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Così Matteo Renzi ti taglia le tasse sulla busta paga mercoledì

Matteo Renzi ha promesso a Che tempo che fa il taglio delle tasse sul lavoro per il consiglio dei ministri di mercoledì prossimo. Il grosso degli sgravi riguarderà l’Irpef (su 10 miliardi potrebbero essere 7 mentre 3 andrebbero al taglio dell’Irap) e quindi sarà concentrato nella busta paga. A beneficiarne sarebbero in particolare i redditi fino a 1.500 euro al mese, secondo quanto traspare dalle indiscrezioni dei fedelissimi. Lo schema di Repubblica sul taglio delle tasse in busta paga:

matteo renzi taglia tasse mercoledì

MATTEO RENZI E IL TAGLIO DELLE TASSE IN BUSTA PAGA – La partita però sembra complicarsi. In primo luogo per l’opposizione della Cgil, che ha deciso di farsi sentire con il governo anche per fermare l’asse tra Renzi e Landini, tanto reale che ieri ha visto l’ex sindaco elogiare pubblicamente l’ex Fiom. E infatti il Corriere della Sera annuncia lo sciopero alle porte:

Ma torniamo al derby Irap-Irpef. «Le imprese ed i lavoratori sono sulla stessa barca. Ma concentrarsi sull’Irpef aiuta i consumi e quindi le imprese», insiste il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. È però la Cgil a sferrare l’attacco più duro dichiarandosi pronta alla mobilitazione se il governo non adotterà misure incisive su fisco e lavoro. «Nel caso in cui le richieste avanzate dal sindacato non saranno accolte e si andrà in direzione contraria, siamo pronti alla mobilitazione», dice la leader della Cgil, Susanna Camusso.

Matteo Renzi e il taglio delle tasse di mercoledì: le infografiche

Non è escluso che il percorso possa arrivare anche allo sciopero:

In sostanza la Cgil chiede di destinare tutte le risorse previste per il taglio del cuneo fiscale al lavoro attraverso l’aumento delle detrazioni sul lavoro dipendente e non con il taglio delle aliquote Irpef che favorirebbe, dice il sindacato, anche gli evasori fiscali. Evasori di cui la Banca d’Italia ha tracciato un identikit limitatamente all’Irpef: uomo, under 44, del Centro Italia, generalmente vive di rendita o è lavoratore autonomo-imprenditore e, in media, sottrae al fisco un imponibile di 2.093 euro.

La differenza tra i due tagli c’è, e il governo la conosce benissimo. Un intervento totalmente indirizzato dal governo verso il taglio dell’Irap sulle imprese provocherà un incremento aggiuntivo del Pil dello 0,4 per cento a partire già da quest’anno. Un intervento di 10 miliardi, totalmente sull’Irpef, darebbe 80 euro netti al mese in busta paga (900-1000 annui) per gli stipendi sotto i 25 mila euro lordi annui. L’effetto sul Pil arriverebbe allo 0,8%.

IRPEF O IRAP, IL DILEMMA DELLE TASSE – Stando così le cose, la situazione per il governo si fa più difficile. E l’esecutivo potrebbe prestare il fianco alle critiche, come racconta Repubblica:

Ma c’è di più: fino al 2012, spiegano i dati Istat, la gente in qualche modo intaccava i risparmi in banca pur di mantenere sostanzialmente inalterato il livello necessario dei consumi. Dal 2013 la situazione è cambiata in negativo: anche i risparmi sono al lumicino e la gente rinuncia tout court agli acquisti. Leggi: recessione e deflazione. La situazione, spiegano altri rapporti circolati in questi giorni, è dunque adatta per una iniezione di liquidità che si tradurrebbe immediatamente in nuove spese necessarie per la sopravvivenza delle famiglie. Gli esperti calcolano che su una ipotesi di 10 miliardi, circa 9 andrebbero direttamente in consumi per mano di circa 12 milioni di lavoratori che tornerebbero a far la fila alle casse dei supermercati: l’aumento aggiuntivo del Pil è calcolato nello 0,8 per cento fin dal 2014.

Un effetto non trascurabile, dato che siamo allo 0,6 (la metà dell’Europa) senza trascurare il vantaggio per deficit e debito:

Resta importante tuttavia che – come osserva la Cgil – il taglio dell’Irpef non impatti semplicemente sulle aliquote (che avvantaggerebbero anche lavoratori autonomi, tutte le fasce di reddito più alte che pagano le tasse per scaglioni oltre agli evasori) ma intervenga direttamente sulle detrazioni dei lavoratori dipendenti. L’altra questione, emersa nelle ultime ore, riguarda i 4 milioni di italiani che hanno un reddito così basso da non avere la capienza fiscale (sotto gli 8.000 euro lordi annui) per beneficiare del taglio del «cuneo »: qui il passaggio dovrebbe avvenire attraverso un aumento di assegni familiari attraverso l’Inps.

Attendiamo il mercoledì da leone per sapere come finirà la storia.