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Il grande ritorno delle ragazzine putt…

Come i cani assassini, le zanzare aggressive, i rom che rubano i bambini e via dicendo, è tornata di gran moda la discussione sulle ragazzine che fanno sesso, complice anche un’inchiesta di Beatrice Borromeo sul Fatto Quotidiano che ha dato il la al solito fiume inutile di inchiostro.

Fra chi l’ha semplicemente accusata di essere una scema, chi di aver generalizzato troppo (e comunque è tutta colpa dei vecchiacci bavosi) e chi invece ha detto variamente la sua, sentendosi “obbligato” dal fatto che lo facevano tutti, siamo tornati quindi a discutere della vivacità sessuale nelle nuove generazioni, come già era successo in occasione dell’emergenza “aiuto le ragazzine si mettono gli short”. Grandi momenti, eh?

Varie considerazioni a margine:

1) Torniamo a ripetere che questo tipo di considerazioni parte sempre dalla cultura di chi le fa. Secondo Edward Tylor la cultura è:

L’insieme complesso che include il sapere, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume, e ogni altra competenza e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società”.

La conclusione è quindi semplice: siete sicuri di avere la stessa cultura di chi criticate? E siete sicuri che la vostra cultura sia migliore? Andiamo avanti

2) Rispondere ai soloni che filosofeggiano sulla vita altrui filosofeggiando sulla vita altrui è logicamente incredibile, giacché il fondamento della critica mossa trova nella critica stessa la sua ragione di NON essere

3) Qualora comunque continuaste a considerare “disdicevole” quanto raccontato, domandatevi cosa avete fatto voi per migliorare la cultura di chi criticate e no, non va bene dire solo: “Ma io l’ho criticato su Facebook!”

4) L’ansia da soldi e di salita della piramide maslowiana che attanaglia i giovani d’oggi, unico dato – forse – intuibile dalla realtà, di chi è colpa? Forse di una comunicazione vittimistica e assurda che da anni appesta ogni media italiano. Sarebbe ora di farla finita con il terrorismo psicologico della miseria: non tanto perché non esite, ma perché raccontata così, come un infausto destino calato dall’alto, non solo è controproducente, ma è anche paracula. In altre parole, quello che alcuni definiscono “lo sfascio” della cultura giovanile trova la sua ragione d’essere nell’assoluta mancanza di fiducia nel futuro giustificata da anni di autoassoluzione “social” (e non social) per cui nulla possiamo fare per cambiare ciò che è. Falsissimo.

5) E basta a guardare il dito che indica la Luna e non la Luna stessa. Il nostro popolo ha un grosso problema di cultura che infincia qualsiasi soluzione tecnica e governativa  messa in atto per salvarlo. Possiamo anche inondare Facebook e Twitter di lamentele circa l’ingiustizia dell’esistenza, ma state sicuri che questo cambierà poco, fino a quando non ci sarà la consapevolezza che il destino di uno Stato è prima nelle mani di chi lo vive, e poi in quelle di chi lo gestisce. Sorry.