanto una persona ma non ci sono testimoni, a parte chiaramente i due bambini. Della dinamica però al momento si sa molto poco, non è ancora chiarissimo se hanno sparato dal lato del guidatore o da quello, come da un’analisi superficiale sembrerebbe, del passeggero»

Quel che è certo, invece, è che si tratti di un omicidio di mafia. Lo confermano diversi elementi, non soltanto il fatto che una delle vittime era un pregiudicato. Come ha svelato il quotidiano diretto da Ezio Mauro, la compagna di Cosimo Orlando era stata la moglie di Domenico Petruzzelli, il bambino morto suo figlio. Petruzzelli era stato a a sua volta ucciso a Palagiano tre anni fa, il 9 maggio del 2011, in un duplice omicidio per motivi di droga. In primo grado tre persone sono state condannate all’ergastolo: pochi giorni fa Corte di Assise di appello di Taranto ha depositato le motivazione di quello che era stato definito «un omicidio da reality», considerato come fu seguito in diretta dagli inquirenti che avevano posto alcune cimici nell’automoile di Petruzzelli. Le forze dell’ordine non riuscirono però a intervenire al momento dell’omicidio. Nel processo si era costituita come parte civile la stessa Carla Maria Fornari, che aveva seguito ogni udienza. Anche per il Corriere della Sera potrebbero esserci collegamenti tra l’omicidio di Petruzzelli e quello di ieri sera.

IL BAMBINO UCCISO E IL PRECEDENTE – Non è la prima volta che un omicidio di mafia costa la vita a un bambino così piccolo.  Il 19 gennaio, in Calabria, era stato Nicola Campolongo (tre anni) a finire vittima di un altro omicidio, mentre si trovava fra le braccia del nonno. Il cadavere del piccolo, colpito alla testa, fu poi ritrovato bruciato.

(Photocredit: La Repubblica)