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I paesi dove conviene andare in vacanza

L’euro è una moneta sempre meno popolare in questi tempi. Ritenuta, più a torto che a ragione, la causa unica di tutti i nostri mali, la valuta unica è ormai diventata un totem contro cui tuonare ogni giorno. Ci sono però aspetti positivi legati all’euro e alla sua forza sui mercati valutari: in molti paesi, soprattutto negli emergenti colpiti dalla recente fuga dei capitali e conseguente svalutazione, è molto più conveniente fare le proprie vacanze.

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EURO FORTE – L’impopolarità dell’euro sarà uno dei fattori decisivi delle prossime elezioni europee. Dalla Grecia alla Germania, ogni paese o quasi, in crisi oppure ancora in salute, ha una formazione politica che fa della sua ragione di vita la lotta alla moneta unica. In Italia i no euro abbondano, visto che possiamo contare tra di loro forze assai diverse tra loro come la Lega Nord ed il MoVimento 5 Stelle. Uno dei motivi dell’ostilità alla moneta unica è anche il suo rafforzamento sui mercati valutari. Da alcune settimane l’euro è tornato ai suoi massimi storici, con un rapporto di 1,40 sul dollaro, la valuta di riferimento dell’economia internazionale. Un valore che molti osservatori ritengono eccessivo, visto che fa soffrire le aziende del Vecchio Continente, in particolare quelle specializzate in settori a basso o medio contenuto tecnologico, dove il costo del fattore lavoro è più rilevante nella concorrenza internazionale. C’è però una nota comunque positiva da cogliere in questa dinamica sui mercati: fare vacanza con l’euro forte è sempre più conveniente.

IN VACANZA CON L’EURO FORTE – Un’analisi del quotidiano tedesco Die Welt rimarca come il recente apprezzamento dell’euro rispetto alla maggior parte delle valute internazionali abbia reso sempre più favorevole la vacanza dei cittadini dell’unione monetaria. Una magra consolazione, dirà qualcuno, limitata a chi se lo può permettere, ma comunque un vantaggio portato dall’euro forte, che tanto angustia la parte dell’UE che più combatte con la crisi. La forza della valuta unica, scrive Die Welt, ha reso le vacanze in Turchia più convenienti del 31%, la percentuale di apprezzamento dell’euro nei confronti della lira registrata negli ultimi dodici mesi. Anche le vacanze in Australia, Brasile, Sudafrica e Tailandia sono diventate sensibilmente più economiche. Rispetto alla valute di queste nazioni l’euro si è rafforzato con una percentuale compresa tra il 14 ed il 27%.

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EURO E IL POTERE D’ACQUISTO – Il quotidiano tedesco fa un’analisi del potere d’acquisto di un euro «tedesco» rispetto alle rimanenti valute, basandosi sulle graduatorie compilate in base alla parità del potere d’acquisto delle monete, rese celebri dal Big Mac Index di The Economist. L’euro «tedesco» vale un po’ meno in Italia, visto che paga per 0,95. Questo permette di valutare quanto potere d’acquisto un singolo euro negli altri paesi internazionali. In Sudafrica per esempio il nostro euro vale 2,70 centesimi, molto di più rispetto all’anno scorso. Questo dipende dalle turbolenze dei mercati valutari, che hanno messo sotto pressione le monete dei paesi emergenti in questi mesi. L’eurozona è tornata ad essere un porto sicuro per molti fondi di investimento e per i grandi investitori, così che la moneta unica si è apprezzata su molte delle valute delle nazioni che più sono cresciute in questi anni. Così ora un euro ha un potere d’acquisto di quasi 1,50 in Turchia, uno dei paesi europei che più è cresciuto in questi anni, oppure superiore ai 2 euro in Russia come in Indonesia o Filippine. In Messico o in Tailandia un euro ha un potere d’acquisto di poco inferiore ai 2, assestandosi intorno a quota 1,80.

EURO FORTE E DEFLAZIONE – L’ampio surplus nella bilancia commerciale dell’eurozona sta rafforzando l’euro, e per vari osservatori la moneta unica salirà anche la soglia psicologica dell’1,40 sul dollaro. La moneta americana potrebbe beneficiare però della fine degli acquisti di bond della Federal Reserve, anche se al momento nel rapporto tra le due valute non si vedono svolte in questo senso. Die Welt rimarca però un pericolo legato al rafforzamento dell’euro. Dalla sua introduzione si è osservato come un apprezzamento dell’euro pari al 10% si è tradotto in una riduzione del tasso di inflazione dello 0,5%. Una dinamica che rappresenta un significativo pericolo in un contesto di deflazione o disinflazione in una parte significativa dell’eurozona. Ecco perchè, turisti a parte, una moneta unica così apprezzata regala più di una preoccupazione alla Bce. Nonostante la sua impopolarità e la crisi di alcuni dei suoi paesi membri, l’unione monetaria rimane un punto di riferimento per gli investitori internazionali. L’euro è rimasto piuttosto stabile praticamente per tutta la durata della crisi, andando verso quota 1,20 sul dollaro solo nei momenti più difficili della crisi greca nel successivo contagio da spread.