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Detrazioni, i calcoli sugli 80 euro in busta paga

I calcoli sulle detrazioni e sugli 80 euro in busta paga da maggio che ha promesso il presidente del Consiglio Matteo Renzi dicono che a guadagnarci di più saranno i redditi più bassi. Mario Sensini sul Corriere della Sera spiega la differenza con il piano di Letta:

A differenza degli altri interventi di riduzione del cuneo fiscale, gli sgravi sul lavoro annunciati dal nuovo esecutivo di Matteo Renzi saranno infatti appannaggio esclusivamente dei meno abbienti: a beneficiare dell’operazione saranno solo i contribuenti che dichiarano fino a 25 mila euro di reddito lordo annuo. Chi guadagna di più, dunque, non avrà alcun vantaggio, mentre finora gli interventi di riduzione del cuneo fiscale, ultimo quello varato per il 2014 dal governo di Enrico Letta, avevano interessato anche i redditi superiori a 25 mila euro, sebbene con un’intensità decrescente, destinata ad annullarsi completamente una volta superata la soglia dei 55 mila euro lordi annui.

E in questo grafico analizza la differenza segnalando quanto si risparmia per i redditi al di sotto dei 25mila euro annui:

detrazioni busta paga 80 euroDETRAZIONI, GLI 80 EURO IN BUSTA PAGA – Il Corriere cita anche i calcoli della Cgia di Mestre sugli effetti maggiori per i redditi:

Se si considera chi ha un livello di reddito che va da 9 mila a 12 mila euro lordi all’anno il risparmio coinciderà con l’Irpef attualmente dovuta, poiché l’incremento della detrazione sarà superiore all’imposta. Con un reddito da 9 mila euro, l’Irpef lorda è di 2.070 euro, le detrazioni attuali sono pari a 1.835 euro, l’Irpef è 235 euro. Con l’aumento delle detrazioni a 3.320 euro, il minore esborso sarà di 382 euro, che di fatto annullano l’imposta (235 euro) e permettono di non versare le relative addizionali (147 euro).

Mentre il Cer ha calcolato l’impatto delle misure annunciate sul prodotto interno lordo e sulle sue voci:

GOVERNO

E Roberto Petrini su Repubblica segnala il costo complessivo dell’operazione:

L’intera operazione, se articolata secondo questi criteri, dovrebbe costare intorno ai 9 miliardi: la spesa maggiore sarebbe per la fascia più popolosa, cioè quella tra i 15 e i 20 mila euro lordi annui, ovvero 3,5 miliardi; e quella fino a 25 mila che costerà 2,1 miliardi. Resta aperto il problema degli “incapienti”, cioè i 3,9 milioni di lavoratori che arrivano a 8.000 euro lordi annui: molto poco e soprattutto “impermeabili” all’aumento delle detrazioni. Per questi lavoratori rimarrebbe a disposizione, sempre secondo le simulazioni, circa un miliardo che consentirebbe un bonus mensile di circa 20 euro netti, probabilmente erogato dall’Inps.


LE BUSTE PAGA E I SOLDI DEGLI ITALIANI
– La Stampa invece ha chiesto a un gruppo di analisti di confrontare l’effetto sui consumi degli italiani:

Il domandone da quiz non trova impreparati economisti e analisti all’indomani dell’annuncio del premier Matteo Renzi, che damaggio gli italiani con i redditi più bassi (sotto i 25mila euro l’anno) si troveranno in busta paga 80 euro in più al mese (mille euro netti l’anno). Al di là dei fini tele-propagandistici e dell’ovvio calcolo politico di presentare unamisura «di sinistra » proprio con l’avvicinarsi delle elezioni europee, l’opinione condivisa degli esperti, interpellati da La Stampa, è che ci saranno benefici concreti. Anche se li vedremo non prima di fine anno. Il Pil potrebbe aumentare inmedia dello 0,4% e dei 10miliardi del taglio dell’Irpef, la regina delle imposte sulle persone fisiche, almeno 5-6 miliardi verranno spesi dalle famiglie nei consumi. Il resto finirà «sotto il materasso» o sul conto in banca come risparmi.

E che cosa si acquisterà? Dice Stefania Tomasini, responsabile Prometeia di analisi e  previsioni per l’economia italiana:

«Èlogicopensare – osserva l’esperta di Prometeia – cheunafettadiquei5-6miliardi serviranno alle famiglie per le spese obbligate, cioè per l’affitto della casa e per le bollette di luce, gas e riscaldamento ».Una tipologia di spesa che, secondo l’Istat, ha rappresentato nel 2013 il 24%del totale della torta dei consumi italiani e che vale 228 miliardi su un totale che sfiora imillemiliardi. Poi toccherà alle spese per trasporti (12,4%del totale dei consumi) e soprattutto ai generi alimentari (14,5%). Secondo Grégoire Kaufman, direttore commerciale di Carrefour Italia, «nella grande distribuzione i clienti potrebbero aumentare un po’ le spese nell’abbigliamento, ma soprattutto nell’alimentare. In particolare nel pesce fresco, negli alcolici e negli snack dolci e salati ». Una sorpresa, sostengono Nomisma e Prometeia, potrebbe arrivare poi dai beni durevoli, in calo da molti anni. Una parte di questi soldi in più potrebbe essere usata dagli italiani per cambiare la lavatrice, il frigorifero o comprare a rate una moto o un’auto.